I precursori del bomberismo: Helge Bronée

I precursori del bomberismo: Helge Bronée

Ma in campo non è da meno: durante una partita disputata sotto un diluvio universale, Bronée protesta e urla duramente nei confronti del direttore di gara:&nbsp…

Siamo negli anni ’50. Internet non esiste, ma i giornali sì. E i giornalisti di allora possono solo ringraziare un distinto ed elegante danese, che calcava i campi della Serie A e riempiva le gazzette di quegli anni con le sue imprese dentro e fuori dal campo. Il suo nome era Helge Bronée.

Il precursore di Bendtner (danese pure lui e pure lui amante della moda e della vita notturna) è un talento del pallone, calciatore di classe purissima. C’è chi lo definisce artista, chi poeta. E’ un ragazzone elegante di un metro e 90 messosi in luce nelle Olimpiadi londinesi del 1948.  Gioca nel Nancy, quando il presidente del Palermo di allora, l’istrionico Lanza di Trabia si mette alla ricerca di un campione in grado di fare la differenza. Anzi lui vuole “il più forte del mondo”. Ed è allora che, consigliato dall’amico Gianni Agnelli ma soprattutto dall’allenatore rosanero Gipo Viani, Lanza di Trabia stacca un assegno di quasi 14 milioni di lire per questo centravanti danese. Una follia all’epoca.

Arrivato in Italia Helge si fa notare subito con scene particolari. Nell’albergo in cui alloggia il Palermo, pronti via, ruba tutte le grucce e le stampelle per poterci mettere l’infinità di camicie a disposizione.

Ma in campo non è da meno: durante una partita disputata sotto un diluvio universale, Bronée protesta e urla duramente nei confronti del direttore di gara: <<Sono un artista e un pantano del genere mi proibisce di far vedere al pubblico la mia arte. Sospenda questa partita>>. Non che il suo rapporto con le giornate calde e assolate migliori. In quel caso Bronée non si sposta in un fazzoletto di campo della Favorita, quello dove c’è l’ombra.

Il suo rapporto con gli allenatori è pessimo, rei di imbrigliare la sua fantasia. Clamoroso un episodio con Gipo Viani, colui che lo vuole in rosanero quando gioca in Francia. Durante una partita, Viani vuole portare a casa a tutti i costi un pareggio sfruttando la sua tattica preferita: il catenaccio e l’invenzione del libero “spazzino” in difesa. Il sistema di gioco prenderà poi proprio il nome del tecnico come “Vianema”. Ma Bronée non ci sta. Tutto questo è un ingiuria verso il suo talento e verso chi è venuto a guardarlo. Ad un certo punto si sposta in difesa e si fa il più clamoroso degli autogol. Negli spogliatoi Viani cerca di strozzare il danese dopo averlo preso a pugni. Ma la vendetta arriva.
Bronée passato alla Roma appena tornata in A mette come condizione l’esonero di Viani per vestire giallorosso. Viani lo apprende dai giornali.

A Roma il genio e la sregolatezza di Bronée esce ancora di più in superficie. A partire dal ritiro in cui Helge si inventa uno scherzo: il dirigente Crostarosa appena arrivato a Roma si trova davanti “Toceto” Renosto travestito da Hitler accompagnato da una bionda. La bionda è il terzino Eliani, i cui lineamenti si prestavano benissimo alla messa in scena. Bronée tra l’altro lega subito moltissimo con il portiere Bepi Moro un altro “bomberone” dentro e fuori dal campo. Un unione da manicomio. Infine Bronée nelle notti romane iene avvistato spesso con il turco Sukru a bordo di una Buick con la quale gira la città accompagnato da moltissime donne diverse. Si narra di risse clamorose e sbronze memorabili.

Ma l’idillio coi giallorossi stava per finire: Pandolfini e Venturi non amavano troppo le stravaganze del danese, erano campioni con pochi grilli per la testa. Il 25 ottobre 1953 contro l’Inter, nonostante una prestazione sontuosa del danese, il suo amico Moro viene beffato da Lorenzi che pareggia. Apriti cielo: Venturi si scaglia verbalmente e non solo contro Bronée che pure non sembra c’entrare nulla con l’accaduto. Durante la rissa, Venturi lancia uno scarpino che però finisce per colpire il dirigente Campilli (tra l’altro imparentato con un ministro). E’ l’epilogo della storia giallorossa di Bronée: la società gli taglia lo stipendio, lo spedisce nelle riserve e chiede le sue scuse. Scuse che puntualmente non arrivano, anzi. Il danese continua a giocare con le riserve e pretende lui le scuse dai dirigenti.

Bronée viene acquistato dalla Juve, società nota per mettere in riga i talenti senza regole. La stagione è buona (11 gol) ma è la prima e ultima in bianconero. Si dice che Boniperti non lo vuole perché non passa mai il pallone.

Finisce al Novara con un contratto milionario e a prestazione. Un bel premio in denaro ad ogni gol. E lui ne fa dieci.

Un danese moltissimi anni fa prima di Bendtner incarnava nel suo personaggio la definizione di bomber: e questo era il precursore Helge Bronée. 

Admin Riccardo
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