I PRECURSORI DEL BOMBERISMO – Renè Higuita

I PRECURSORI DEL BOMBERISMO – Renè Higuita

Si dice che il ruolo del portiere può essere interpretato al meglio solo dalle personalità bizzarre, dagli estrosi. E il protagonista di questo articolo di cose ordinarie in carriera ne ha fatte davvero poche. Josè Renè Higuita Zapata è il leggendario portiere colombiano, indubbiamente uno dei più noti e spettacolari interpreti del ruolo di estremo difensore.

Siamo nell’anno 1995 e nello storico Wembley si sfidano Inghilterra e Colombia in un’amichevole. Il debuttante Jamie Redknapp, figlio del coach Harry, prova un cross ma colpisce male la palla. Quella palla che Piccinini definirebbe “sciabolata morbida” sembra puntare l’estremo difensore della Colombia, un tipo dai folti capelli ricci neri e un paio di baffoni spessi. Quanti cross sballati abbiamo visto finire la propria corsa tra le braccia di un portiere? Questo avrebbe avuto la stessa scontata fine, se soltanto in porta quella sera non ci fosse stato Renè Higuita.

 

Minuto 22. C’era questo ragazzo inglese che debuttava, Jamie Redknapp. Mise un pallone al centro che voleva essere un cross, ma lo colpì male. La traiettoria era stretta. Anziché filare profonda verso l’area, mi puntò. Viaggiava dritta verso di me. Verso la porta. Vidi con la coda dell’occhio il guardalinee che alzava la bandierina per segnalare un fuorigioco. Era arrivato il momento. Allora mi sono tuffato in avanti, il busto parallelo al prato, le gambe piegate all’interno, le suole delle scarpe dritte. L’ho presa così. Una parata che dovette piacere pure al guardalinee, infatti abbassò subito la bandierina, mentre la folla gridava e i miei compagni mi guardavano come se avessi perso all’improvviso i riccioli, i baffi e la barba. Con quella parata ho scolpito un gesto per sempre, ma diciamo la verità, ho reso celebre soprattutto Redknapp.

 

Già, la celeberrima “mossa dello Scorpione”. Così fu ribattezzato quel gesto tecnicamente folle che Renè ha studiato in segreto, di nascosto per anni interi. Una capriola con le braccia e pallone respinto coi piedi all’indietro. Lo ha ammesso in seguito Higuita: “Aspettavo l’occasione ideale e la palla giusta. Volevo dimostrare non solo di valere Wembley ma di essere il migliore”

E poi ancora, con una inesistente modestia da vero bomber, confessò negli anni dopo:

 

Leonardo da Vinci fu un genio totale, eppure molti lo ricordano solo per la Gioconda. Dite Michelangelo, e tutti pensano alla Pietà. Io non mi offendo se insieme al mio nome vi verrà in mente soprattutto la parata dello scorpione. Le cose vanno così, che volete farci. La parata dello scorpione è sempre stata dentro la mia testa. I bambini che giocano a pallone sono stati la mia fonte di ispirazione. Li guardavo provare in strada la rovesciata. La rovesciata è un gesto ribelle, è un colpo contro la natura, è prendere il mondo dal verso opposto. Ma se la rovesciata cominciano a farla tutti, allora diventa maniera, abitudine, routine. Smise di essere il mio gesto preferito, cominciai a sognarne un altro: una rovesciata al rovescio.

 

Ma Higuita non è solo il portiere della “parata dello Scorpione”. Così come Leonardo non è solo l’autore della Gioconda.

Ai Mondiali di Italia 90, sull’1-0 per il Camerun nei supplementari Renè Higuita esce fino quasi a centrocampo per dialogare con un compagno di squadra. Stile regista. Peccato che il suo ruolo non sia quello e peccato per la Colombia che nel Camerun giochi un giovanotto di 40 anni Roger Milla che ruba palla al Loco e la deposita in rete per il più facile dei gol. Nonostante la clamorosa papera nessuno mai pensò di crocifiggere pubblicamente un personaggio come Higuita.

Nel 1989 quando giocava per l’Atletico Nacional Renè incrociò la squadra più forte di quel periodo: il Milan degli Invincibili di Arrigo Sacchi. E lui raccontò sempre in seguito un altro aneddoto particolare

 

Una cosa non ho mai capito. Come si piazza la barriera. Se il portiere sono io, non capisco a cosa serva quel muro davanti sui calci di punizione. Ma niente, il mondo del calcio è così, le cose non vuole cambiarle mai. La barriera si deve mettere, mi dicevano tutti, finanche Maturana, e io Maturana lo ascoltavo. Ho perso il conto delle partite perse per colpa di un gol su calcio di punizione. Pure quella volta a Tokyo, finale di Coppa intercontinentale contro il Milan, minuto 119, gol di Chicco Evani: quando tutto il Milan ormai tremava all’idea di farsi parare da me i calci di rigore.

 

Ma Renè Higuita non è solo un “semplice” portiere. Pensavate davvero che si potesse ingabbiare una personalità del genere tra due pali? Non scherziamo. Secondo Wikipedia Higuita ha messo a segno la bellezza di 55 reti, moltissime delle quali su rigore, le altre su punizione. Davanti a lui solo altri due portieri bomber particolarmente matti proprio come lui: Rogerio Ceni, e Josè Chilavert.

La vita di Higuita però è anche piena di picchi al ribasso. Fuori dal campo Higuita si è confermato parecchio estroso e per nulla banale. Chiacchierata non poco ad esempio la sua amicizia con una personcina non proprio raccomandabil, Pablo Escobar. I Mondiali di Usa ’94 non li giocò anzi li vide dal carcere perché accusato di aver fatto da mediatore in un sequestro di persona. Nel 2004 invece risultò positivo alla cocaina ad un controllo antidoping. L’anno seguente partecipò all’edizione dell’Isola dei Famosi colombiana. Mentre qualche anno fa, nel 2011, si è candidato a sindaco nella piccola cittadina di Guarne vicino a Medellin. Nel 2009, a 43 anni, chiuse la carriera agonistica. Tra i calciatori uno dei suoi migliori amici, è un altro tipetto fuori dal comune: un certo Diego Armando Maradona-

Insomma avete capito che Renè mancare proprio nulla in carriera. Una vita non ordinaria. Una vita da bomber. Una vita da Renè Higuita.

 

 

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy