I precursori del bomberismo: capitolo secondo, GIANFRANCO ZIGONI

I precursori del bomberismo: capitolo secondo, GIANFRANCO ZIGONI

A Verona oltre a presentarsi spesso in pelliccia, era solito portare una pistola nella cinta dei pantaloni:

<<Metto fuori classifica io, Pelè e Maradona perché calcisticamente siamo tre extraterrestri>>

Gianfranco Cesare Battista Zigoni, 63 gol in 265 partite in Serie A distribuiti con le maglie di Juventus, Genoa, Roma, Verona.  Carattere da vero bomber, non fece mai mistero delle sue passioni per alcol, motori e donne. Amico di Ezio Vendrame, divenne assieme a lui, uno dei simboli del calcio italiano degli anni Settanta per via della sua fama di giocatore ribelle ed eccentrico. La sua autobiografia, scritta proprio da Vendrame, ha un titolo che è tutto un programma: Dio Zigo pensaci tu

Alcuni aneddoti della storia di Zigoni sono notissimi:
<<Non ho mai frequentato il gregge. Ho accumulato più giorni di squalifica perché non sottostavo ai soprusi degli arbitri. Dicono sempre: bisogna credere nella buona fede di questi signori. Ma per favore…ho visto furti inimmaginabili. Una volta mi diedero sei giornate di squalifica perché dissi ad un guardalinee di mettersi la bandierina in quel posto. Presi pure trenta milioni di multa. All’epoca erano due appartamenti. Era il prezzo per la mia libertà di opinione>>-

Una volta Valcareggi, quando era a Verona, lo lasciò in panchina: lui, che non approvò la decisione, si presentò in panchina con pelliccia e cappello.
Sempre a Verona durante un’amichevole contro il Vicenza a venti minuti dalla fine decise di uscire dal torpore di una partita scialba: saltò quattro avversari e infilò il pallone sotto l’incrocio, salvo poi andare diretto negli spogliatoi imitato da parecchi tifosi che abbandonarono lo stadio.
A Verona oltre a presentarsi spesso in pelliccia, era solito portare una pistola nella cinta dei pantaloni: <<Sognavo di morire in campo con la maglia del Verona addosso. M’immaginavo i titoloni dei giornali e la raccolta di firme per cambiare il nome al Bentegodi. Il Gianfranco Zigoni. “Scusi Ameri, interveniamo dallo Zigoni di Verona…”. Sì, ero un pazzo furioso>>

Il più grande rimpianto di Zigoni fu quello di tagliarsi i capelli alla Juve: <<Ero troppo giovane per ribellarmi agli Agnelli>>.

Solo tre le convocazioni con la maglia dell’Italia, una sola presenza. Lui spiegò così il suo debutto: <<Faceva caldo e ad un certo punto vidi Rivera mettersi nella zona d’ombra. Pensai: sono l’ultimo arrivato qua, ma mica sono più scemo di altri. Feci lo stesso. Fu la prima e ultima presenza in azzurro>>

In campo si trasformava e veniva fuori il carattere da vero bomber: <<Avevo una grande opinione di me. Mi reputavo il calciatore più forte al mondo. In campo odiavo l’avversario e lo colpivo col mio pugno micidiale. Fuori gli volevo bene e lo invitavo a bere un whisky.>>

E infine l’aneddoto più divertente della sua carriera raccontato da lui stesso: <<Un giorno quando ero alla Roma dovevamo incontrare il Santos in amichevole all’Olimpico. Ero raggiante: “Finalmente il mondo saprà chi è più forte tra me e Pelè”. Trapattoni dopo un Genoa-Milan 3-1 con mia tripletta lo disse. “Zigoni è meglio di Pelè”. Anche il grande difensore del Real Madrid, Santamaria, dopo che lo feci ammattire durante una gara contro la mia Juve ammise: “Questo chico è migliore del negro” (voci dicono che alla frase aggiunse una sonora bestemmia, ndr). Ero sicuro: mi sentivo migliore di Edson Arantes e di tutti i suoi cognomi. Poi arrivò il giorno dell’amichevole…Madonna che depressione. Che giocatore! Pensai: non posso continuare a giocare sapendo che al mondo c’è qualcuno migliore di me, devo annunciare il ritiro…cambiai idea solo perché Ginulfi, il nostro portiere, in quella partita gli parò un rigore. Allora è umano, pensai.>>

 

Fonti: Wikipedia, www.storiedicalcio.altervista.org
Admin Riccardo
 
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