Uno psicologo ha salvato Luis Alberto

Uno psicologo ha salvato Luis Alberto

Stava per smettere, poi uno psicologo del calcio gli ha indicato la via e noi ci siamo rivisti le sue migliori giocate della rivelazione dell’anno.

Uscire da una crisi è la cosa più difficile che possa capitare a un giocatore, soprattutto se il problema è un problema di testa. Spesso sbagli l’annata, fai male anche quella dopo, poi un infortunio, una panchina e crolli nel vortice delle aspettative che se ti risucchia nove volte su dieci non ti risputa fuori.
Oggi ci accorgiamo di Luis Alberto come un calciatore in fiducia, bravo a fare tutto – gli sprechiamo addirittura paragoni con Zidane per il gol alla Spal – e lo facciamo perché fortunatamente è risorto dalle sabbie mobili del suo cervello a soli venticinque anni, l’età in cui se dai una sterzata alla tua carriera qualcosa la cavi fuori e lui si è tirato fuori dalla mischia per il rotto della cuffia; ma fino alla scorsa stagione non è stato così e Luis Alberto se l’è dovuta vedere col mostro della mente più che con la sua tecnica.

Tutto risiede probabilmente nel carico di aspettative che l’esperienza al Barcellona B gli ha dato: undici gol in stagione e un passo decisamente più alto rispetto a quello degli altri significano attenzioni da tutto il mondo. Ora, un breve recap della sua carriera può aiutarci a inquadrare il problema: dalla Catalogna è andato subito al Liverpool, dove c’erano già troppi talenti per decidere di aspettarne uno. Motivo per cui, non vedendo una maglia da titolare neanche per sbaglio, se ne è tornato in Liga dove ha sfoderato una delle migliori annate con la maglia del Deportivo La Coruna. Il solito discorso di testa: lì la squadra ha riposto la fiducia in lui e lui ha ripagato, approfittando però della prima occasione per cercare di alzare l’asticella: dunque la Lazio. Anche qui il livello è più alto e Inzaghi l’anno scorso ha rinunciato spesso e volentieri a un giocatore del tutto anonimo, in alcune occasioni anche dannoso.

Luis Alberto è rimasto schiacciato dalle attese che aveva promesso e fino a quest’anno non era mai riuscito a far uscire quello che aveva dentro: non ha mai avuto bisogno di qualcuno che gli insegnasse la tattica, che lo istruisse tecnicamente e non ha mai fatto una vita sregolata che lo ha portato di conseguenza a non rendere in campo. Era se stesso, ma triste e svuotato del suo talento, parcheggiato nel suo blocco mentale. L’anno scorso in tanti lo consideravano il peggior calciatore della Serie A e tanti amici consigliavano di smettere, di arrendersi. Lui stava per crederci, stava per ascoltarli; poi con l’aiuto della moglie è andato da uno psicologo del calcio e lui ha messo sul tavolo tutti i suoi problemi. Lo ha trasformato: “Lo psicologo mi ha insegnato ad avere fiducia in me stesso – dice lui a Marca – quella fiducia che avevo perso. Mi ha insegnato a lavorare di più, rimanere concentrati su tutti gli aspetti, concentrarmi maggiormente sul lato difensivo, essere attivo in ogni aspetto gioco. Non è stato facile, ero circondato da persone che mi dicevano di lasciare il calcio. Il lavoro è consistito nel parlare molto con Campillo, allenarmi bene, dimenticarmi del perché non giocavo e non ascoltare tutti quelli che dicevano che le cose stavano andando male”.

Sono bastate le parole, un’apertura mentale, una luce in fondo al tunnel, e Luis Alberto ha ripreso i quattro anni che aveva buttato e li ha usati come stimolo per mangiarsi il campo e restituirci una figura – quella del trequartista – che sentivamo di aver perso. Perciò abbiamo preso le sue  migliori giocate di questa prima fase di campionato e ce le riguardiamo insieme a voi.

Questa contro la Juventus è una giocata molto importante per la sua testa, perché testimonia la sua capacità di scrollarsi le paure di dosso: in una zona decisiva del campo, allo Juventus Stadium, si permette il lusso di azzardare una giocata esterno-interno che in caso di errore manderebbe la Juventus dritta dritta verso Strakosha.

Sotto di due gol, sotto di un uomo, stanco da morire, Luis Alberto si avventura in una delle ultime azioni della sua partita e con un leggerissimo tocco di esterno sbarra la strada a due difensori e – siccome i gol banali non sono il suo forte – si inventa una scucchiaiata che rende meno amara la sconfitta.

Premessa: Luis Alberto questa partita non la doveva giocare, era in dubbio sino all’ultimo. Inzaghi lo ha rischiato, lui ha cincischiato nel primo tempo e – sotto 0-1 – si è inventato questa traiettoria dal nulla. Nella ripresa si concede il bis e contribuirà anche agli altri quattro gol laziali.

Sempre per la serie “le cose banali non ci piacciono” se Luis Alberto è a centrocampo, in uno contro uno e deve temporeggiare per far salire i compagni fa a) guadagna tempo tornando indietro; b) scambia col compagno più vicino; c) una veronica. Negli anni passati le prime due, da quest’anno l’ultima.

Il bello di Luis Alberto è che anche se non rinuncia al fioretto anche quando deve fare qualcosa di pratico: in questo caso si fa sessanta metri verso la sua porta per fare un recupero palla necessario vista l’inferiorità numerica e, una volta impossessatosi del pallone, vede uno spazio tra le gambe dell’avversario e lo sorpassa così.

 

La giocata più bella della sua stagione ve la mettiamo bella in grande: degna del miglior Zidane, controllo orientato con il corpo, suoletta ad accompagnarsi il pallone e a spostare con lo sguardo tre difensori e palla depositata in rete irrimediabilmente. F-E-N-O-M-E-N-O.

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