I precursori del bomberismo: OMAR SIVORI

I precursori del bomberismo: OMAR SIVORI

Sivori, irridente e provocatorio nei confronti degli avversari, porta in Italia il “tunnel” del quale è maestro e non sbagliamo a definirlo addirittura l’invent…

<<Sivori è più di un fuoriclasse. Per chi ama il calcio, è un vizio>>.

La frase dell’Avvocato Gianni Agnelli dice tutto o quasi sul talento di Enrique Omar Sivori. Nato a San Nicolas de los Arroyos il 2 ottobre del 1935, El Cabezon, soprannominato così per la folta capigliatura scura che spiccava su un corpo minuto (1,63 cm per 59 chili), è ricordato ancora oggi come uno dei calciatori argentini più forti di sempre. Di origine italiana (difatti da oriundo militò anche per gli azzurri e vinse il Pallone d’Oro nel 1961, premio aperto solo ai calciatori europei), Sivori è considerato il “padre” del trio magico di fuoriclasse mancini che hanno fatto la storia del futbol argentino: con lui, il “figlio” Maradona e il “nipote” Messi.

“El gran Zurdo” (l’altro suo soprannome, il grande Mancino), è un giocatore irriverente, anarchico, furbo. Di lui il filologo Massimo Raffaeli ha detto: <<Era il genio assoluto, l’esplosione, l’anarchia come disciplina superiore del calcio>>.

Nel 1952 viene acquistato su segnalazione di Renato Cesarini dal River Plate che lo aveva prelevato dalla squadra del Teatro Municipal. Nel triennio tra il 1955 e il 1957 è campione d’Argentina con i biancorossi. Nel 1957 inoltre, con la maglia dell’Albiceleste, vince il campionato sudamericano (la Copa America) che si disputa in Perù. Lui, Maschio e Angelillo sono i tre eroi, il trio delle meraviglie, meglio noto come “gli angeli dalla faccia sporca” che dominano la competizione.

Renato Cesarini stavolta sponsorizza il talento argentino in Italia e precisamente alla Juventus. Umberto Agnelli, l’allora presidente bianconero, decide di investire una somma vicina ai 160 milioni (che servì al River Plate a ristrutturare il proprio stadio). Era il 1957 e l’Italia scopre tutti e tre gli “angeli dalla faccia sporca”. E Torino si innamora di Sivori.

Con Boniperti, simbolo juventino che decide di fare un passo indietro per lasciare libertà d’azione all’argentino, e con il gallese Charles, prima punta fisica e amante della birra, Omar Sivori compone uno dei tridenti più forti e più ammirati della storia del calcio italiano. Inizialmente non è stato facile inserirsi per lui: i maligni vedevano in lui un “rallentatore della manovra”. C’è chi ancor più malignamente lo accusava di utilizzare il piede destro solo per scendere dal pullman. Ma l’italo argentino lega immediatamente con Charles non solo in campo: il gallese è uno dei suoi bersagli preferiti di sfottò e di scherzi.

Uomo scaltro, scherza i suoi avversari puntando sulle loro debolezze. Gioca con i calzettoni abbassati “alla cacatoia” come disse Brera. Gioca a stinchi nudi, ma non ha per niente paura delle entrate degli avversari anzi. Nelle provocazioni è maestro. Lippi disse di lui. “Stravedevo per la cattiveria e la scaltrezza di Sivori: non si faceva mai picchiare da nessuno. Anzi al massimo succedeva il contrario”. Già perché la sua tattica è proprio quella di innervosire per primo l’avversario con entrate dure, in modo da definire subito i ruoli: qui comando io. Ama il gioco duro e non esce dalla lotta. Piccolo, ma ben piazzato, Sivori si fa rispettare da tutti. Semmai è lui a mancare di rispetto, calcisticamente, agli altri…

A volte gli si chiude la vena e viene fuori il suo animo indio e rissoso. Succede in una partita con la Juventus quando sta per scagliarsi contro un avversario ma l’amico Charles lo ferma e gli molla un ceffone. Il suo carattere irascibile però viene fuori altre volte: Sivori colleziona qualcosa come 33 giornate di squalifica da calciatore nel campionato italiano. In una gara contro la Sampdoria, il 25 marzo del 1962, aggredisce l’arbitro Grignani e si prende 6 turni di squalifica. Anche quando cambia casacca e passa al Napoli non placa il suo animo: litiga col tecnico Pesaola reo di schierarlo troppo poco e prende un milione di lire di multa. Nel 1968 dopo aver steso lo juventino Favalli viene espulso e prende altre sei giornate di squalifica che lo spingono a fine anno a lasciare il calcio.

Sivori, come dicevamo irridente e provocatorio nei confronti degli avversari, porta in Italia il “tunnel” del quale è maestro e non sbagliamo a definirlo addirittura l’inventore.
Ci sono un paio di vicende che narrano la scaltrezza di Sivori. Ad esempio in un pomeriggio del 1959 nella partita tra Padova e Juve, viene assegnato un rigore alla Juve e montano le proteste degli avversari. Sivori assume inaspettatamente il ruolo da paciere e convince il portiere avversario Pin a smetterla di protestare: <<Manca un minuto dalla fine e vinciamo 3-0: calma i tuoi e te lo faccio parare>>. Pin calma i suoi e come d’accordo si tuffa dalla parte che gli indica Sivori. Peccato che Omar decide di cambiare lato e di infilare lentamente la palla dall’altra parte. Finisce con Sivori che corre, ma non per esultare, ma per scappare dalla furia omicida di Pin.

Succede anche che la lingua di Sivori non si tenga a freno nemmeno coi compagni: il giovane portiere Mattrel non trattiene un pallone durante una partita e Sivori lo insulta apertamente davanti a tutti i compagni.
Sivori recita bene durante la carriera il ruolo da divo (o come diremmo noi da bomber!): si allena quando vuole lui, mangia quello che vuole lui, finisce di giocare a carte quando vuole lui. Succede che un giornalista lo vuole intervistare mentre sta giocando a scopa, lui gli risponde maleducatamente: <<Non vedi che ho da fare?>>.

Omar Enrique Sivori talento unico, impareggiabile compagnone e subito dopo insopportabile rompiscatole. Genio e giocoliere in campo e anche fuori. Dolce come il miele e letale come la cicuta. Precursore del bomberismo.
Sivori non era un fuoriclasse, ma semplicemente un vizio.

Admin Riccardo
Rouge86Rouge
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