Le frasi tipiche del calcetto (quello degli scarsi…)

Le frasi tipiche del calcetto (quello degli scarsi…)

Eravamo sei amici al pub. Ne mancavano altri due impegnati con la morosa. Tanto bastava per fare pensieri di gloria soprattutto dopo che la seconda media era scivolata via leggera dopo la pizza tonno e (doppia) cipolla. Il numero era quello giusto, il venerdì il giorno scelto per tentare l’avventura. La prima squadra di calcetto non si scorda mai come non si scordano mai quelle frasi pronunciate mentre si iniziano a fare i conti per le magliette o si fa la conta di qualche zio che può contribuire come sponsor. Ecco quelle proferite proprio quella sera con un Montenegro di rinforzo o magari nel bel mezzo del campionato.

«DAI, FACCIO IO IL PORTIERE» – In una squadra scarsa spesso non ci sono ruoli definiti. Magari c’è qualcuno che ha giocato a calcio, quando però le Total 90 si mettevano anche per andare a scuola. E si parlava ancora del ruolo del libero. Chi si offre di fare il portiere spesso non sa quale sacrificio sta compiendo, non sa quante volte dovrà vedere gli avversari esultare. Un martire moderno, il primo eroe della squadra. Da Medaglia al Valore se termina il campionato ancora tra i pali.

«LO FACCIAMO PER DIVERTIRCI» – Dopotutto è la prima esperienza nel CSI. Lo si fa per occupare una serata e far finta di fare uno sport. Una frase che dovrebbe essere scolpita sulla pietra ma che resiste due minuti. Esattamente il tempo di subire il primo gol del campionato. Nessuno gioca per divertirsi a calcetto. Nessuno. Inutile farsi strane illusioni solo perché è soltanto il primo anno in cui si gioca in modo semi-serio.

«POSSIAMO FARCELA» – Il calendario di una squadra scarsa è sempre in salita. Indipendentemente dalla prospettiva in cui lo si guardi. E magari l’esordio arriva proprio contro i campioni dell’anno precedente. Che per qualche incredibile congiunzione astrale subiscono un gol del tutto casuale in avvio. Il morale della squadra improvvisamente passa da “profondo cagotto” a “gol in una finale di Champions”. Salvo poi tornare a terra quando la partita finisce 17-1.

«MA SE CHIAMASSIMO…» – Aggiungete il nome di uno “buono” a caso. Quando si fa la conta e si nota che non ci sono piedi buoni si punta all’innesto di quell’amico che a calcio sa giocare. Ma che non vedete da almeno un paio d’anni. Contattare quello “buono” può certo dare una marcia in più alla formazione ma vedere aumentati anche i malumori per stop sbagliati, lanci tutt’altro che al bacio. Non può che finire con un sonoro «No, io non vengo più, fate pietà».

«ALMENO IN COPPA FACCIAMO BELLA FIGURA» – La Coppa nei tornei di calcetto è forse quanto di più fastidioso possa esserci. Partite a metà settimana in campi mai visti prima d’ora. Può però rappresentare il momento di riscatto per la squadra scarsa che, “almeno in Coppa”, si impone di giocare calcio Champagne e portare a casa una vittoria. Che arriva per rinuncia degli avversari naturalmente.

«SECONDO ME QUESTA LA PAREGGIAMO» – Quando alla decima partita la voce punti fatti è ancora ferma a zero anche un semplice punto può bastare per rilanciare le ambizioni di una (improbabile) risalita. L’avversaria magari non è irresistibile oppure gioca in inferiorità numerica causa influenza a tappeto. Ecco allora che quel 3-3 finale strappato con le unghie e con qualche botta di culo assortita rappresenta uno dei punti più alti della stagione. Ed al contempo una scarica di depressione ai giocatori avversari.

Articolo di: Nicolò Premoli

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