In Germania stanno nascendo gli allenatori del futuro

In Germania stanno nascendo gli allenatori del futuro

In Bundesliga già a 30 anni: così la Germania ha rispolverato le sue vecchie panchine e ha lanciato le idee del futuro. Matematica e psicologia al primo posto.

Da diversi anni l’Italia vanta una delle migliori scuole di allenatori al mondo, tanto che sempre più spesso i nostri profili migliori sono migrati all’estero nei Top Club europei (da Ancelotti a Capello fino ad arrivare a Conte, Ranieri e tanti altri). Questo è sempre accaduto – o almeno così ci siamo abituati a dire – in virtù del fatto che qui da noi si fa tanta più attenzione alla tattica, soprattutto difensiva, rispetto ad altri campionati.
Da diversi anni, però, la Germania sta cercando di invertire questa tendenza, producendo un vivaio di allenatori giovani e forti che ha svecchiato l’età dei suoi allenatori, eliminando quasi del tutto la figura del sergente di ferro con i capelli bianchi, poco incline agli studi tattici, e più indirizzato verso la disciplina di calciatori molto cattivi che della disciplina non sapevano che farsene. In pieno spirito tedesco.
Da qualche anno, invece, la Germania sta plasmando un altro tipo di idea e si può ben dire che il Borussia Dortmund abbia seminato con Jurgen Klopp una mentalità che sta fiorendo piano piano con risultati soddisfacenti a livello nazionale.
I casi più eclatanti, soprattutto anagraficamente, sono quelli di Julian Nagelsmann (diventato allenatore dell’Hoffenheim a 28 anni) e di Domenico Tedesco (31 anni, guida lo Schalke 04), giovanissimi promettenti che hanno avuto un impatto entusiasmante con il grande calcio della Bundesliga.

Come si arriva a questo svecchiamento 

Da un certo punto di vista, tutto nasce dalle figure barbine che la Germania ha fatto a Euro 2000 e a Euro 2004 e al termine del  Mondiale organizzato in casa propria. Di lì in poi i tedeschi hanno avviato un processo di ricerca scientifica attorno al pallone, frutto di un cospicuo investimento economico e di un’invasione di talenti emigrati di seconda generazione che hanno fatto comodo ad una Germania che negli anni si è fatta sempre più multietnica.
A livello tecnico, però, le cose sono cambiate anche nei modi di ragionare in panchina degli allenatori che hanno sperimentato tecniche sempre più varie e Low e Klopp sono i primi profili moderni che la Germania ha conosciuto.
Volendo restare in tema Borussia Dortmund, l’uomo che ha sostituito Klopp – uno che meriterebbe un capitolo a parte della storia – è Tomas Tuchel, arrivato in giallonero dopo stagioni in cui aveva riportato il Mainz da ultima della classe a squadra europea e soprattutto al termine di un anno sabbatico che ha utilizzato per aggiornare il suo metodo scientifico.
Il metodo scientifico è il metodo che la nuova leva di allenatori tedeschi ha utilizzato per creare un minimo denominatore comune e si può dire che Tuchel sia stato uno dei precursori più compulsivi.
Si è preso un anno per studiare scientificamente il cervello umano, le capacità di apprendimento dei calciatori e l’aspetto nutrizionale (cosa che alla fine gli creerà qualche dissidio con i suoi ragazzi pre-esonero). In questi 365 giorni Tuchel ha incontrato matematici, si è seduto al tavolo con loro e ha parlato con gente che non aveva la minima idea di come si allenasse una squadra, ma che sarebbe stata in grado di predire dei risultati e indicare calcoli probabilistici sulle zone di campo in cui un calciatore avrebbe potuto segnare.

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Un esempio pratico di un gol maturato dal 3-1-2-4 predisposto da Tuchel: il centrocampista Weigl è il perno centrale da cui transitano tutte le azioni.

Arrivato al Dortmund, ha deciso di adottare metodi tutti suoi: ha cancellato gli angoli dai campi di allenamento e ha trasformato il rettangolo verde in un terreno di gioco romboidale. Le teorie sono state tutte azzeccate, e il Dortmund ha iniziato bene la stagione con lui alla guida. In cosa è stato peccaminoso Tuchel? Nel carattere. La sua inflessibilità e le sue manie compulsive dettate da regole scientifiche che aveva fissato in seguito ai suoi studi hanno presto spezzato il filo che lo univa alla squadra.
La testimonianza deriva dal nuovo allenatore, Peter Bosz, che quando ha concesso ai suoi ragazzi di mangiare gli hamburger ha riscosso gran successo nello spogliatoio con tanto di foto-social e di senso della liberazione evidenziato dai calciatori, stanchi delle diete vegane imposte da Tuchel.

Le idee dei giovani: Julian Nagelsmann

Tuchel, dunque, è semplicemente un mattoncino incastrato nel muro dei nuovi allenatori che è servito in un certo senso a permettere l’avanzamento dei nuovi. Nagelsmann e Tedesco hanno fatto il corso da tecnici insieme, hanno storie e idee diverse, ma una comune ambizione che li ha portati a reggere caratterialmente situazioni tutt’altro che semplici.

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Il primo a fare storia è Nagelsmann, che nonostante sia più piccolo di Tedesco, è il primo a trovare panchina. Inizia a 28 anni, subentrando a Stevens (tecnico dell’Hoffenheim) che ha lasciato per problemi di cuore. Già si intravedevano nelle giovanili le sue capacità, tanto da attirare gli occhi di Guardiola che lo avrebbe voluto nelle giovanili del Bayern Monaco, e lo stesso Tuchel ha speso parole d’elogio per la scelta dell’allenatore. Come se avesse capito chi doveva raccogliere le sue basi.
L’approccio scientifico di Nagelsmann è un approccio di tipo psicologico, e non di tipo numerico: non crede ai numeri, crede alla tattica fino a un certo punto e cerca di venire incontro alla casualità del gioco.
In parole povere: crede che la tattica conti solo il 30% (e che i moduli siano irrilevanti) e le relazioni sociali al 70%. Dice che instaurare dei rapporti con i calciatori serve a creare dei canali motivazionali e a tirare il meglio dai suoi calciatori. Per migliorare questo aspetto psicologico, Nagelsmann – che è un vero nerd – si è fatto creare un laboratorio enorme nei pressi dello stadio, dove ha creato tra le altre cose un’applicazione che fa da confessionale del Grande Fratello. Ogni mattina i giocatori rispondono a delle domande e da queste risposte lui cerca di capire lo stato psicologico di un calciatore e di conseguenza decide se un ragazzo deve giocare o meno.
A livello tattico uno dei suoi pensieri più riconosciuti riguarda il tentativo di sbarrare le linee di passaggio in seguito ai contrasti in mezzo al campo. Questo perché i contrasti creano casualità al gioco e Nagelsmann – e qui rientra l’approccio scientifico – cerca di evitare il più possibile la causalità nel gioco.


Le teorie di Nagelsmann hanno funzionato: ha salvato un Hoffenheim disastrato al suo arrivo (ora sono in Europa League) e quando ha potuto fare la sua prima preparazione estiva, ha tenuto la sua squadra imbattuta per un girone intero. La volta in cui più ha rischiato di perdere l’imbattibilità perdeva 3-0 dopo 27 minuti e 4-1 alla fine del primo tempo. Inutile sottolineare che, dopo i cambi nel secondo tempo, l’Hoffenheim ha pareggiato 4-4, sfiorando anche il clamoroso sorpasso.

Italo Tedesco 

Domenico Tedesco nasce in Calabria e a due anni emigra in Germania, in una cittadina vicino Stoccarda. A 14 anni scriveva come redattore presso una testata locale sportiva e con il tempo ha iniziato, pur senza mai giocare a pallone, ad allenare i settori giovanili di Stoccarda e Hoffenheim. Il suo mestiere da allenatore era solo un diversivo per staccare dalla vita quotidiana di ingegnere – e qui ritornano le geometrie di Tuchel -, ma per altri non poteva essere solo un diversivo un allenatore che nell’Under 17 aveva la media punti di 2.06 a partita. Così l’Aue (seconda serie tedesca) lo chiama per risollevare una situazione semi-critica (-5 dalla salvezza a undici giornate dalla fine) e lui in quattro partite fa subito dieci punti e porta ad una salvezza tranquilla la squadra.
Tedesco viene notato subito dagli alti piani della Bundesliga e così il presidente dello Schalke 04, che è l’equivalente di Zamparini in Germania, lo chiama per cercare di modificare annate deludenti. Il suo inizio, per ora, è pieno di personalità: ha tolto la fascia ad Howedes appena arrivato per responsabilizzare la squadra, parla più lingue e dunque comunica con ogni calciatore in modo diverso.

Domenico Tedesco nel dopo-partita di una gara vinta 2-0.

In campo sta facendo piuttosto bene (per ora è sesto, attaccato al gruppo di testa) e a livello mediatico si sta producendo in uscite piuttosto particolari. Un esempio? Il suo predecessore ha detto di aver preso una casa lì per un solo anno, vista la fama di mangia-allenatori del suo presidente, ed effettivamente è stato piuttosto bravo a prevedere il futuro. Tedesco ha risposto di aver preso casa per più di un anno e di trovarsi in un appartamento piuttosto carino. Speriamo per lui che non abbia le doti previdenti del precedente tecnico.

Con la collaborazione di Marco Fornaro

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