I precursori del bomberismo: Eric “The King” Cantona

I precursori del bomberismo: Eric “The King” Cantona

Comincia la carriera in porta, non solo perché è grande e grosso e dimostra più della sua età ma anche per suo stesso volere:

<<Non giocavo contro un avversario, giocavo sempre e solo contro l’idea di perdere>>.

Eric Daniel Pierre Cantona, nasca a Marsiglia il 24 maggio del 1966 da padre di origine sarda (Ozieri) e madre di origine catalana. Cresce e sviluppa la sua personalità grazie ai consigli del nonno <<hai una bocca e due orecchie: devi più ascoltare che parlare>> e a quelli del padre Albert, infermiere: <<non c’è niente di più stupido di un giocatore che si crede più importante del pallone>>.  

Comincia la carriera in porta, non solo perché è grande e grosso e dimostra più della sua età, ma anche per suo stesso volere: <<Per me c’erano due possibilità: portiere o attaccante. Miravo solo ad una cosa: essere il salvatore della squadra>>. La prima squadra è lo Sport Olympique Caillolais. A 9 anni ne dimostra 15 e segna almeno un gol a partita. I suoi critici in futuro diranno che l’abitudine a vincere da piccolo lo ha fatto diventare un cattivo perdente.

Cresce ancora e gli occhi delle squadre più blasonate di Francia cominciano ad indirizzarsi su di lui. L’Olympique Marsiglia lo scarta dopo un provino perché “troppo lento”; sarà Guy Roux a convincerlo ad accettare l’Auxerre regalandogli una maglietta e un gagliardetto gratis. Un  gesto semplice che ad esempio non fecero a Nizza. Ecco il motivo della prima scelta sportiva (non ancora professionistica) di Cantona.

Ad ottobre del 1985, il 19enne Cantona fa un’apparizione alla Scala del Calcio: San Siro. Gioca i secondi 45 minuti contro il Milan (non ancora di Berlusconi) nei sedicesimi di Coppa Uefa. Non impressiona: su di lui la marcatura stretta ed efficace di un altro giovane da belle speranze: Paolo Maldini. Con l’Auxerre firma il suo primo contratto professionistico nel 1986 (in precedenza era finito in prestito, dopo l’anno di leva obbligatorio, al Martigues). Nel 1987 sposa Isabelle Ferrer e ne darà notizia a cerimonia avvenuta.

Nel 1988 l’Olympique Marsiglia brucia la concorrenza di altre squadre francesi e del Milan di Berlusconi che voleva formare la coppia Van Basten-Cantona. Eric, convinto dal presidente Bernard Tapie, finalmente corona il sogno di giocare per la sua squadra del cuore. Ma l’idillio dura poco. A gennaio si gioca un’amichevole a Sedan con al Torpedo Mosca, organizzata per raccogliere fondi e devolverli ai terremotati dell’Armenia. Sostituito, Eric reagisce malino: calcia il pallone in tribuna, si toglie la maglia e la lancia verso la panchina. Per Tapie è un gesto inqualificabile e <<vedremo se ricorrere ad una clinica psichiatrico>> e il club lo sospende per un mese.

Quello stesso anno Cantona reagisce male per una mancata convocazione in Nazionale del c.t. Michel: <<Mickey Rourke dice che chi assegna gli Oscar è un sacco di merda: io non giocherò più in nazionale finchè Henri Michel sarà il selezionatore>>.

Va in prestito al Montpellier e vince una Coppa di Francia, ma lì verrà ricordato per un’altra “cantonata”: fa partire un rissa nello spogliatoio, tira le scarpe addosso un compagno prima di menarlo.

Torna alla base nel ’90: con Franz Beckenbauer va tutto bene. Ma quando il Kaiser viene esonerato e la panchina viene affidata a Raymond Goethals ricominciano i problemi. Cantona viene emarginato. L’OM arriva in finale di Coppa Campioni, ma perde contro la Stella Rossa. Eric è a casa davanti alla tv e il rimpianto che hanno molti tifosi del Marsiglia è <<se ci fosse stato Cantona…>>.

Va in  prestito al Nimes dove è protagonista di un’altra “cantonata”, l’ultima in Francia: il 7 dicembre 1991 contro il Saint Etienne Eric scaglia un pallone addosso l’arbitro dopo una serie di proteste. Va negli spogliatoi senza nemmeno aspettare il rosso diretto. La Federcalcio fìFrancese gli commissiona un mese di squalifica. Lui li definisce: “un branco di idioti” e colleziona altri due mesi aggiuntivi. Siamo al capolinea: Cantona va a sciare a Val d’Isere, comincia a dedicarsi alla pittura e annuncia il suo ritiro dal calcio.

Ci ripensa invece: torna a giocare invece, ma non in Francia. Si narra di un interesse della Samp, si parla di Liverpool (ma Souness non lo vuole) e alla fine la spunta il Leeds United. Il Leeds vince il campionato grazie ai gol ma soprattutto agli assist di Cantona per Chapman. L’Europeo in coppia con Papin va male, ma Cantona torna ad essere un calciatore ambito. Il Manchester United di Sir Alex Ferguson lo acquista. Celebre il leggendario siparietto che li vede protagonisti durante la trattativa: <<Mi chiedo se tu sia abbastanza bravo per giocare all’Old Trafford>> la provocazione di Ferguson alla quale Cantona risponde: <<Mi chiedo se Manchester sia abbastanza per me>>.

Comincia un’epopea indimenticabile: gol straordinari, esultanze cinematografiche (colletto alzato, petto in fuori e mento sporgente), ma anche le tante espulsioni per aggressioni all’avversario. Ad Istanbul in un match di Coppa, viene cacciato per insulti all’arbitro e nel tunnel degli spogliatoi viene malmenato da un poliziotto. Ma ovviamente tutti ancora ricordano il colpo da kung fu ad un tifoso di cui si rese protagonista Eric durante la partita contro il Crystal Palace. Dopo un calcio a Richard Shaw del Palace, Cantona viene espulso. Matthew Simmons ventenne simpatizzante di estrema destra lo insulta: <<Francese figlio di puttana>>. Apriti cielo: Cantona è preoccupato per la salute del padre che da piccolo gli consigliava <<Nella lotta colpisci per primo>>. La reazione è istintiva: Cantona colpisce con un calcio volante il giovane di South London. La giustizia ordinaria lo condanna a due settimane di reclusione (commutate in 120 ore di lavori sociali); quella sportiva gli dà addirittura 8 mesi di squalifica. In conferenza stampa, dopo diversi giorni di silenzio stampa assoluto pronuncia una delle sue frasi più celebri contro i media: <<Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine>>. Cantona torna ma non è lo stesso: vince ancora una Premier ma a due giorni dal trentunesimo compleanno dice addio al calcio, stavolta definitivo: <<Ho giocato 13 anni da professionista. Ora ho voglia di fare altre cose>>.

Molte le perle, non solo quelle straordinarie sul campo da gioco, che ha lasciato il personaggio Eric. Un vero precursore del bomberismo.

<<Ho un modo infallibile per calciare i rigori: li metto dentro>>

<<Il pallone è come una ragazza: prima gli piace essere accarezzata e poi violentemente sbattuta>>

<<Sono molto orgoglioso che i tifosi all’Old Trafford cantino ancora il mio nome: ma ho paura che un domani loro si fermino. Ho paura perché lo amo. E ogni cosa che ami hai paura di perderla>>.

Fonti: www.storiedicalcio.altervista.org
Riccardo Russo@Rouge86Rouge

 

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