Il trequartista e la faccia del Mudo. Quando correre è fuori moda

Il trequartista e la faccia del Mudo. Quando correre è fuori moda

Periodicamente ci scassano con il trequartista. Non c’è più il trequartista, dove metto il trequartista, quanto è grasso il trequartista e così via. Questo perché parlano in tanti ma si divertono in pochi. Gli scienziati da calcio sovietico che misurano i chilometri percorsi e i watt prodotti da un calciatore vadano ad analizzare i mondiali di Lacrosse e lascino in pace il pallone. I fantasisti ci saranno sempre e faranno sempre quel che avranno voglia di fare. Perché per l’amore e per il calcio basta un secondo. Questa è la mia storia.

Un insipido martedì sera di marzo, di quelli con la Nazionale che fa le amichevoli che fermano il campionato e ti fanno incazzare, sta scorrendo senza fatica; anche perché sto dormendo.

La suddetta Nazionale sta giocando un’amichevole con l’Inghilterra che regala le stesse emozioni di un bacio a una sorella. Lo straordinario ritmo e le volate inarrestabili di Ranocchia mi portano quasi subito alla beata incoscienza. A un tratto però, forse destato da una cagata di Stefano Bizzotto, torno consapevole e vigile proprio in occasione di una girandola di cambi azzurri. Il primo a entrare è Abate che, pur correndo come un levriero afgano, non mi provoca un gran sussulto. Dietro di lui però spunta un volto eccitato come quando sei al casello dell’A1 il 14 di agosto. Riprendendomi un attimo riconosco i tratti del “Mudo” Vazquez. L’italo-argentino esordisce in Nazionale ed è felice come un bambino…dal dentista.

Il compassato trequartista del Palermo entra in campo con la voracità di Fassino e si mette al suo posto, non troppo vicino e non troppo lontano dalla mischia. Non passa nemmeno un minuto e all’improvviso la magia prende forma. Restando piantato nella medesima zolla che aveva occupato al suo ingresso in campo il buon Franco finge di stoppare di petto, ma all’ultimo si orienta in direzione di un compagno che s’è inserito e, sempre con il petto, lo serve. La palla va sui piedi d’Immobile (che sbaglierà), l’Inghilterra a Campari nell’osteria all’angolo. Un gesto tanto semplice quanto geniale. Una folgorazione!

E adesso? E poi? manca mezzora. Ancora! ne voglio ancora! colpi di tacco, aperture d’esterno, tunnel, progressioni, veroniche…ormai sono in piedi sulla sedia.

Invece niente. Niente di niente. Due retropassaggi corti con lo stesso passo sornione, la stessa faccia. Poi la partita finisce e se ne va. Che bella la libertà, che bello l’amore, che bello il calcio.

 

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