I palloni della nostra infanzia. Che tipo di bomber sei diventato?

I palloni della nostra infanzia. Che tipo di bomber sei diventato?

Da piccoli quando a terra trovavamo un foglio accartocciato, con tutta l’immaginazione che possono avere i bambini, d’istinto lo trasformavamo in un pallone e disegnavamo mentalmente una porta immaginaria dove fare gol. E’ sempre stato così, bastavano due paletti, due lampioni, due ciabatte, persino due tombini e un pezzo di carta o di plastica (magari una bottiglietta) per terra. Bastava solo tanta immaginazione, ma per un bambino quello non era un problema.

Fin da piccoli poi ci siamo trovati a giocare con diversi tipi di pallone, in tante situazioni della giornata: a scuola, nei campetti, negli oratori, in giardino, nei parchi, dentro casa. Molti di noi, calciando quello che avevano in casa o quello che utilizzavano negli oratori o nei campetti di periferia, hanno imparato ad amare il gioco del pallone, il calcio nella sua essenza. Molti di noi hanno sviluppato anche inconsciamente alcune qualità tecniche. Esempio: un bambino abituato ad utilizzare un tango è certamente diverso da colui che fin da piccolo ha calciato palloni di cuoio. Ma vediamo i diversi tipi di pallone che abbiamo utilizzato tutti (almeno una volta) nella nostra infanzia.

La palla di gomma: era la classica pallina di gomma che ti comprava la mamma per non farsi rompere nella sua totalità l’argenteria di casa. Il privilegio delle palline di gomma era quello di sviluppare una discreta qualità tecnica: ad esempio quando giocavi con tuo fratello in casa, ipotizzavi il divano come barriera, per poi tentare della punizioni a giro. Tuo fratello sdraiato a terra si sentiva Buffon quando copriva una piccola porzione del salotto e si tuffava in modo spettacolare. La pallina di gomma permetteva un tocco di palla aggraziato. Doppi passi (e ti credo, la palla è grossa come una da tennis o poco più), stop e tiri al volo. I pericoli in casa e fuori erano minimi: capitava di tirare giù qualche quadretto, ma in quel caso era destino. Era come perdere un Champions al 90′. Una beffa che non potevi prevedere. Meno felici i vicini di casa e, per chi vive nelle palazzine quelli del piano sotto, soprattutto se tuo fratello coi tuffi faceva rumori molesti. Con questa pallina si sviluppano bomber leziosi, che tentano numeri, giocano di fino, in punta di fioretto. Anche quelle che ti sembravano cannonate, con pallone decente sarebbero state semplicemente delle mozzarelle. Scadute.

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– Il Super Tele: la versione ignobile di un pallone da calcio. L’utilizzo del Super Tele ovviamente era caldamente sconsigliato in casa. Il suddetto, che sbarcò in Italia nel 1972, poteva prendere traiettorie assolutamente imprevedibili e fisicamente inspiegabili. Al Cern si stanno ancora chiedendo come sia possibile che una sottospecie di palla potesse avere quegli effetti. Il Super Tele aveva il privilegio di farti sentire Roberto Carlos anche se non avresti mai voluto calciare il pallone in quel modo. Ogni tiro sembrava quello delle “tre dita”. Col Super Tele si formavano bomber con la vocazione da difensori ruvidi: quando lo spazzavi faceva giusto quei 3 metri che ti permettevano di rifiatare 1,2 secondi. Non era importante indirizzarlo, era importante colpirlo.

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Super Santos: molto simile per idea e peso al Super Tele, il Super Santos si presentava coi colori di un pallone da basket. Pallone perfetto per parchi, giardini pubblici, aveva una qualità si svolazzo più controllato rispetto all’enigmatico Super Tele. Stiamo parlando di differenze sottili, quasi impercettibili. Anche il Super Santos non deve aver sfornato trequartisti di primo livello.

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Palloni da volley beach: quelli definitivi “palloni da spiaggia o da piscina”. In realtà, come direbbe il nome, prevederebbero l’utilizzo esclusivamente per il gioco della pallavolo o del beach volley. Ma tu, a qualsiasi età a dire il vero, spendevi quei pochi soldi per accaparrartelo prima di avviarti in spiaggia o in piscina. Ovviamente il peso non era tale da considerarsi pericoloso per i presenti. Però una pallonata a tutta forza poteva cominciare a fare male ad un bambino. Perfetti anche per il gioco dello “schiaccia 7”. Prima che il bagnino te la ritirasse. La palla da volley beach ti permetteva lo sviluppo di una buona tecnica: se annoiato, provavi a fare quei 5 palleggi che ti facevano credere di essere la versione più vicina a Ronaldo e magari ti accaparravi il bacino di una ragazzina che era lì che ti guardava sognando Beckham.

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Tango: la rivisitazione per non professionisti del pallone diventato celebre nel 1982 (quello era di cuoio). Il Tango ha accompagnato l’infanzia e l’adolescenza di molti di noi. Ci sembrava di calciare il “pallone dei grandi” ed effettivamente rispetto agli aborti di prima, c’è tanta differenza quanto ce n’è tra il Bayern e il Tuttocuoio oggi. Il Tango effettivamente cominciava ad essere perfetto per un adolescente. Punizioni alla Baggio, Zola o Del Piero (ricordate l’immaginazione?), palleggi e tiri al volo senza alcun senso. Il Tango ti permetteva di non rompere le vetrate dei vicini, ma il suo tonfo su cemento o sulle mura di una casa facevano sobbalzare i vicini. Adatto per futuri centrocampisti geometrici che si dilettavano nel lancio lungo sulla strada affianco.

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Pallone di cuoio: se un bambino alla tenera età di 8/10 anni ha cominciato a calciare un pallone da cuoio i motivi sono due: o il padre era un allenatore di calcio o semplicemente un fanatico. O forse tutti e due. Il pallone di cuoio ai piedi di un 14enne che ha imparato ad utilizzarlo 5/6 anni prima può essere un’arma di distruzione di massa per i suoi coetanei. Giovani Mark Lenders creavano scompiglio e lividi sui volti degli impauriti compagni di gioco. L’impatto col primo pallone di cuoio è paragonabile a quella prima volta che sei caduto dalla bicicletta: un vero incubo nei primi giorni. Eppure sei consapevole che quel primo tiro che ti ha fatto cadere un’unghia del piede ti ha reso uomo. Non calciatore, per quello serve altro.

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