La settimana magica del 1976

La settimana magica del 1976

Nel 1976 il Torino di Luigi Radice vinse lo scudetto dopo un digiuno di ventisette anni, mentre il Napoli si aggiudicò la sua seconda coppa Italia, superando il Verona per quattro reti a zero.
Nel mese di settembre di quell’anno vennero alla luce tre neonati, che avrebbero scritto la storia del nostro campionato. Il tutto accadde nel giro di sette giorni.
22 settembre, nel quartiere di Bento Ribeiro, zona nord-ovest di Rio de Janeiro, nacque il terzo figlio di Nelio Nazario de Lima e Sonia dos Santos Barata. Lo chiamarono come il medico che lo aveva fatto nascere, Ronaldo.
27 settembre, una data storica per la capitale italiana. Nasce il figlio di Roma, il ragazzo che farà la storia della squadra giallorossa, Francesco Totti.
29 settembre, a Dvirkivščyna, villaggio nell’Oblast’ di Kiev, in quella che era ancora URSS, viene alla luce l’ultimo protagonista di questa storia. Il coro che gli dedicheranno i suoi tifosi è legato al primo che ho citato, stiamo parlando di Andriy Shevchenko.
Incredibile come nel momento in cui ti fermi a pensare al passato, pare che il tempo sia trascorso così velocemente. Mi sembra ieri che esultavo per i gol di Sheva. Sì, ne è passato di tempo. Te ne accorgi nel momento in cui comprendi che questi tre compiono 40 anni.
Inutile stare qui a cercare di paragonarli, stiamo parlando di tre giocatori completamente diversi. L’unica cosa che gli accomuna è la parte di campo che hanno occupato. Davanti, in attacco, col compito di segnare. Un incarico che tutti e tre hanno ricoperto divinamente.
Il brasiliano dalla testa rasata, colui che ha tracciato un segno indelebile nel mondo del pallone. Si parla di un calcio prima di Ronaldo e di un dopo Ronaldo.
Totti, la bandiera per eccellenza. Il ragazzo di Roma che ha deciso di difendere i colori del suo cuore per tutta la carriera.
Sheva, come è subito stato chiamato a Milano. L’usignolo di Kiev, che con la sua freddezza ha distrutto le difese della serie A. La Seria A appunto, il campionato che li ha visti protagonisti. Per tre anni abbiamo potuto ammirarli tutti e tre insieme. Anche se quando l’ucraino arrivò a Milano, il fenomeno era fermo per infortunio.
Giocatori e carriere differenti. Quella del brasiliano la più tormentata, ma la più vittoriosa. Due mondiali per il fenomeno e altrettanti Palloni d’Oro. Tutto questo passando per infortuni gravissimi alle ginocchia, che ne hanno seriamente compromesso il successo. L’unico dei tre ad aver giocato per due squadre diverse in Italia. L’approdo all’Inter, la coppa Uefa subito, poi la rottura del ginocchio e il ritorno per vivere il psicodramma del 5 maggio. Poi l’arrivo al Milan, dopo gli anni al Real Madrid. Un Ronaldo totalmente diverso da quello nerazzuro, appesantito e meno brillante, ma comunque in grado di segnare contro i suoi vecchi colori.
Quella del capitano romano la carriera più lineare delle tre, la stessa maglia per venticinque stagioni. Un campionato storico per la città e la Coppa del Mondo nel 2006, unitosi al gruppo in extremis, dopo il gravissimo infortunio alla caviglia. L’unico dei tre ancora in campo, in grado di fare la differenza anche a quarant’anni. Potrebbe essere la sua ultima stagione, ma tutti gli amanti del calcio sperano che possa andare avanti ancora.
Infine il numero sette rossonero. Uno dei migliori attaccanti passati per Milanello. In grado di scrivere pagine importanti della storia del diavolo, la Champions League contro la Juventus, decisa dal suo rigore. Poi il meritato pallone d’oro. Avrebbe potuto diventare una delle bandiere del Milan, ma le sirene londinesi del Chelsea lo convinsero a cambiare vita. Scelta che pagherà a caro prezzo, da lì in poi non sarà più quello di prima. Ora è il commissario tecnico della sua Ucraina.
Quanta concentrazione di talento in questi signori del calcio.
Che dire, oltre a fare i migliori auguri a tutti e tre, sia benedetta quella magica settimana del 1976.

 

Gezim Qadraku

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