I bidoni della Serie A: bomber senza alcun merito sportivo.

I bidoni della Serie A: bomber senza alcun merito sportivo.

Pronti per il tuffo nel passato?Pronti a maledire quel giocatore che pensavate di aver dimenticato e invece no, ha giocato e fatto danni proprio nella tua squad…

Il campionato italiano per anni è stato il punto di arrivo dei più forti calciatori del mondo. Il campionato italiano ha accolto a braccia aperte fuoriclasse indimenticabili tra i quali Maradona, Zico, Platini, Rumenigge, Falcao, Van Basten, Gullit, Rijkaard, Klinsmann, Matthaus, Ronaldo, Zidane, Trezeguet…i giocatori più forti del mondo e tanti altri campioni che hanno fatto la storia di molte squadre di Serie A. Oggi il campionato italiano è più povero di stelle. Non è più la meta dei migliori giocatori del momento. Oggi molti calciatori stranieri, arrivano in Serie A, con la fama di potenziali fuoriclasse. In realtà si rivelano soltanto dei veri e propri bidoni (a Roma si parlerebbe di “sòla”) o, come noi preferiamo definirli, dei bomber…sì, ma senza apparenti meriti sportivi.  Ma la cosa avveniva anche nel glorioso passato, anzi negli anni ’80-’90, quando la Serie A era al top ed il calciomercato veniva fatto più con i soldi che con la fantasia (i parametri zero oggi tanto cari a Galliani non esistevano…), era ancora più facile riconoscere questi “fenomeni parastatali”.

Abbiamo provato, andando a memoria e non troppo indietro nel tempo, a ricostruire la squadra dei bomber senza apparenti meriti sportivi che hanno calcato i campi del nostro campionato. Lo abbiamo fatto dando la precedenza e la “titolarità” a calciatori inutilmente strapagati che hanno portato con sè carichi di aspettative. Calciatori stranieri che sono arrivati in Italia grazie ad assegni milionari (miliardari ai tempi della lira) e accompagnati appunto da speranze mai ripagate. Pronti per il tuffo nel passato?Pronti a maledire quel giocatore che pensavate di aver dimenticato e invece no, ha giocato e fatto danni proprio nella tua squadra del cuore?Sicuramente non metteremo d’accordo tutti, ma proveremo a non dimenticare nessuno…Buon divertimento…

Schiereremmo la nostra squadra con un 4-3-1-2 che può diventare anche un 4-2-3-1. Con immaginazione, potremmo schierare la squadra anche con un 4-4-2, vecchio stampo, in memoria dei bei tempi della Serie A.

Per il ruolo di portiere “titolare” la scelta non è stata facile, così come per tutti gli altri ruoli tra l’altro. L’uruguaiano Fabian Carini però a suo modo ha fatto storia. La Juventus lo acquistò nel 2000 come “il portiere del futuro” quello che avrebbe dovuto sostituire Van der Sar (anche lui clamorosamente nelle nostre nomination). La società bianconere decise di andare sul sicuro e dirottare le proprie attenzioni su un portiere dal futuro assicurato e molto più pronto: Gianluigi Buffon. Carini, tesserato dai bianconeri tra il 2000 e 2002 non scese mai in campo, se non in qualche partita di Coppa. Dopo un prestito biennale allo Standard Liegi fu ceduto dai bianconeri ai rivali di una vita: l’Inter. Stabilito il valore di Carini intorno ai 10 milioni di euro, costo del cartellino di Fabio Cannavaro in rotta con i nerazzurri e con il quale avvenne lo scambio. La storia parla da sé: Cannavaro nel 2006 vinse il Pallone d’Oro come capitano dell’Italia e in seguito raggiunse il Real Madrid. Carini giocò 4 partite in 3 anni in nerazzurro prima di svincolarsi e finire al Real Murcia.
Primo portiere della storia bianconera, Van der Sar in due stagioni non fece malissimo, ma venne considerato il capro espiatorio della mancata conquista dello scudetto nel 2001: un suo errore su un tiro di Nakata permise a Montella di segnare un gol decisivo per la rincorsa giallorossa verso lo scudetto. Un altro ottimo portiere che passò in Italia regalando più bestemmie che gioie fu Jens Lehmann: il Milan lo acquista nel 1998: gioca solo 5 partite ma bastano per fare diverse papere. Salutò Milanello e tornò in Bundensliga al Borussia Dortmund. A Genova molti ricordano il brasiliano Eduardo, abile nel non trattenere alcun pallone, tanto da meritarsi il soprannome di “Eduard mani di m….” dai propri tifosi. Infine Magnus Hedman che giocò nell’ “Ancona dei miracoli” (13 punti in 34 giornate): solo tre partite all’attivo. I bomber lo ricordano quasi esclusivamente per l’avvenente moglie con cui si accompagnava…

In difesa ci schieriamo con una difesa a 4: a destra l’ha spuntata il rumeno ex Milan Cosmin Contra. Arrivò nel 2000 dall’Alaves, giocò quasi sempre titolare pur non avendo molta propensione alla fase difensiva. L’anno seguente durante una partita amichevole (l’ambitissimo Trofeo Tim) venne alle mani con Edgar Davids della Juve: viene ceduto a fine sessione all’Atletico Madrid. Un altro milanista a destra, mai pervenuto, venne in Italia carico di aspettative: Mattioni.

E’ stato difficilissimo scegliere i due “titolari” in difesa. Merita il posto senza tante storie Jean Alain Boumsong che arriva in bianconero nel 2006, l’anno della Juve in B, come “nuovo Thuram”. La Juve di Deschamps spera di aggrapparsi alla sua esperienza di vicecampione del mondo con la Francia per la risalita. Il problema è che Boumsong risulta parecchio inadeguato anche alla categoria…Dopo due stagioni saluta Torino, rimpianto da nessuno. Vicino a lui abbiamo scelto Gonzalo Sorondo, l’enigmatico difensore uruguaiano, simbolo di un’Inter poco vincente. Poca grinta per essere un sudamericano, molta ignoranza e solo 11 partite prima di girare in prestito tra Belgio e Inghilterra. Appena dietro di loro, lo sfortunatissimo Jorge Andrade che la Juve pagò a peso d’oro (10 milioni di euro) e giocò solo 4 partite per via della rottura del legamento crociato, prima di rescindere e ritirarsi. Male pure Mikael Silvestre, che giocò 18 partite nell’Inter di Lucescu e fu preso presto di mira dal tifo nerazzurro. In seguito fece una buonissima esperienza al Manchester United. Anche nell’altra sponda di Milano non si sorride: nel dopo Baresi diverse scommesse perse: tra cui Dario Smoje che Capello definì “il nuovo Collovati” ma fece solo 6 partite tecnicamente imbarazzanti.

A sinistra l’imbarazzo della scelta è incredibilmente maggiore. Abbiamo scelto tra il coacervo di terzini sinistri dell’Inter Alvaro Pereira. Arrivò dal Porto nel 2012 per una cifra superiore ai 10 milioni. L’Inter pensava di aver risolto il problema annoso del terzino mancino. Nella seconda stagione vince il “Calciatore Bidone” dell’anno. Ovviamente quando si pensa ad un terzino sinistro dell’Inter il ricordo ancora nitido per i tifosi nerazzurri è il fantasma di Vratislav Gresko. Acquistato per 14 miliardi di lire, di fatto con una prestazione orribile il 5 maggio 2002, spianò la strada a Poborsky in un paio d’occasioni. Reti decisive per la sconfitta contro la Lazio e la conseguente vittoria del tricolore della Juventus. Altri terzini nerazzurri meritevoli di citazione: l’oggetto misterioso brasiliano Gilberto e l’enigmatico francesino Brechet. Anche la Juventus fece “grossi colpi” in quel ruolo. Nel 2001 arriva il “nuovo Roberto Carlos”, Athirson. Cinque partite non memorabili e un soprannome che oggi fa parecchio ridere. E come dimenticarsi del bruttissimo Dimas, giocatore portoghese di una lentezza inenarrabile. Molte presenza, mai rimpianto dai bianconeri.

Per i due a centrocampo abbiamo pochi dubbi. L’imbarazzo della scelta tra i vari fenomeni è parecchio, però un paio spiccano sugli altri. Innanzitutto Gaizka Mendieta. Arriva alla Lazio per i famosi 90 miliardi (di lire). Sembra l’ombra del giocatore che i due anni prima aveva trascinato il Valencia in due finali di Champions. Venti partite, nessun gol e l’inevitabile soprannome di bidone da 90 miliardi. L’altro bomberone è inevitabilmente Vampeta. Arriva all’Inter, si dice, perché amico fraterno di Ronaldo. Il costo del cartellino si aggira sui 30 miliardi di lire. Guadagna la modica cifra di 4 miliardi a stagione e finisce per giocare una sola partita (la Supercoppa contro la Lazio nella quale segna un gol). Non raggiunge mai la forma, è viene definito incredibilmente lento. Scambiato a fine stagione con Dalmat (mai esploso pure lui, ma certamente più talentuoso). Dietro di loro spicca l’investimento fatto per Sunday Oliseh dalla Juve. Definito centrocampista moderno in grado di difendere, impostare e segnare, perde presto il posto da titolare in squadra in favore di Tacchinardi. A Torino ancora non hanno dimenticato Tiago Mendes, la lavatrice (“pulisco i palloni e li distribuisco” cit.) da 14 milioni di euro. Altro acquisto parecchio “pompato” ma assolutamente negativo fu quello di Zagorakis da parte del Bologna. Arrivò in rossoblu da campione d’Europa con la Grecia e con il soprannome di “Baggio greco” affibbiatogli dal presidente Gazzoni Frascara. Quinto nel Pallone d’Oro del 2004, trascinerà con le sue prestazioni molli e scadenti il Bologna in Serie B. Visto l’investimento di una dozzina di milioni, fece male anche Miguel Veloso nel biennio in rossoblu col Genoa. Un altro portoghese, Maniche, non farà certo la fortuna dell’Inter di Mancini.

Eccoci all’ala destra, il calciatore che salta l’uomo con facilità, crea superiorità numerica e punta la porta. O crossa, magari con una trivela. Ecco, proprio lui “El Trivela” Ricardo Quaresma merita il posto fisso nella nostra squadra. Portoghese pure lui, fu acquistato su volere di Mourinho per circa 25 milioni di euro nel 2008. Non sfonderà mai, nonostante la fiducia che prova a dargli il suo connazionale Josè. In un’Inter vincente, lui pare il pesce fuor d’acqua. Saluta tutti, dopo due stagioni ed una parentesi in prestito al Chelsea, in direzione Turchia (Besiktas). Sempre a destra, si classifica al secondo posto Milos Krasic. Il posto da titolare lo evita perché nella stagione di Delneri con la Juve fa parecchio bene. L’investimento di 15 milioni però è alto e non giustificato per come va a finire la carriera in bianconero (e non solo…). Il soprannome di “nuovo Nedved” non calza: la sua chioma bionda infatti non è reale, ma ossigenata. Al terzo posto, uno degli idoli dei bomber: Ibou Ba. Considerato più che altro un portafortuna, lo ricordiamoper i suoi look leggermente appariscenti, più che per le prestazioni in campo. Undici miliardi di grasse risate. Grazie bomber.

Nel ruolo di 10, il fantasista alle spalle di una punta, abbiamo scelto Diego. “Scippato” al Bayern, arriva dal Werder Brema alla Juve per la modica cifra di 25 milioni di euro. Dopo una prestazione eccezionale contro la Roma alla seconda giornata (doppietta di pregevole fattura), sul brasiliano già si sprecano i soprannomi: su tutti MaraDiego. E’ un fuoco di paglia. La Juve brasiliana di Ferrara (con lui Felipe Melo e Amauri) non gira e anche lui viene messo presto in discussione. E’ un trequartista o una seconda punta?La Juve termina settima, due allenatori non risolvono il dilemma e lui va al Wolfsburg per 15 milioni. Nuovo giro, altro juventino. L’erede di Zidane, Fabian O’Neill. La Juve anticipa i tempi e lo porta prima sotto la Mole, quando il francese è ancora in bianconero. Arriva alla Juve dal Cagliari per 18 miliardi più Ametrano. Appesantito come un bue, gioca poco e male. La Juve nel 2002 lo dà al Perugia. Non male (si fa per dire) l’avventura in nerazzurro di Bergkamp: sei mesi senza segnare un gol e due stagioni con soli 11 gol in totale (coppe escluse). Avrà tempo e modo di rifarsi in Premier League…Nel ’96 passò a Napoli un brasiliano talentuoso…tale Araujo Beto. Le sue prestazioni furono talmente scadenti da meritarsi il soprannome particolare di Peto. Sixto Peralta non lasciò ricordi indelebili né in nerazzurro con l’Inter né in granata col Torino.

Sull’altra fascia, a sinistra, abbiamo scelto al fotofinish il lanciere Andy Van der Meyde. Fortemente voluto da Hector Cuper arriva in nerazzurro per 6 milioni di euro una delle ali più promettenti del calcio europeo. Indimenticabile il gol e l’esultanza contro l’Arsenal in Champions e poi…basta. In seguito lo dirà pure lui: si rovinò la carriera per colpa di sesso, alcool, droga e…cammell. Già ai tempi di Milano aveva uno zoo in casa e rifiutò il trasferimento al Monaco perché non sapeva dove mettere tutti i suoi animali. Bomber vero. Un altro olandese ha insidiato il suo posto: Eljero Elia. Arriva in bianconero per 9 milioni di euro, ma Conte non lo vede mai. Prove molli e mai un guizzo, risulta persino dannoso in 45 minuti a Catania. La giovane promessa rispedita a casa in una stagione. L’altro “fenomeno” della campagna acquisti di quell’anno è l’indimenticato “Malaka” Martinez. Così bene a Catania, tanto da costare 12 milioni di cartellino. Tra tutti i flop forse i soldi  peggio spesi dalla Juve. Ancora oggi è sotto contratto coi bianconeri e va in prestito in giro per il mondo, senza quasi mai giocare. Adattiamo al ruolo un altro bel flop passato nel nostro calcio: Umit Davala, 10 presenze in rossonero sotto la guida tragicomica di Terim al Milan. Con l’arrivo di Ancelotti perde il ruolo di titolare, viene scambiato con Simic dell’Inter con la quale non giocherà mai tornando mestamente in Turchia.

E ora il ruolo più difficile. E’ praticamente impossibile scegliere il titolare tra tantissimi flop. Partiamo da chi vogliamo comunque menzionare per “averci provato”. Rambert, il talentino argentino che Moratti portò in Italia nel ’95 insieme a quell’altro…Javier Zanetti. Il capitano storico dei nerazzurri doveva essere solo un’appendice al vero colpo di mercato. Circa 5 miliardi e zero gol (due presenze). Sempre la stessa stagione arriva Caio all’Inter. Il dubbio rimane: non era meglio Tizio?Non va molto meglio ai cugini milanisti qualche anno dopo. Partiamo da Josè Mari, attaccante spagnolo da 40 miliardi e soli 5 gol in 52 presenze. Una sola stagione con poche presenze per il connazionale Javi Moreno: ben 2 gol all’attivo. A Milano ricordano ancora la storia di Ricardo Oliveira: Galliani va in Spagna per portare Ronaldo del Real Madrid. E’ l’ultimo giorno di mercato e a Madrid non si trova l’accordo. Caccia al sostituto del Fenomeno: dal Betis arriva Ricardo Oliveira per 18 milioni di euro. In tutto 3 gol in 26 presenze e un’aurea da fenomeno che almeno in Italia non si è mai vista. Solo sei reti e una stagione da dimenticare per l’erede di Van Basten, Patrick Kluivert. A Torino non possono ridere più di tanto: nel gennaio del 1999 arriva in bianconero per 12 miliardi Juan Eduardo Esnaider. L’argentino, nelle speranze dei tifosi e nel progetto della dirigenza, dovrebbe sostituire l’infortunato Del Piero. Sedici presenze e zero gol per Esnaider più prolifico certamente sotto le lenzuola (cinque figli). A Roma si strappano ancora i capelli pensando all’investimento di 30 miliardi per Fabio Junior, il brasiliano soprannominato “il nuovo Ronaldo”. Di Ronnie aveva al massimo la pelata…”Fabietto” segna solo 4 reti. L’argentino Bartelt “il nuovo Caniggia” in due stagioni invece non segnerà nemmeno una volta in 15 presenze. A Firenze non sfonda il pupillo della cantera madrilena, Javier Portillo. Poco meglio fa il brasiliano Leandro, che però non verrà mai minimamente rimpianto e paragonato costantemente a Batistuta. A Napoli ricordano ancora le dichiarazioni di Josè Luis Calderon (“ho fatto 29 gol la scorsa stagione all’Indipendiente. Angelillo ha il record di 33?A me ne bastano 30”). Sei presenze, zero gol ma tante tante pernacchie. E Luciano Galletti?Fenomeno nel Sub20 del 1999, passa al Parma (zero presenze) e poi sempre a Napoli piazza speranzosa verso gli argentini: un paio di reti e nulla più. Ci avviciniamo al top: l’indimenticabile epopea di Kazu Miura al Genoa è da tramandare nelle scuole (21 presenze, un solo gol nel derby contro la Samp). Anche quella di Jancker a Udine non scherza. Veniva dal Bayern Monaco, in bianconero tiene l’infallibile media di un gol a stagione (per due stagioni). Per non parlare di Mario Jardel: caterve di gol con Porto, Sporting e Galatasary. In Italia solo 3 presenze, zero reti e il soprannome di Lardel (a causa della sua forma fisica a dir poco scarsa…). Bisogna tornare un po’ più indietro nel tempo per i tre che si sono contesi il ruolo di titolare fino all’ultimo. Al terzo posto, il pupillo di Berlusconi: Claudio Borghi. Il Milan lo acquista nel 1987, ma per via della regola dei due stranieri lo gira al Como. Il Presidente milanista stravede per lui, ma a Como gioca 7 partite tra Agroppi e Burgnich. L’anno seguente, nonostante il chiaro flop, con l’apertura al terzo straniero Berlusconi lo vuole in squadra. Sacchi riesce però a convincerlo che è meglio puntare su Rijkaard facendo di fatto la fortuna e la storia del Milan. La carriera di Borghi non fu sicuramente indimenticabile. Al secondo posto, casualmente nello stesso anno (1987), alla Juventus arriva Ian Rush. Con 207 gol in 331 partite e un’attesa che è seconda solo a quella per Platini qualche anno prima. John Charles lo definisce il proprio erede, anzi specifica: “E’ più forte, vive per il gol”. Alla Juve ne fa 7 in campionato. Ne sbaglia molti di più. Dirà di aver sofferto le marcature dure del calcio italiano, ma di aver anche imparato a giocare per la squadra sacrificandosi e non cercando solo la rete. Al primo posto lui: il “Cobra” Darko Pancev. Arriva in nerazzurro per 14 miliardi dopo 84 gol in 92 presenze con la Stella Rossa. Ben presto il suo soprannome diventa “il Ramarro”: segna un solo gol ma i tifosi hanno ancora gli incubi ripensando a tutti gli errori sotto porta…”Tifosi fischiano e giornalisti criticano?Importa sega a me: io domani compro Ferrari”. Inarrivabile ed inimitabile bomber.

Da chi faremo allenare questa squadra?Senza dubbio dal maestro/filosofo Carlos Bianchi, quello che voleva vendere Totti. 

Admin Riccardo
Rouge86Rouge

 
 
   

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