Mister Oba Oba Martins

Mister Oba Oba Martins

E’ il 19 marzo 2003 e L’Inter si appresta ad affrontare in Germania il Bayer Leverkusen. I tedeschi sono già eliminati dalla competizione e una vittoria dei nerazzurri darebbe alla squadra di Moratti la certezza di approdare ai quarti di Champions.

Il reparto offensivo di Cuper è un’ecatombe: Ventola e Kallon infortunati, Vieri e Recoba squalificati e Gabriel Omar Batistuta inutilizzabile. L’attacco titolare in Germania è composto da Domenico Morfeo dietro l’unica punta Obafemi Akinwunmi Martins, detto Oba Oba.

Il Bayer Leverkusen ha la testa altrove: deve pensare a salvarsi in Bundesliga e l’ultima cosa che ha voglia di fare è correre dietro ad un ragazzino di colore indemoniato. L’inerzia del match è per forza di cose a favore dei nerazzurri, che nell’esplosività del giovane Martins trovano una risorsa di cui fare tesoro, risorsa tanto potente quanto inaspettata.

Per gli amanti delle statistiche quell’incontro sarà ricordato anche per un altro motivo: è infatti una delle poche presenze di Francesco Coco con la maglia dell’ F. C. Internazionale. “Incredibile! Proprio lui!!”, è quello che mi viene da pensare. Ma questa è un’altra storia.

Passano i minuti e Martins entra sempre di più nel vivo dell’azione. Il nigeriano corre come un dannato e l’odore della prima marcatura in Europa è sempre più forte. Ha bisogno addirittura di 3 tentativi prima di poter esultare, ma alla quarta occasione può finalmente esplodere di gioia.  Minuto 36: Conceicao recupera una sfera che sembra persa e l’africano fredda il portiere Butt con un sinistro di chirurgica precisione.

L’esultanza è una di quelle più spettacolari mai viste sui campi da gioco: una serie di funambolici salti mortali per esprimere una gioia che forse spiegata a parole non avrebbe reso l’idea. Un gesto che raccoglie istintività, forza atletica e anche un pizzico di quella infantilità che ti fanno voler subito bene a quel giovane ragazzino dalle belle speranze.

Serie A - Inter v Fiorentina

Scoperto dal fratello di Sunday Oliseh (ex Reggiana) nella sua terra natale, la Nigeria, Martins fu adocchiato dai dirigenti dell’Inter che lo portarono ad Appiano Gentile per la cifra di 500.000 mila euro. Con la primavera vinse uno scudetto e l’ambito torneo di Viareggio, prima di esordire in serie A e di realizzare il suo primo gol contro l’Atalanta nel 2002. Idolo dei tifosi nerazzurri, aveva nell’esplosività e nella sua progressione le sue armi migliori.

In coppia con Vieri formava un duo tanto letale quanto comico a vedersi. Tra il 2001 e il 2006, la punta nigeriana collezione 88 presente e 28 gol con la maglia nerazzurra, facendosi amare dai tifosi di qualsiasi club per il suo strambo modo di esultare.

Nell’estate del 2006, chiuso inevitabilmente dagli acquisti di Hernan Crespo e Zlatan Ibrahimovic, abbandona il nostro campionato per la Premier League al fine di indossare la casacca biaconera del Newcastle. La maglia numero 9 ereditata da Alan Shearer inizialmente sembra un fardello troppo pesante, ma dopo aver risolto qualche problema muscolare, nei 3 anni in Inghilterra Oba Oba riesce perfino a migliorare la sua media gol rispetto alle stagioni trascorse a Milano.

Gli anni passano, e la maglie si cambiano: Wolsfburg, Rubin Kazan, Birmingham e Levante in soli 3 stagioni. Ma Martins non rimpiange niente: “Non rimpiango nessuna di queste scelte. Posso dire di aver giocato nelle top leghe del mondo. Mi manca solo il campionato francese. Per questo sono molto soddisfatto. Se mi osservate nei filmati con le maglie delle varie squadre, mi vedrete felice. […] Ma questo è il mio carattere, mi è sempre piaciuto cambiare”.

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Oggi ha 31 anni e dal 2013 oltre a cambiare maglia ha deciso addirittura di cambiare continente: milita infatti nei Seattle Sounders e, vuoi un po’ per l’aria degli States vuoi un po’ per l’ingaggio, dalle foto che posta sui social network appare più tamarro di quando era ragazzino e imparava da Vieri tutto quello che c’era da imparare, in campo e fuori.

12345889_507143736115219_824662966_nIn America Oba Oba appare un uomo maturo ormai: è sposato con la sorella naturale di Mario Balotelli, Abigail Barwuah, celebre per la partecipazione all’Isola dei Famosi e dalla quale ha avuto un figlio, Kendrick, nato proprio negli States.

“Seattle è una città fantastica. A ogni partita casalinga vengono a vederci oltre 40 mila persone. Siamo in assoluto la squadra che fa più spettatori di media. Il nostro è un gioco molto fisico. Io e Clint Dempsey (ex Fulham) siamo i leader. Qui il soccer è popolarissimo, mi fermano per strada e nei locali, mi chiedono foto e autografi, esattamente come nelle altre parti del mondo dove ho giocato”.

Più dinamite nelle gambe che talento, ha senz’altro lasciato un buon ricordo nel nostro campionato. L’abbiamo lasciato ragazzino e lo ritroviamo adulto e pieno di #sobietàtime, ma per molti di noi rimarrà quell’adolescente che non aveva altro modo di esprimere la propria gioia per il gol se non compiendo straordinarie evoluzioni.

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