La Nazionale con il cuore da Bomber

La Nazionale con il cuore da Bomber

L’altro giorno nella posta di Facebook ho trovato un messaggio di Arturo, un nostro seguace. Tra i tanti messaggi che ogni giorno scrivete e ai quali purtroppo non rispondiamo sempre perchè vorremmo avere una vita sociale anche noi (ma proprio per questo vi vogliamo bene), ho aperto proprio il suo. Oltre al messaggio, Arturo allegava una suo foto che lo immortalava durante un’azione di gioco come tante mentre, con indosso la maglia della nostra Nazionale, tentava di controllare un pallone. La maglia della Nazionale non era nè di Baggio nè tantomeno di soldatino Di Livio, bensì la sua. Il nostro amico Arturo fa parte della Nazionale italiana amputati.

Mariani, Genta, Starvaggi, Padoan,Leone, Capasso, Sodero, Iudica, Tondi, La Manna, Zavatti, Bostan: sono solo alcuni cognomi che forse non riempiranno gli stadi, ma sicuramente dimostrano una voglia di vivere e di mettersi in gioco che riempie i nostri cuori.

Capitan Messori (16 anni) racconta come è nato il progetto: “Tutto è iniziato nel 2012 quando ho creato un gruppo su Facebook. Abbiamo iniziato a ritrovarci, poi ad allenarci insieme. Quindi, il grande passo: la Nazionale. Ci siamo ritrovati per la prima volta ad Assisi, grazie al Centro Sportivo Italiano. Non ci sembrava vero”. Il più piccolo, Lorenzo “Lollo” Marcantognini, ha solo 11 anni: è nato senza tibia, all’età di quattro anni, gli è stato amputato l’arto sinistro sotto consiglio dell’ortopedico.  Uno dei veterani invece, è Gianni Sasso: ha il vizio del gol e una passione per il triathlon. “L’importante è non arrendersi, mai”.

“Ci alleniamo ognuno per conto suo – racconta Gianni Sasso – chiedendo ospitalità alle squadre dei rispettivi paesi di residenza. Poi, ci incontriamo per stage e ritiri, ma anche per fare gruppo e confrontarci su sistemi e metodi.”

Sotto la guida di Mister Renzo Vergani, i ragazzi formano un gruppo compatto e unito da far invidia alle grandi nazionali normodotate.

Il portiere, Daniel Priami, è una “saracinesca” con un braccio solo. A causarne l’amputazione è stato uno scontro con un attaccante avversario durante una partita: l’impatto portò alla frattura del braccio, poi al ricovero all’ospedale di Cecina e, successivamente, in quello di Livorno, dove fu decisa l’amputazione.

L’Italia degli amputati ha disputato in Polonia il suo primo torneo internazionale. Ha chiuso al quarto posto. “Ci siamo confrontati con alcune tra le nazionali più forti al mondo, come la Turchia” spiega Gianni Sasso. “Lì, il movimento del calcio per amputati dà vita a due leghe, una di A e una di B, con circa 300 giocatori. E’ uno sport vero: sono fortissimi”.

amputati-kSpC-U10407314334039HG-640x360@LaStampa.it

Prima gli Europei, poi i Mondiali, raccontati così da Arturo Mariani, autore del libro “Nato così”: “Pensare di arrivare a giocare il torneo più importante al mondo, in Messico, in uno stadio con migliaia di tifosi, di essere sommerso dal pubblico che chiede autografi e foto…è qualcosa di emozionante. Ancora di piu se a sognare e vivere tutto ciò, è un ragazzo “diverso” come me, nato senza una gamba. Eravamo nel girone con il Messico, e la partita d apertura era la nostra con i padroni di casa. 10000 spettatori e adrenalina infinita, abbiamo vinto 2-0 con la sorpresa di tutti! Felicità e gioia unica. Alla fine passiamo il turno primi. E agli ottavi incontriamo Haiti. Perdevamo fino all ultimo minuto quando salgo dalla difesa per gli ultimi attacchi disperati, mi arriva una palla in area e la metto dentro! Dopo una partita perfetta anche il gol, lo ricodero’ per sempre, fu un momento estremo. Pareggio allo scadere e tempi supplementari. Arriviamo ai rigori, e come tradizione non ci portano fortuna. Usciamo e ci classifichiamo noni nel ranking mondiale. Risultato ottimo vista la poca esperienza in campo internazionale”.

Il libro di Arturo racconta la nascita della Nazionale ma anche “in modo introspettivo quella che è una realtà fuori dal comune, con la gioia e la volontà di superare ogni limite sempre, e non arrendersi mai di fronte a niente!”

Talento, passione, voglia di mettersi in gioco e botte da orbi: c’è tutto per riconoscere ufficialmente questo sport ed inserirlo nell’elenco delle discipline paraolimpiche.
In campo, si scende in sette: due tempi da venticinque minuti. “Non è stato semplice comprendere i sistemi di allenamento più efficaci, che non creino agli atleti ulteriori danni fisici” spiega il commissario tecnico Vergnani.

“Sentire le note di Mameli portando la mano al petto è stata una cosa nuova. – confida Zavatti – Lo avevo sempre cantato a casa, guardando le partite dell’altra Nazionale, quella vera”.

A pensarci bene, ritengo non ci sia niente di più vero di questa Nazionale. Un gruppo guidato dalla passione sfrenata per il pallone e dalla voglia matta di dimostrare di essere i migliori. Un gruppo che pratica il lato genuino dello sport, lontano dalle dicerie e dalle malelingue che troppo spesso fanno da contorno al nostro calcio. Un gruppo che dà prova di essere in grado di superare ostacoli più grandi dei loro avversari. Un gruppo di ragazzi che ci dimostra che tutti questi ostacoli di cui tutti parlano, in fondo, sono visti solo da noi.

Continuate così bomberoni! Fateci urlare “Campioni del Mondo!”

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy