I precursori del bomberismo: ANDY VAN DER MEYDE

I precursori del bomberismo: ANDY VAN DER MEYDE

Alzi la mano chi non ha sorriso nemmeno un attimo rileggendo questo titolo dell’ormai lontana estate del 2003. Allora Andy era uno dei migliori esterni del pano…

“L’Inter mette le ali: dopo Fadiga, ecco Van der Meyde”.

Alzi la mano chi non ha sorriso nemmeno un attimo rileggendo questo titolo dell’ormai lontana estate del 2003. Allora Andy era uno dei migliori esterni del panorama europeo. Un’ala vecchio stampo, capace di fare la differenza in egual modo a destra e a sinistra, quando ispirato. Un calciatore destinato a diventare una stella del già fiorito panorama degli Oranje. Ma molte cose della sua carriera andarono storte, quasi esclusivamente per colpa sua.

Nella sua autobiografia “Geen genade” tradotto con “Nessuna pietà” Andy spiegò a cuore aperto il momento in cui passò dall’Ajax (un negozio di paese) all’Inter (una multinazionale) per una cifra tra i 6 e gli 8 milioni di euro. “Secondo il mio allenatore Ronald Koeman non ero ancora pronto per il salto di qualità all’estero. Ma accettai, erano tanti soldi. Dopo una settimana a Milano telefonai implorando David Endt (team manager dei lancieri) di riportarmi a casa. I soldi possono anche tenerseli, dissi”.

Del periodo precedente, quello con l’Ajax, Andy conserva i migliori ricordi. In campo (18 gol in 86 partite) e non solo. Sempre dalla sua autobiografia: “L’Ajax è l’unica squadra in cui mi sono divertito. Legai con Ibrahimovic e Mido: si sfidavano in folli corse notturne sull’anello della A10 attorno ad Amsterdam. Zlatan aveva una Mercedes SL  AMG, Mido alternava Ferrari e BMW Z8. Invece Tom Galasek mi iniziò alle sigarette”. Una avviata carriera da serio professionista quella di Andy insomma. Ma il meglio (peggio) doveva ancora venire.

Detto del suo arrivo all’Inter tra i pochi alti (“la rete all’Highbury contro l’Arsenal è stato il miglior momento in nerazzurro”) e tanti bassi, Andy non riuscì mai a sfondare. Tutto troppo professionale, per uno spirito libero e anarchico come il suo: “Un giro di soldi pazzesco. Il presidente dopo ogni vittoria allungava 50 mila euro a testa. Un mucchio di soldi”. L’esterno tanto voluto da Cuper non seppe mai fare la differenza (in campo).
La sua nota eccentricità fuori dal campo andava di pari passo con quella della moglie amante degli animali. Sì ma non parliamo degli ordinari cani e gatti. “Avevo un vero e proprio zoo nel giardino di casa. Cani, cavalli, zebre, scimmie, pappagalli, tartarughe. Dyana era la vera malata. Per lei rifiutai un trasferimento al Monaco.: a Montecarlo ci sono solo appartamenti, mi disse, dove mettiamo i nostri animali?Una sera scesi in garage, al buio vidi una sagoma imponente e sentii rumori strani: aveva comprato un cammello!”

Ceduto senza nostalgia all’Everton, fu l’inizio della fine della sua carriera. “All’Everton mi offrirono 37 mila sterline a settimana, più del doppio dei soldi che percepivo a Milano. Comprai una Ferrari e corsi immediatamente a sbronzarmi al News Bar. Quella serata terminò allo strip club. Amavo le spogliarelliste. Lì conobbi Lisa e me ne innamorai subito. Nel suo mondo bere e sniffare era all’ordine del giorno. Mia moglie mangiò la foglia, ma mi fece pedinare in quel periodo e quando ebbe le prove mi sarei dato un pugno in faccia. Divorziammo ovviamente e mi promise di tenermi lontano dalle due bambine. Il mio motto ai tempi era chiaro: SEMPRE E OVUNQUE, fosse un’igienista dentale, una segretaria dell’Ajax, una ragazza conosciuta al semaforo.” Andy in quel periodo durante una conferenza stampa perse pure i sensi: “Il soggetto è iperteso, soffre molto il caldo e le luci lo fanno sudare” fu il muro difensivo schierato dai medici inglesi. In realtà i vizi pericolosi di Andy lo stavano già divorando: come il padre, noto alcolizzato per via del quale voleva addirittura cambiare cognome ad inizio carriera, durante le serate ingurgitava un drink dietro l’altro e molto spesso faceva uso di cocaina.

Van der Meyde perse la nazionale nel disastroso Europeo del 2004, senza mai più riconquistarla. Nel periodo dell’Everton giocò una ventina di partite in 4 stagioni per via dei continui infortuni e ai problemi di salute derivanti dal mix continuo di droghe e alcol (fu ricoverato anche per problemi respiratori). Provò in quel periodo a riconquistare la fiducia del tecnico Moyes col quale ebbe da subito un rapporto turbolento. “Moyes credeva fossi un viziato. Ma per un periodo di circa due anni stavo accanto a Dolce, la bambina avuta dalla relazione con Lisa. La bambina soffriva di una rara malattia all’intestino e fu operata 8 volte in due anni. Non volevo lasciarla sola ma ero fuori controllo. Non riuscivo a dormire se non prendevo pillole, roba pesante. Serviva una prescrizione medica ma io quelle le rubavo al medico del club. Poi cominciai con la cocaina, le feste, il vino…Capii che dovevo andarmene da Liverpool o sarei morto”.

Il Psv si affacciò in suo soccorso, ma lui in poco tempo capì che il calcio non era più cosa per lui. Almeno a quei livelli: “E’ stato come tentare di mettere in moto un’auto ferma da troppo tempo. Quei ritmi non facevano per me”. Giocò un annetto con i dilettanti del WKE ma poi smise e cominciò a scrivere.

Ora la vita di Andy, quasi irriconoscibile dopo anni di vizi e vari problemi che gli hanno rischiato di compromettere la salute, sembra definitivamente cambiata. Lui ha un sogno: “Voglio allenare le giovanili. Dopo tutti gli errori che ho commesso, chi meglio di me può insegnare ai ragazzi come non sprecare il proprio talento?”.

Eccentrico, anarchico, fuori dagli schemi e pieno di vizi: il saliscendi di Andy Van der Meyde, il talento che si bruciò troppo in fretta.

Riccardo Russo
Rouge86Rouge

 

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