Italia – Germania: the day after

Italia – Germania: the day after

I tedeschi battono la Nazionale italiana dopo più di 20 anni. Gli azzurri di Antonio Conte adesso non possono fare altro che leccarsi le ferite in vista dell’Europeo.

Italia-Germania non è un’amichevole, non la è mai stata e mai la sarà. Forse però, almeno per una volta, sarebbe stato meglio il contrario. Perché al risultato di un’amichevole si guarda con occhi diversi: una vittoria non è veramente una vittoria ed una sconfitta non è così amara come sembra. Le quattro pere portate a casa ieri però sono reali, dannatamente reali. Tanto che i dubbi sulla tenuta della nazionale all’imminente europeo sono sempre più forti ed i gufi hanno già previsto un girone infernale con zero vittorie, pochi gol fatti ed almeno una decina di reti subite.

Da “bravo, bravo” a “siamo già sulle gambe” nel giro di una ventina di minuti con gli attaccanti tedeschi che parevano quasi giocatori buggati di FIFA da come si facevano beffe della retroguardia azzurra. Nello sfacelo generale però si nascondeva una nota lieta, un pensiero tanto fugace quanto assurdo. Se un ragazzino delle elementari aveva coniato il termine “petaloso” per descrivere un fiore ricco di petali la visione del centrocampo italiano non poteva che stimolare la grammatica creativa del calciofilo italiano sempre pronto a lanciare nuovi insulti verso l’arbitro, le convocazioni e lo schema di gioco della nazionale.

Thiago Motta e Montolivo fianco a fianco in cabina di regia avrebbero potuto aprire un buco nero tale da far ripiombare la nazionale italiana ad USA ’94. Fortunatamente di sconvolgimenti temporali non se ne sono verificati ma, al contempo, l’estrema lentezza della manovra azzurra ha spinto alla nascita di un nuovo sinonimo di “lento”. Una nuova parola da spendere nei temi quando “indolente” non basta e “pigro” è fuori luogo. Semplicemente “mottoso”, in onore di Thiago Motta. Un termine che già ad un primo sguardo suscita lentezza ed indolenza richiamando il concetto di mota, quel terreno morbido ed impregnato d’acqua dove il pallone fatica a scorrere e i tacchetti sprofondano. La stessa mota che si lava via con la canna dell’acqua al termine dell’allenamento.

“Mottoso” può essere inoltre utilizzato come contrario di “arioso”. Per indicare gli antipodi di un gioco di prima, con passaggi corti e precisi. L’anti tiki-taka in soldoni. Potrebbe quindi essere un lemma perfetto davanti a quelle partite fatte di lanci lunghi dalla difesa verso l’attaccante già anticipato prima di aver anche solo lontanamente pensato di stoppare il pallone di petto.

Ogni aggettivo naturalmente deve poter disporre di un superlativo assoluto: mottosissimo suona decisamente male. Perché non utilizzare allora “Montolivissimo” per descrivere una situazione di lentezza ancora più accentuata? Di certo l’Accademia della Crusca non potrà dire di no.

Articolo di: Nicolò Premoli

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