I precursori del bomberismo: GEORGE BEST

I precursori del bomberismo: GEORGE BEST

La vita di George Best può essere tranquillamente sintetizzata con questa sua famosissima affermazione (e non di certo l’unica o per forza la più significativa)…

Ho sempre voluto essere il migliore in tutto: in campo il più forte, al bar quello che beveva di più”.

La vita di George Best può essere tranquillamente sintetizzata con questa sua famosissima affermazione (e non di certo l’unica o per forza la più significativa).

George Best nacque a Belfast il 22 maggio del 1946. E’ considerato ancora oggi il più forte calciatore nordirlandese di tutti i tempi e uno dei più forti calciatori di sempre. Talento strepitoso distribuito in un corpo di poco più di un metro e 70 per 60-65 chili, leggendaria ala destra del Manchester United che porta alla vittoria della Coppa Campioni nel 1968 (anno in cui Best vince pure il Pallone d’Oro). Le straordinarie vittorie e il formidabile talento in campo sono state oscurate spesso però dalle leggendarie prestazioni fuori dal campo con donne, alcool e macchine. Se la filosofia del “bomberismo” avesse un profeta, questo sicuramente sarebbe George Best.

Nel marzo del 1966, George divenne per tutti “El Beatle” o appunto “Il Quinto Beatle”. Sfoderò una prestazione stratosferica a Lisbona nel tempio del Benfica e di Eusebio. Aveva solo 19 anni. La somiglianza del nordirlandese ai mitici 4 di Liverpool che cambiarono il mondo della musica, fece il resto: stesso stile, stesse basette, stessi capelli. Best divenne il primo calciatore-pop. Inoltre l’influenza di Best sul mondo del calcio può essere paragonata in parte all’ascesa dei Beatles  in campo musicale. Come lui nessuno mai. Celebre lo slogan che lo vede protagonista coi mostri sacri di questo sport: PELE’ GOOD, MARADONA BETTER, GEORGE BEST.

In campo era il prototipo di calciatore che più si avvicina al Cristiano Ronaldo di oggi: abilità unica nel dribbling, letale negli uno contro uno, agilità e qualità tecniche immense. Inoltre un senso del gol molto alto (137 in 316 partite nei Red Devils), potenza, abilità nei contrasti e forza nel colpo di testa (nonostante i suoi 175 cm scarsi di altezza). Un calciatore moderno e completo. Scrive il giornalista britannico Duncan Hamilton nella biografia dedicata a Best dal nome “L’immortale”: “Nel calcio di oggi, senza tackle da dietro e col fuorigioco, sarebbe impossibile levargli il pallone dai piedi. Se Bale vale 100 milioni, lui ne varrebbe il doppio”.

Scoperto a soli 15 anni dal Manchester United dall’osservatore Bob Bishop dopo che il Glentoran di Belfast lo bocciò per via della sua gracilità fisica.  A soli 17 anni, il 14 settembre 1963, l’allenatore Matt Busby lo fece esordire contro il West Ham. Il 28 dicembre dello stesso anno il primo gol in FA Cup. Chiuse l’anno al secondo posto dietro il Liverpool con 17 presenze e 4 gol. La stagione dopo fu già titolo nazionale davanti agli acerrimi nemici del Leeds United. E già cominciò a salire il bottino di presenze e di gol di George (59 e 14).

A 19 anni, la stagione dopo, contribuì ad eliminare nei quarti di Coppa Campioni il Benfica di Eusebio da protagonista: due gol su 5 e i mass media che per la prima volta gli affibbiano il soprannome di Beatle. E’ il suo anno, è il suo momento. George Best divenne il calciatore più famoso al mondo e orde di ragazzine invasero l’Old Trafford con la speranza di sfiorargli  i capelli.

Nella stagione seguente fu ancora titolo nazionale grazie ad una stagione record: 17 assist. Vinse pure la finale di FA Charity Shield trasmessa per la prima volta nella storia a colori.

La stagione seguente fu agro-dolce: dopo la doppietta con cui espugna Anfield Road, il suo United perse il titolo contro i cugini del City. Ma fu pure l’anno della vittoria in Coppa Campioni. Di nuovo il Benfica di fronte e 4-1 finale dei Red Devils che aprirono le danze con il gol del numero 7 prima di arrotondare con la doppietta di Brian Kidd e il gol di Bobby Charlton. Alla fine di quell’anno Best vinse il Pallone d’Oro grazie a 32 reti in 53 presenze complessive. Il punto più alto della carriera di George.

Le stagioni seguenti furono buone per le prestazioni di Best non altrettanto per quelle dello United. Capocannoniere con 18 gol nel 1970-71, stabilì il record di gol segnati in una partita di FA Cup (6 contro il Northampton). L’anno successivo fece doppietta: vinse la classifica capocannonieri e quella degli assist. Ma ancora una volta i Red Devils finirono lontani dai sogni di scudetto, all’ottavo posto.

Best cominciò a subire emotivamente questa crisi dello United. Rivelò lui nella sua autobiografia: “Fu una delle prime cause che mi spinse ad esagerare. In realtà poi fu solo una scusa. Divenni alcolizzato senza nemmeno accorgermene”.

A 27 anni lasciò il Manchester United e di fatto chiuse la carriera. Già qualche tempo addietro minacciò questo momento, per via degli sbalzi che gli procuravano le assidue sbronze. Comincia a gironzolare il mondo in cerca di soldi per campare: prima tappa i Cork Celtic in Irlanda, poi arrivò negli Stati Uniti per giocare con i Los Angeles Atzecs (15 gol in 24 partite). Cominciò il via vai USA-Inghilterra tra Fulham e Los Angeles. Riportò il Fulham in Prima divisione e poi tornò in America. Giocò anche per i San Josè Earthquakes. Infine le tappe non indimenticabili con i Fort Lauderdale Strikers, all’Hibernian, al Bournemouth e nei Brisbane Lions. Ultima gara, una partita di coppa con il Tobermore United nel 1984.

Millenovecentoottantaquattro, anno in cui Best sconta quattro mesi per guida in stato di ebbrezza e resistenza a pubblico ufficiale. L’alcool, uno dei vizi di Best. Quello che lo devasterà. La causa della morte della mamma e poi la causa della sua morte. Una vera e propria passione (come d’altronde quella per le donne) che gli si ritorcerà contro. Non bastarono cure a base di Antabuse, non bastò la forza di volontà dell’ultima moglie Angie, né la nascita del figlio Calum. Non bastarono gli appelli ai media: “voi titolari di pub, non date da bere a quest’uomo”. No George trovò sempre il modo per bere un goccio (inizialmente) e soprattutto chi voleva bere un goccio con lui.

“L’unico posto nel quale mi sono sentito a mio agio era il campo da calcio. Quando firmai per il Manchester United non mi par vero che mi pagassero per fare la cosa che amavo. Mi chiedevano un opinione su tutto: musica, politica, cibo. Ma io amavo solo il pallone. Ma anche le donne e l’alcool.”

Il 20 novembre 2005 su sua esplicita richiesta il tabloid inglese “News of the World” lo ritrae sul suo letto d’ospedale con il titolo: “Don’t die like me”. Cinque giorni dopo Best muore.

Non è facile spiegare chi sia e cosa sia stato Best per il mondo del calcio inglese e non solo. Ci proviamo ricordandolo con alcuni dei più celebri aforismi.

“Ho amato almeno 2000 donne senza doverle sedurre…mi bastava dire solo: <<Ciao sono Best del Manchester United>>

“E’ stato l’alcool che nel 1984 mi ha portato nella prigione di Pentonville per guida in stato di ebbrezza, reato che sicuramente non mi avrebbe fatto finire in gattabuia se non avessi preso a  testate un poliziotto”

“Se Matt Busby fosse stato più duro con me le cose sarebbero andate meglio. Le regole della squadra non valevano per me. Loro non dovevano convivere con il fatto di essere George Best”

“Ho speso molti soldi per alcool, donne e macchine…il resto l’ho sperperato”

“Dicono che sono andato a letto con 7 Miss Mondo?Mi spiace deluderli…sono solo 4, le altre tre non le ho conosciute”

“Vivo la mia vita un drink alla volta”

“Quando giocavo negli Stati Uniti abitavo in una casa al mare, ma non sono mai riuscito a farmi una nuotata: lungo il tragitto c’era un bar”

“Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool: sono stati i 20 minuti più brutti della mia vita”

Se fossi nato brutto non avreste mai sentito parlare di Pelè

“Non so se è meglio segnare ad Anfield al Liverpool o andare a letto con Miss Mondo: per fortuna non ho dovuto scegliere”

“Non sa calciare di sinistro, non sa colpire di testa, non sa contrastare e non segna molto: per il resto è un buon giocatore” (su David Beckham)

“Una volta dissi che il Q.I. di Gazza era inferiore al suo numero di maglia e lui mi chiese: <<Che cos’è il Q.I.?” (su Paul Gascoigne)

“Darei tutto lo Champagne bevuto in vita mia per giocare al suo fianco durante una partita di Champions all’Old Trafford” (su Eric Cantona)

“Era il 1976 si giocava Irlanda del Nord-Olanda: giocavo contro Johan Cruyff, uno dei più forti di tutti i tempi. Al 5° prendo palla, salto un uomo, ne salto un altro, ma non punto la porta, punto in mezzo al campo: lì c’è Cruyff. Gli arrivo davanti, faccio una finta di corpo e un tunnel, poi calcio via il pallone. Lui si gira e io gli dico: <<Tu sei il più forte di tutti, ma solo perché io non ho tempo>>”

GEORGE THE BEST

Articolo di: RICCARDO RUSSO

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