L’Ignoranza è una Cultura

L’Ignoranza è una Cultura

E’ ogni giorno più evidente quanto l’Ignoranza sia attualmente in espansione nella società italiana (e non solo). No, non parlo dell’ignoranza con la “i” minuscola, quella del popolino che si sente in dovere di commentare tutto, postando un video di Di Battista e malmenando la lingua italiana; parlo dell’Ignoranza con la “I” maiuscola, quella che prende coscienza di se stessa e diviene modus vivendi, status symbol, cultura. Proprio questa iconizzazione ha prodotto una diffusione massiccia di pagine Facebook popolate da milioni di persone (il ruolo di queste piattaforme e la loro caratterizzazione sarà discussa in seguito) ; esse, a loro volta, hanno declinato in varie forme questo principio, ottenendo peraltro sempre più spazio mediatico, dato che – oltre alla diffusione social – sono state guadagnate apparizioni televisive e radio (pensiamo alla presenza de Gli Autogol a Radio105 o a Gazzetta TV), articoli e rubriche giornalistiche (penso a quella tenuta da Chiamarsi Bomber sul sito de La Gazzetta). Ed è proprio questa diffusione in progresso che sta permeando la società di quella Ignoranza cosciente di sé, sino a creare un vero e proprio modo di vita, figure di riferimento (quella finissimamente definita del “bomber” o quella dell’”operaio” pubblicizzata da La Fabbrica del Degrado) , un filone culturale disorganizzato – ma ugualmente riconoscibile.

Cosa s’intende per “cultura”?

Riprendendo la definizione di Wikipedia, “un movimento, da un punto di vista sociologico, è qualunque formazione sociale collettiva relativamente strutturata che appare identificabile per il fine dei suoi partecipanti e membri di difendere o promuovere degli “oggetti” o delle situazioni che hanno una connotazione sociale, e quindi delle implicazioni di fatto o di valore per un gruppo più o meno circoscritto di soggetti.”. Io penso che si possa definire una linea culturale (come umanesimo, illuminismo, romanticismo, …) come tendenza caratterizzata da tratti generali ben chiari i quali influenzano e danno forma a manifestazioni artistiche e filosofiche oltre che a un particolare stile di vita; aggiungerei, secondo una precisa intuizione marxiana, che ogni linea culturale è fondata su una base sociale da cui è proposta; inoltre, ognuna di esse ha dei “circoli preferenziali” entro cui è cullata.

La cultura dell’Ignoranza

L’arte dell’Ignoranza

A partire principalmente dalla piattaforma del web, si è venuta a creare una corrente artistica Ignorante che oggigiorno influenza sempre maggiormente musica, arti figurative, cinema e arti recitative. Partiamo dalla musica: se questo vento d’ignoranza sta soffiando progressivamente anche sull’arte preesistente (è il caso di musica pure mediamente colta e/o abbastanza nota: provate a sentire gli ultimi progetti del rapper Willie Peyote oppure la sigla della Falafel Cup 2015 a cui si è prestato il cantante dei Finley o anche “Lost in the Weekend” di Cremonini), ci sono manifestazioni artistiche e personaggi che hanno interamente improntato la loro produzione su questo principio. Mi limito a menzionare due fenomeni: il primo è il rapper (e non solo) Trauma Calabbria, che ha fatto dell’Ignoranza consapevole la propria forma poetica, creando un proprio mondo artistico fatto di vinacci, maglie della Reggina e citazioni filosofiche; il secondo è quello delle canzoni famose reinterpretate scandendo nomi di calciatori: se ci si pensa è una disciplina artistica molto profonda, che punta a risvegliare negli ascoltatori le emozioni legate a quelle famosissime canzoni e a quei calciatori. Nelle arti figurative per ora possiamo menzionare soltanto quei capolavori in cui talvolta si tramutano certe immagini di Facebook con tanto di didascalia diffuse da quasi tutte le pagine “ignoranti” (difatti, si punta parecchio sul richiamo comico dell’immagine commentata); tuttavia, credo ragionevolmente che nei prossimi tempi anche questa categoria artistica maturerà un suo filone Ignorante. Esplorando il vasto mondo della scrittura, benché non esistano – a mia conoscenza – libri concepiti per essere ignoranti, possiamo leggere degli articoli meravigliosi praticamente da tutte le fonti: vi sono centinaia di questi su pagine come Calciatori Brutti o Chiamarsi Bomber (anche scritti da fan non amministratori), ma particolar menzione meritano pagine come L’ultimo Uomo, Calcioscopio e Volevoilrigore, capaci di unire stile appropriato, poesia e consapevolezza ad una scelta di campo comunque Ignorante. Rimangono, a mio parere, un po’ sullo sfondo le arti recitative: se facciamo eccezione per Maccio Capatonda – un antesignano dell’Ignoranza -, che peraltro è ormai una vera istituzione della comicità italiana (la quale si sta comunque progressivamente abbeverando sempre più alle fonti dell’Ignoranza), vedo (per ora) solo le premesse per uno sviluppo futuro.

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La filosofia dell’Ignoranza

Ogni movimento culturale che si rispetti deve avere una filosofia che da esso provenga: l’Ignoranza non è da meno. Se è rintracciabile ovviamente un fil rouge che attraversa ogni espressione dell’Ignoranza (ossia per esempio l’ignoranza come fuga da un mondo troppo angusto e fine; l’ignoranza come spunto per una profonda conoscenza emotiva; l’elevazione di oggetti o persone deprecabili e/o insignificanti; la grande attenzione all’ironia), è anche vero che si sono venute a formare alcuni “circoli filosofici” ispirati al pensiero e alle dichiarazioni di qualche personaggio. Mi limito a menzionarne tre – quelle più organicamente definite – : il malesanesimo, il bensonismo e il dipreismo. Per quanto riguarda il pensiero derivante dalle dichiarazioni di Malesani, esso è stato innanzitutto cullato dalla pagina Demotivato mollo ma che mollo, per poi espandersi e prendere una forma sempre più filosofica per esempio nel malesanianissimo Davide Vardinogiannis (vedere il suo profilo per credere): una filosofia che sostanzialmente si auspica un mondo “coragioso” e sempre meno composto da personaggi “finti, fatti proprio condiplastica”. Benché senza dubbio meno organico, certamente esiste un pensiero derivante dalle performance e dalle dichiarazioni di Richard Benson: una filosofia sincretica in bilico tra esistenzialismo, satanismo, cristianesimo ed una forte influenza magico-mitologica. E il dipreismo: se certamente questa si può definire una filosofia – peraltro autoproclamatasi – e un sistema valoriale discendente dal trash ultracapitalistico che è una delle origini dell’Ignoranza, non sono certo che i suoi credi siano allineati con l’essenza dell’Ignoranza – ma lascerei ciò come questione da dibattere. Mi sembra comunque importante sottolineare che l’approccio di tutte e tre è abbastanza simile per quanto riguarda – per esempio – la politica: un disconoscimento del sistema politico tradizionale ormai completamente marcio, ma comunque una volontà di intervenire – ognuno a modo proprio.

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L’ignorante e le sue figure di riferimento

E’ frequente che, all’interno di determinati contesti culturali, vengano a crearsi dei modelli umani di riferimento: è il caso della cultura medievale con la figura emblematica del cavaliere, come dell’umanesimo con la figura del dotto o della cultura seicentesca con la figura dello scienziato. Su questa scia vanno dunque ad inquadrarsi i modelli della cultura Ignorante. Tra questi il più finemente delineato è quello del bomber: una certa ignoranza calcistica – condita con qualche fortunoso successo – , un occhio dritto su ogni figa che si palesa ed il gioco è fatto. Non bastasse questo arcinoto inquadramento generale, il video di Chiamarsi Bomber “La Giornata” è teso a tratteggiare, sempre ironicamente, anche i dettagli del bomber. Inoltre, credo che anche i vari articoli fatti da tante pagine su alcuni leggendari calciatori collaborino in tale direzione, rappresentando quasi delle agiografie. Altre figure, forse più importanti a livello concettuale, ma minori a causa della maggior vaghezza con cui sono delineate, sono l’operaio – pubblicizzato soprattutto da La Fabbrica del Degrado – e il pastore – figura di riferimento di Sesso, Droga e Pastorizia – .

Il modo di vivere Ignorante

E se la figura del bomber spesso rimane solo tale, rappresentando un modello ideale, un’aspirazione irrealizzata (ben rappresentata questa frustrazione ne “La Giornata”) , il modo di vivere e la morale dell’Ignorante esistono anche su un piano meno epico e più realistico. La vita Ignorante si caratterizza, in modo molto ampio, per l’ilarità con cui viene affrontata. Un’ilarità che porta a rendere magnificenza alle parti più ignobili dell’esistenza, in un ribaltamento valutativo tipico della modernità e post-modernità, teso a dare nobiltà anche alle situazioni più misere. Tuttavia, ciò non significa l’assenza di una moralità o il ribaltamento etico tout court: ricordo un post di Calciatori Brutti che, al seguito di una brutta vicenda di violenza allo stadio, chiariva perentoriamente che quella era ignoranza e non Ignoranza: ecco, questo mi pare un piccolo esempio di una moralità spesso dissimulata, ma solo in quanto presupposta.

I circoli dell’Ignoranza

E’, dunque, ben chiaro che i centri propulsori di questa nuova cultura e delle manifestazioni ad essa legate sono le pagine Facebook. Parrebbe un’insulsa provocazione accostare le pagine Ignoranti ai caffè illuministi o alle accademie ellenistiche; e invece – nel quadro di una corrente cullata dalla post-modernità tecnologica e gentista – è perfettamente logico che i circoli culturali siano quegli spazi delimitati del più grande social network al mondo. Dei circoli sicuramente differenti, così come i caffè letterari erano diversi dalle accademie dell’ellenismo: delle associazioni che non richiedono un’adesione vincolante, ma nelle quali palesemente si riproducono i modelli dei dibattiti da sempre tenuti in ogni movimento culturale: dai “dirigenti” viene proposto un contenuto e la base lo discute. Ad ogni epoca il suo circolo culturale: nell’epoca dell’ignoranza – ancor prima che dell’Ignoranza – i circoli culturali sono le pagine Facebook.

La base sociale da cui nasce l’Ignoranza

Argomento delicato, ma inevitabilmente da affrontare, è quale sia la provenienza sociale dell’Ignoranza: infatti, se non comprendiamo ciò, è impossibile capire bene cosa sia questa cultura. Partiamo da una constatazione tanto semplice quanto fondamentale: l’Ignoranza è una controcultura, nata dalla stanchezza e dal senso d’oppressione avvertita nei confronti della cultura dominante scientista, formale e supponente. E chi poteva partorire tale controrisposta se non la classe sociale oppressa da coloro che si nascondono dietro quella presunta superiorità culturale? L’Ignoranza è dunque una cultura degli sfruttati, delle classi lavoratrici, del proletariato. Tuttavia, è figlia di una specifica situazione di questo ceto: è il prodotto del proletariato italiano reso ignorante fino al midollo e derubato dalla cultura di provenienza marxista che gli apparteneva. A questo punto, mancava un punto di riferimento indipendente, ma questa classe non poteva indossare la cultura di quella da cui era dominata. E quindi, dopo i tentativi di scalata sociale frustrati e dopo il tentativo, mai realizzato, dei falsi professoroni di convincerci che non esistono divisioni sociali, ecco ciò che è successo: l’ignoranza indotta è stata trasformata ad Ignoranza, quale contrassegno culturale della classe oppressa. Dunque è questo che fa dell’Ignoranza una cultura e non una mossa governativa imposta dall’alto, è questo che fa dell’Ignoranza una mossa di riscatto orgogliosa. Peraltro, questa provenienza sociale è dimostrata dall’insistenza con cui si riferisce alla figura dell’operaio, in primis ne La Fabbrica del Degrado, ma anche nel contesto calcistico (pensiamo, per esempio, al testo – in un certo senso precursore dell’Ignoranza – di “Una Vita da mediano” di Luciano Ligabue). Il contesto calcistico, giusto. Ci si potrebbe indignare: ma che razza di cultura è una cultura fondata in buona parte sul calcio? Ma si può rispondere semplicemente: e da cos’altro dovevano trarre ispirazione i poveri italiani se non dai circenses imposti loro per tenerli tranquilli? Per riassumere la questione: l’Ignoranza è la trasformazione in orgoglioso contrassegno culturale dei limiti imposti dalla classe dominante al proletariato italiano. Non a caso, gli eroi – anche solo calcistici – di questo movimento culturale non sono i calciatori di classe e di tecnica; al contrario, sono coloro i quali hanno fatto dei propri limiti dei pregi, coloro i quali hanno sempre tenuto alta la testa anche in situazioni di difficoltà. Per citare Willie Peyote: “I tuoi eroi fanno cilecca sul più bello, fighetti strapagati come Matri e Borriello (…) restiamo hardcore come Kamil Glik.”.

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Conclusioni

Dunque, sì: l’Ignoranza è una cultura, giacché ne possiede tutte le caratteristiche. Tuttavia, questo articolo non è solo a scopo dimostrativo e divulgativo, come nell’introduzione ho scritto, bensì ha anche una finalità di sostegno a questa nuova cultura nascente di cui potremo vedere gli sviluppi futuri per decenni. Sosteniamo l’Ignoranza, perché è l’unica cosa che ci rimane per riconoscerci come classe oppressa; sosteniamo l’Ignoranza, perché è l’unica risposta ad una cultura fatta di nozioni e regole schematiche che finisce per impoverire l’uomo (quella attualmente dominante); sosteniamo l’Ignoranza, perché è la cultura dell’ironia (che, come dice un poeta, “rende umani”) , è la cultura che riesce a fare di Troianiello una persona di valore, è la cultura dell’epica degli ultimi. Non l’ignoranza impostaci per meglio governarci, ma l’Ignoranza che scegliamo quale arma contro coloro che ci hanno fatti diventare ignoranti. Ci vogliono ignoranti, ci avranno Ignoranti!

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Articolo di: Giorgio Viganò

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