Il bomber alla guida

Il bomber alla guida

Il bomber è…bomber, anche quando guida. Con qualsiasi mezzo. L’auto del bomber ha sempre qualcosa in più rispetto alle altre. Il bomber è sempre pronto a scendere in strada. Ovviamente per fare conquiste.

Un bomber lo si riconosce subito. In campo, quando, al termine della partita che l’ha visto protagonista nei cinque minuti finali, esce con lo sguardo basso davanti alla morosa che era accorsa per assistere alle gesta del “più buono della squadra”. Quella morosa pronta a fulminare con lo sguardo ogni commento maligno circa le doti tecniche del fidanzato. Un bomber però si nota subito anche fuori da quel rettangolo di gioco che ha sempre qualcosa che non va. Lo si nota alla domenica quando, all’aperitivo, si presenta con tuta di rappresentanza e scarpe fluorescenti. Lo si incrocia il sabato sera quando, nonostante morosa a carico e promesse di fedeltà strappate dopo un paio di cuba libre, in discoteca è in marcatura stretta sulla bionda. Magari un’amica stretta della morosa, ma poco importa.

Un bomber però è tale anche quando guida. Qualsiasi sia il suo “mezzo”. L’auto del bomber ha sempre qualcosa in più rispetto alle altre, nonostante le emissioni che ne vieterebbero la circolazione anche a Tbilisi Ovest ed una corrosione che ha fatto un tunnel nella carrozzeria. Basta una batteria di Arbre Magique che toglierebbe la puzza di fritto anche dalla rosticceria cinese all’angolo, cerchi in lega strappati all’amico gommista ed il bomber è pronto a scendere in strada. Naturalmente per fare conquiste. Quando il bomber riesce a strappare un appuntamento avvisa con una punta di orgoglio la preda designata che passerà a prenderla sotto casa con la sua Punto. Poco importa se è una di quelle Punto immatricolate prima del Terzo Millennio e pronte a toccare i novanta all’ora in seconda. Ancora meno importa se quei sedili hanno visto più camporelle che autolavaggio e lo sterzo è ormai più duro delle interviste tra Varriale e Zenga. Il bomber si ritroverà ad elencare le virtù di quell’auto, le stesse virtù che lo spingono in panchina ogni maledetta domenica. I risultati, naturalmente, sono del tutto inaspettati.

Quello che è del tutto prevedibile è invece il comportamento del bomber al volante. Anarchico in campo, ancor più anarchico alla guida. Le frecce sono soltanto un segno di debolezza: un po’ come quando il mister si sgola per chiedere maggiore copertura ed il bomber passeggia sulla trequarti aspettando il momento buono per il colpo di tacco fine a sé stesso. La musica è sempre a livelli alti, altissimi ed il finestrino è abbassato che piova, faccia il sole o che ci sia una decina di gradi sottozero. L’attaccamento al Codice della Strada è lo stesso dimostrato per la vecchia squadra, lasciata dopo un paio di mesi viste le liti con il mister, mentre la gestualità riprende i dettami di Soviero. Il clacson, manco a dirlo, è il migliore amico.

C’è però un mix letale, una combinazione tale da far passare le acconciature di Abel Xavier come eleganti ed inosservate. Quando il bomber fa colpo sulla preda designata infatti non passerà molto tempo prima che si verifichino due eventualità: o la separazione violenta o la metamorfosi della ragazza nella morosa del bomber. Accadrà allora di vedere anche il secondo finestrino abbassato, un chewing gum masticato con veemenza e l’occhialone a specchio sul naso della giovane sempre più convinta di essere insieme al “più buono della città”. Almeno fino alla rottura della frizione.

Articolo di: Nicolò Premoli

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