APERI-ENGLISH: L’INGLESE DA APERITIVO PER FAR COLPO SULLE FIGHE DI LEGNO

APERI-ENGLISH: L’INGLESE DA APERITIVO PER FAR COLPO SULLE FIGHE DI LEGNO

Domenica sera. Il momento dell’aperitivo post-partita. Si lascia il borsone a casa, ci si dimentica di azionare la lavatrice e si parte armati di tuta di rappresentanza della squadra con il pantalone ben incastrato nel calzettone bianco e l’aria di chi ha appena portato a casa uno scudetto. Il locale si popola di manici e per fare colpo sulle poche fighe di legno presenti non basta svuotare la bomboletta di Axe. Ci vuole una marcia in più, serve l’eredità di Guido Nicheli: quelle parole inglesi che fanno figo. Scusate, fanno “cool”.

LOCATION – il termine “location” suona sicuramente meglio del volgare “posto” ma certo non migliora la qualità del luogo visitato in questione. ”Sai, sono stato in una splendida location lo scorso weekend”: nel 99% dei casi si tratterà del campo del paesello sperduto sulle colline, nel restante 1% del divano di casa davanti alla Play.

BUDGET – Spesso accompagnato dal becerissimo “cash”, il termine budget è utilizzato da chi vuol mostrarsi intraprendente e portatore di una non meglio precisata mentalità imprenditoriale. Nel 99% dei casi il termine in questione sarà utilizzato a sproposito, nel restante 1% per dire velatamente che si hanno le pezze al culo. Dopotutto con i 20€ guadagnati per la trasferta non si può pretendere chissà cosa. Altro che i “big money” promessi dal presidente che arriva al campo in Cayenne.

BUSINESS – una volta si diceva “lavoro”, adesso che tu giochi in terza categoria o che tu faccia il ricercatore al CERN la sostanza non cambia: tutti hanno un “business”. Una parola rubata al lessico manageriale che riesce a rendere godibile anche il lavoro più becero. Almeno fin quando, tolte le scarpe con i tacchetti, il lunedì si apre con un bel paio di scarpe antinfortunistiche ai piedi e il caloroso buongiorno dell’autobotte dell’autospurghi..

PUBLIC RELATIONS – In un mondo attanagliato da una pressante crisi economica sembra che vi sia un settore che non risente minimamente del tonfo del PIL. Pare che tutti, dal panettiere all’impiegata passando per il magazziniere, si occupino delle tanto agognate “public relations”. Public relations che vanno clamorosamente a farsi benedire nel momento in cui il tavolo della pasta fredda è vuoto. E per un’oliva ascolana si deve sgomitare come solo il miglior terzino di provincia sa fare.

GLAMOUR – La parola che più di tutte mette in crisi. Glamour in fotografia equivale ad erotismo, nella vita da aperitivo della domenica ancora non si sa. Può significare tutto e niente. Se si presenta il classico figone in tacco 12 e camicia mezza slacciata è glamour o più semplicemente gnocca? Ai bomber l’ardua sentenza. Io voto per la gnocca.

BUFFET – Se il vostro spasimante vi scrive “andiamo al buffet” dopo la partita i casi sono due: o fate pietà ai fornelli oppure lo spasimante in questione non vuole portarvi a cena perché è tirchio. Inutile che racconti quanta poca dignità le persone possono mostrare davanti a riso freddo e pizzette. Dignità che prende il volo come il coraggio di Parente davanti a Stam. Soprattutto se avete giocato dieci minuti da subentranti nella Coppa di terza categoria.

BRUNCH – Lasciamo un attimo da parte l’appuntamento fisso delle 19. Il cugino nobile dell’aperitivo si consuma il più delle volte la domenica ad un orario che spesso richiama l’intervallo scolastico. Chiamarlo “spuntino di metà mattinata per evitare di arrivare alla partita in crisi di zuccheri” suonava male così ecco nascere il termine “brunch”. Inutile dire che il nome non rivaluta la dignità del pirata da buffet, tutt’altro.

WORK IN PROGRESS – La risposta più classica all’ancor più classica domanda dei compagni di squadra: “ma con la tipa?”. In tre parole si riassume lo status dell’uomo caduto nel limbo di uscite a vuoto e coccole sotto la casa della suddetta ragazza che non concede nemmeno un gallone (pardon, “leg”) alla vista. E che non viene nemmeno a vedervi mentre fissate il vuoto in panchina aspettando che il mister si ricordi di voi.

TARGET – Suona malissimo ma a quanto pare meglio di “obiettivo”, una delle poche parole italiane che non mette in crisi chi è poco avvezzo alle doppie. Il “target” può essere la doppia cifra nel campionato amatori o la bionda che ha fatto perdere la testa a metà rosa. Forse è meglio lasciare perdere e provarci con il “fighino”. No, non c’è proprio nessuna parola inglese con cui tradurre “fighino”. In compenso il “Two of spades” è dietro l’angolo.

Articolo di: Nicolò Premoli

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