L’amore ai tempi di Zamparini

L’amore ai tempi di Zamparini

«Ma quanto ti amo?»

«Io ti amo di più lo sai?»

E’ capitato a tutti. Chi prima, chi poi. E’ successo a tutti di camminare sulle nuvole al terzo limone e di fare pensieri di matrimonio al secondo succhiotto ben visibile sul collo. Quando l’amore – chiamiamolo così – arriva e colpisce non c’è via di scampo: c’è chi, con un eccessivo sforzo di romanticismo, spera possa durare per anni e chi invece, con qualche livido in più, confida almeno di arrivare a fine estate nella speranza che quel 21 settembre porti con sé un rinnovo di case libere e vestiti corti. Nonostante le prime sferzate di fresco e le piscine che chiudono i battenti.

«Cosa c’è? E’ da un po’ che ti vedo strana»

«Niente amore…va tutto bene»

I primi segnali che qualcosa sta cambiando solitamente arrivano quando la Serie A è alle porte. Passino i preliminari (di Champions), le amichevoli d’agosto e magari pure la Supercoppa. Ma il richiamo della prima domenica davanti a Diretta Gol è irresistibile. Iniziano le rinunce alla gita fuori porta, i pomeriggi al bar. I primi mal di testa. Su Whatsapp la mattina il cuore pulsante è sostituito dal semplice bacio. Nella triste variante senza cuoricino. Il primo campanello d’allarme. Ma si fa finta di nulla, si guarda alla prossima giornata. Confidando nel mazzo di rose scaccia-crisi, nella cena-salvezza.

«Ma sei sicura che vada tutto bene?»

«Certo certo! Adesso scusami ma devo andare»

«Ah ok amore, è che non ti sentivo da un po’…»

«Tranquillo, non c’è nessun problema tra noi :)»

E’ sera, domenica sera. Uno dei momenti più tristi della settimana: lunedì in vista ed il pensiero di dover aspettare altri cinque giorni prima di tornare a macinare mojito. La richiesta di rassicurazioni arriva quando la giornata di campionato si è chiusa e quel sorriso alla fine del messaggio è la chiave di volta: la panchina ancora una volta è salva. O meglio, c’è la forte speranza che sia salva. Ma in amore e nel pallone anche un pareggio a reti bianche può andare di traverso alla dirigenza. Nonostante conferenze stampa in cui si fa finta di nulla.

«Amore sono due giorni che non ti sento»

«Scusa ma non ti amo più»

«Ma se mi amavi fino a domenica scorsa»

«Ho cambiato idea…ma ti ringrazio per questi mesi»

C’è poco da spiegare: quando la dirigenza – che non a caso è sostantivo femminile – prende una decisione l’allenatore fa la valigia e se ne va. Senza troppi proclami e con la beffa dei ringraziamenti finali per l’operato. Forse la strategia difensiva per nascondere l’ultima piena non ha retto, magari in attacco non eravate così bravi. In ogni caso la panchina salta, la casa libera si chiude sulle dita e vi trovate a spasso mentre la dirigenza si dà da fare per sostituirvi adeguatamente. C’è il figone che va alla ricerca del figo senza contratto ed il fighino che sonda il mercato per un traghettatore. L’umore non è dei migliori mentre la stampa si divide tra il «non se lo meritava» e il «ha sbagliato, è giusto che paghi».

«Ciao Paolo…pensavo a te e mi spiace che sia finita così»

«Giulia, spiace molto anche a me, mi manchi»

«Ma se ci rimettessimo insieme?»

A quel punto sarete già in auto verso casa di lei. Quella panchina da cui eravate stati scagliati via con sdegno torna a sembrare irresistibile. Dopotutto vi trovavate ancora a spasso in cerca di un contratto. Ma non avevate fatto i conti con l’amica, il Sorrentino della situazione. Non c’è lieto fine negli amori alla Zamparini. Dove il per sempre dura solo fino alla prossima domenica.

«Sei tornata con Paolo?»

«Sì, mi mancava»

«Ma sei scema? C’è un mio amico single che ti vorrebbe conoscere»

«Come si chiama?»

Articolo di: Nicolò Premoli

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