La domenica pomeriggio al campo del paese

La domenica pomeriggio al campo del paese

«Oh, oggi che si fa?»

«Andiamo a vedere qualche partita dai»

«Guarda che c’è la sosta nazionali…»

«Vero, non mi ricordavo»Dopo un paio di partite la serie A è già tornata in vacanza. Nemmeno il tempo di iniziare che è già ora di fermarsi. Lasciando il vuoto nella domenica. C’è la serie B, vero, verissimo. E pure la Leotta – che renderebbe probabilmente interessante anche la serie C greca – a commentarla. Ma SKY, nonostante mirabolanti offerte e telefonate nel cuore della cena, in casa vostra – la tua e quella dell’amico – proprio non vuole saperne di entrare. Ci sarebbero pure Moto GP e Formula 1 ma l’aria fuori è ancora calda: l’estate starà pure finendo ma ha ancora qualcosa da dire.

«Sai che gioca il Raffo?»

«Dai allora andiamolo a vedere che magari c’è un po’ di gnocca in giro»

«Passo io o passi te?»

La serie A sarà pure ferma, la serie B “fuori portata”. Ma in questa prima domenica di settembre si gioca. Si gioca proprio nel campo del quartiere. C’è la partita di Coppa. La Coppa dei dilettanti. Non sarà certo una partita di cartello, anzi. Ma la voglia di pallone dopo il lungo giugno degli Europei, i colpi di mercato tra luglio e agosto, è alle stelle. Si arriva al campo, si prova a far finta di essere il figlio del custode per non pagare. Ci si siede sulla gradinata di cemento con un occhio al campo. E due verso quelle due ragazze che chissà quale forza avrà condotto lì. Saranno fidanzate? Ovvio.

«Ma dov’è il Raffo?»

«In panchina»

Non poteva essere altrimenti. Dei primi allenamenti dopo le vacanze il Raffo ne ha fatto giusto uno, quasi per caso. Il ritmo mojito è ancora al massimo, quello partita decisamente no. A leggere l’unica distinta che sta facendo tutto il giro del campo viene da sorridere. Ci sono giusto dodici, tredici giocatori. Con il secondo portiere rientrato magari soltanto la sera prima.

«Mi dà un Estathé per favore»

«Non mi sono ancora arrivati»

«Ah, allora prendo una birra, grazie»

Non è ancora il momento per le felpe con il cappuccio. Quelle con il nome della squadra stampigliato davanti e quei colori che, per chi li indossa, non sbiadiscono mai. Era la buona occasione per smaltire la birra della grigliata della sera prima ma di Estathè nemmeno l’ombra. Un’altra chiara a referto, mentre si guarda il campo tra le maglie della recinzione. La prima domenica di settembre. Chissà quante ne passeranno prima di arrivare, ancora una volta, a maggio.

Articolo di: Nicolò Premoli

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