BOMBER NEWS – Le manie omicide di Diego Costa

BOMBER NEWS – Le manie omicide di Diego Costa

Diego Costa nasce in Brasile nel 1988 ma nel corso della sua carriera prende una strana decisione: vestire la maglia della nazionale iberica al posto di quella verdeoro. Sarebbe sufficiente questo episodio per porsi delle domande sulla salute mentale del ragazzo, ma nel suo paese d’origine hanno optato per un’altra azione più immediata ed efficace: caricarlo con vagonate di insulti.

Il giocatore del Chelsea e della Spagna ha praticamente vinto tutto nella sua carriera, sia a livello di club che di nazionale; ma dietro l’attaccante implacabile si nasconde un uomo pieno di disturbi mentali.
Diego Costa: l’unico giocatore a dimostrare 45 anni da quando ne aveva 15.
“Quando ero piccolo giocavo a calcio per strada. Insultavo tutti, non rispettavo nessuno, pensavo che avrei dovuto uccidere tutti”. Così, mentre Icardi da giovane truccava i motorini e Cassano mangiava, Diego Costa teneva a bada (non so fino a che punto) le sue manie omicide.
La sua biografia, dal titolo “The Art of War”, è piena di episodi singolari.
Innanzitutto il nome dell’opera: “Quando arrivò al Chelsea non conosceva bene l’inglese, ma Oscar gli insegnò un paio di frasi. Così si presentò allo spogliatoio dicendo a John Terry: ‘Io vado in guerra e tu vieni con noi’.” Ancora: quando giocava ancora con l’Atletico e provocò una ferita a Welington (con 6 punti di sutura): “Non sono un pugile, non ho bisogno di picchiare gli altri per giocare bene. Welington sì e questo mi dà fastidio: è una femminuccia, avrebbe dovuto giocare a pallavolo, non a calcio”.
L’episodio più triste raccontato nel libro risale al suo periodo a Madrid: “È incredibile, non posso credere di aver ucciso il mio cane. Era uscito per salutarmi, non l’ho visto e l’ho schiacciato con l’auto”, svela il giocatore. Paulo Assunçao, suo ex compagno di squadra, racconta che “rimase depresso per un mese”.
La puntualità agli allenamenti era un’eccezione. Menendez, suo allenatore al Celta, spiega come era Diego Costa nel 2007: “Era sincero: quando arrivava tardi all’allenamento, non mi raccontava puttanate del tipo ‘Non è suonata la sveglia’, diceva che aveva giocato tutta la notte alla play”. In realtà pare che giocasse anche ad altro: “Non si allenava abbastanza, così organizzava delle partite di notte sui campetti dell’università con gli amici”.
Cosa manca in questo cocktail micidiale di allenamenti disertati ed istinti omicidi Ovviamente le bomberine.
Siamo nel 2008, ai tempi in cui militava nell’Alcabete: “Stava guardando un film porno a casa sua insieme agli amici, il volume era alto, così una vicina suonò alla porta e lui le disse: ‘Signora? Che problema c’è? Non le piace fare l’amore?’ “.
Niente di straordinario, direte voi: le notti di Ronaldone completamente allo sbando in compagnia di donne dalla dubbia sessualità sono lontane anni luce. Una volta in vena di scherzoni decide di prendere di mira un compagno, l’ex interista Maniche: “Mise una bottiglia d’acqua su un giornale aperto su una pagina con una modella con il seno in vista. Chiamò Maniche e gli disse che se avesse guardato attraverso la bottiglia, avrebbe visto una donna nuda. Poi schiacciò la bottiglia e lui rimase completamente bagnato. Così gli disse: ‘Come vuoi che la donna si tolga i vestiti se continui a guardarla?'”. Domanda più che legittima.
Vi vogliamo lasciare con questo interrogativo, certi che i vostri numerosi studi nel settore ci forniranno nei commenti le risposte che stiamo cercando.

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