La storia di bomber Giuliano: finalmente il gol dopo 3 mesi di astinenza

La storia di bomber Giuliano: finalmente il gol dopo 3 mesi di astinenza

Era il 23 di novembre, Giuliano si svegliò di buon mattino. Oggi la sua squadra giocava in trasferta a Piedimonte Matese, un ridente paesino di 20mila anime dell’entroterra casertano.

Dopo aver salutato la famiglia, verso le 10.30 Giuliano si avviò verso il luogo dell’appuntamento, quello scorbutico parco “verde vivo” dove ormai a dispetto della sua risma sempre allegra, per lui era diventato teatro d’imbarazzo dovuto alle sempre più frequenti battute e frecciatine dei presenti nei suoi confronti, per via di quello score personale in campionato. Le ultime 2 settimane Giuliano, le passò a giocare a biliardino con un compagno di squadra minorenne Zipparillo per non stare troppo a contatto con i denigratori e le malelingue. Finalmente era il momento di partire…questa volta Giuliano scelse di cambiar posto accomodandosi dietro, nessuno lo notò a parte il suo amico Capobianco. Con un sorriso misto a consapevolezza del rituale anti-woodo gli diede una pacca sulla spalla.

Il giorno prima Giuliano aveva postato su fb un vecchio suo gol al glorioso Barletta ed invece di essere acclamato, come negli ultimi 3 mesi era stato ancora una volta schernito proprio dal suo allenatore, che pubblicamente gli chiese quando si decidesse a fregiare la squadra dei suoi cosiddetti gol pesanti. La settimana antecedente al match era stata costellata da nervosismo e scintille, tanto che Giuliano in un rara occasione di “sbottamento” aveva addirittura marinato l’amichevole del giovedì per protesta al ritardo della sua disputa. Evidentemente i motivi non erano riconducibili solo a ciò. Il bomber era tarlato da questo gol che non arrivava e ai suoi occhi tutto sembrava una chimera. Vani i tentativi di mister e dirigente di farlo restare, Giuliano aveva deciso di andarsene. Il saggio Capobianco non aveva spiccicato una parola, consapevole della ragione e dello stato d’animo dell amico e si era limitato a dirgli “A domani bomber”.

Il viaggio nel bus, guidato dal ds Mucci, si rilevò più tortuoso del previsto. Poche parole uscirono dalla bocca di Giuliano. Ben 3 ore di strada accidentata, non di certo una passeggiata, e per Giuliano abituato alla comodità del Tavoliere delle Puglie il viaggio senza pranzo apparve ancora più duro. Alle 13.15 finalmente la truppa arrivò allo stadio di Piedimonte.

La squadra fece il suo ingresso nello stadio casertano. Giuliano notò subito il campo di gioco in terra battuta e non riuscì a nascondere un sorriso malinconico. Sembrava proprio quella sua amatissima terra battuta che trovava nei campi leccesi dove aveva sciorinato la sua gioventù. Quei campi erano stati teatro delle sue grandi gesta. Anche l’ingresso imponente e gli ampi spogliatoi fecero tornare in mente a Giuliano i fasti di un tempo. Come consuetudine i calciatori vogliono a constatare di persona il terreno per scegliere con accurata dedizione le scarpe da utilizzare. Il campo sembrava in ottime condizioni, perfette se non fosse per l’innumerevole pietrisco che contraddistingue i terreni di quella zona. Proprio quelle pietre saranno il fulcro di tutto. C’è chi fumava una sigaretta, chi faceva la scaramantica chiamata alla fidanzata/moglie, chi come il portiere controllava la porta e l’area di rigore.

Giuliano invece era fermo sulla trequarti del campo e all’avvicinarsi del compagno Capobianco giocò una carta che risulterà decisiva. Giuliano sfidò il fato: decise di lanciare 3 pietre contro la porta, se almeno una delle tre fosse aandata a segno su un palo o una traversa lui avrebbe finalmente segnato. Ne era convinto Giuliano. E’ successo almeno una volta a tutti da piccoli a scuola: durante la ricreazione capitava di lanciare la carta della merenda appallottolata nel cestino che fungeva da canestro. Se avessimo fatto canestro, ci saremmo auto-convinti che la ragazza dei sogni finalmente ce l’avrebbe data.

Questa decisione di Giuliano venne seguita con curiosità anche da parte del portiere Fortorino che, durante il suo solito saggio silenzio, si limitò a guardare l’ardua e coraggiosa prova dell’ormai disperato ma pur sempre ancor rispettato amico. Il primo tentativo andò a vuoto di poco. Il secondo lancio fu completamente sballato e istigò le imprecazioni dell’ariete lucerino. Il terzo sassolino cominciava a scottare, Giuliano sapeva di aver sfrontatamente sfidato il destino; a quel punto prese la mira e fece un lancio lungo…preciso…la pietra, causa il sole, scomparve alla vista dei due mortali, ma il secco tonfo del legno annunciò la giornata di gloria.

Giuliano ce l’aveva fatta…aveva preso la traversa. Un sorriso misto a commozione e brividi a raffica segnarono il volto di Capobianco e l’urlo acuto di Giuliano “WIIII” sembrava preannunciare a breve il ritorno al tanto agognato gol. Preso dell euforia, un’idea malsana pervase il cervello del bomber: cercò di riprovare il lancio per aver conferma. In suo aiuto intervenne subito Capobianco che gli bloccò prontamente la mano invitando l’amico a non forzare il fato, tanto dolce quanto funesto come insegna l’Antica Grecia.

Giuliano si convinse e, con rinnovata fiducia e ostentata convinzione, tornò negli spogliatoi sapendo che oggi si sarebbe sbloccato. Non poteva più fallire. I segnali erano inconfondibili. Giuliano aveva rischiato e sfidato la sorte, ma aveva vinto la sfida. Era arrivato il momento tanto atteso: rivedere nuovamente un gol decisivo di Divigol. Dopo i discorsi del mister, la notizia di essersi dimenticato la maglietta intima (sostituita da una canotta cosacca del dopoguerra) e il riscaldamento le squadre entrarono in campo. Si iniziò davvero a fare sul serio.

Il sorteggio come spessissimo accade non sorrise ai biancoverdi e l’ormai rassegnato Capobianco si accinse a difendere nel primo tempo l’unica porta con una fantozziana pozza di fango al centro dell’area. Una pozza che sarebbe stata un habitat perfetto persino per gli ippopotami di Luangwa nello Zambia. Pronti via e l’avvio fu tremendo per gli ospiti. I locali in 10 minuti collezionarono angoli e punizioni a raffica e solo tanta caparbietà e un bel po’ di fortuna non fecero capitolare i molisani.

Il Gambatesa lottò, ci mise l’anima, iniziò a prendere le misure e si affacciò timidamente verso la porta difesa da Romagnini intorno alla mezz’ora. Dopo la settantesima rimessa dal fondo di giornata l’arbitro pose finalmente fine alle ostilità per il classico riposo di fine primo tempo.

Giuliano tornò un po’ frastornato negli spogliatoi: da una parte la difficoltà della squadra nell’imbastire una qualsiasi azione offensiva, ma dall’altra parte non aveva perso la sua fiducia: si sentiva bene, sapeva che quella era la giornata giusta e lo 0-0 attuale era il risultato perfetto per la sua impresa. Nello spogliatoio si prese le sue solite comodità, allentò i calzettoni, si rinfrescò il viso e si isolò nella sua più totale concentrazione.

La ripresa iniziò sul canovaccio del primo tempo, ma questa volta il Gambatesa sembrava aver decisamente preso meglio le misure. Rischiò poco o nulla. Morrone generosissimo anche in fase difensiva; Amorosa un trattore; Di Iorio e Florio stavano limitando con audacia i bravissimi esterni locali; Del Zingaro e Genovese alzarono di fatto un muro invalicabile; Capobianco era concentrato più del solito perché a conoscenza del segreto del rito pre-gara. Sapeva che l’amico Giuliano non lo avrebbe deluso; Russo e Tosches furono encomiabili per corsa e sacrificio; Bianco un fendente sempre pronto a colpire e Giuliano come suo solito lottò come un gladiatore su ogni palla alta.

Si arrivò cosi al 25°. Il Gambatesa finalmente conquistò un corner. Quel corner che molto più spesso quest’anno l’aveva condannato piuttosto che glorificato. Giuliano lo sapeva, ora o mai più.

Dalla bandierina andò Morrone. Il cross fu calibrato, quasi vellutato sul primo palo. Giuliano prese il tempo al difensore, si coordinò, staccò in terzo tempo e……..GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLLL!!!!!’ Divigol è tornato…un colpo di testa perfetto a trafiggere il portiere sul primo palo…un gol da antonomasia…uno di quei tanti gol che lo hanno reso celebre in 20 anni di carriera.

Ma questo valeva più di tutti, questo lo aveva fatto non per sé stesso, non per i compagni di squadra, ma per i fratelli che non aspettavano altro che lui, per sommergerlo in un abbraccio infinito. Mille pensieri attanagliarono Giuliano in quella lunga corsa, in quella commovente esultanza. I sacrifici, la famiglia, i figli che già dormivano quando tornava dagli allenamenti, gli sfottò degli amici, le malelingue in paese, le speculazioni, i tormenti di non essere più all’altezza…tutto ormai sembrava un lontano ricordo. Giuliano era tornato, bomber di Virgilio. In quel momento aprì il vaso di Pandora e vomitò tutto con il gol. Finalmente avrebbe potuto dire al figlio Vittorio, una volta a casa, “Oggi papà ha fatto gol”.

Lo stadio si ammutolì, la panchina biancoverde era un subbuglio, il mite Patron Conte pareva Carletto Mazzone nella partita Brescia-Atalanta 3-3, il vulcanico Totaro sembrava ancor più tarantolato di sempre, il ds Mucci non sapeva se ridere o piangere. La corsa sfrenata con tanto di maglietta tolta, salto a piedi uniti su Capobianco e bacio non proprio alla francese con Genovese furono le appendici del suo show. In tutto ciò Capobianco avrebbe voluto buttarlo a terra e spogliarlo come promesso, ma sapeva che bisognava rimanere concentrati. Mancavano 20 minuti, doveva sbarrare la porta, oggi più che mai, doveva farlo per lui, per la squadra, ma soprattutto per il suo amico Giuliano. Il suo amico-modello, forse mai detto apertamente ma sempre pensato dopo averlo conosciuto bene in questi pochi mesi.

Gli ultimi 5 minuti furono al cardiopalma, tutti ci misero quel qualcosa in più…Giuliano parve indossare la corazza di Thor: svettò su tutti i calci d’angolo e le punizioni contro, sembrò un leone furente in attesa del suo meritato pasto. I minuti di recupero inizialmente quattro, diventarono sei a causa di svariate perdite di tempo degli ospiti. Erano le 16.21 quando l’arbitro appoggiò finalmente il fischietto sulle labbra e…..È FINITA!!

Il Gambatesa espugnò l’ostico campo del Tre Pini, allungò la sua striscia di risultati utili e rinforzò il vantaggio sulla zona retrocessione. Una vittoria insperata alla vigilia, date le tantissime defezioni. Ma i tre punti di quel giorno furono tutti i suoi. Fu lui l’eroe di giornata. Giuliano ha visto l’Inferno, Caronte lo stava portando già nel girone degli ex calciatori, lui si ribellò, con la lealtà, la sagacia e la ferma convinzione nei suoi mezzi che lo da sempre lo hanno contraddistinto. Quel giorno Giuliano saltò dalla barca, sfondò il portone del Purgatorio e si prese di diritto le chiavi del Paradiso.

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P.S. partita del campionato di Eccellenza Molisana: Tre Pini Sporting Matese vs Gambatesa (ebbene sì, esiste un paese che si chiama così e un vero bomber non può che farne parte).

 

Articolo di: Vincenzo Di Iorio

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