Le frasi più fastidiose per chi gioca a calcio

Le frasi più fastidiose per chi gioca a calcio

Se nella vostra vita avete mai giocato a calcio, saprete certamente che esiste un ricchissimo vocabolario di frasi fatte che si sentono ogni volta e che tutti si sentono obbligati a dire. Nel mondo dello sport, e nel calcio in modo particolare, la scaramanzia e la ritualità sono valori imprescindibili. Tant’è che ci sono gesti o parole, totalmente privi di senso, dai quali ogni calciatore del mondo, dalla A alla Terza categoria, pensa di poter trarre qualche beneficio. A volte qualche alternativo, folgorato da un barlume di lucidità, si permette di far notare ai propri compagni – con il sorriso sulle labbra – l’estrema idiozia di certe frasi, ma viene quasi sempre ridicolizzato e riportato all’ordine dai colleghi più anziani e praticanti.

Mettere in dubbio certi Totem è roba da pazzi, lesa maestà, è un po’ come bestemmiare in chiesa o giù di lì. Adesso voi vi starete chiedendo, ma quali sarebbero queste frasi? Di seguito ne troverete alcuni esempi eclatanti.

«CONCENTRATI, DAI SUBITO!» – Prima del fischio d’inizio, una volta presa posizione in campo, c’è sempre il bomber che spara questa frase battendo le mani. Beh, non c’è bisogno di aggiungere molto altro sull’inutilità clamorosa di questa frase. Verrebbe voglia di «No, preferisco giocare scazzato e farmi asfaltare».

«DAI RAGA, SIAMO ANCORA ZERO A ZERO!» – Questa la mettiamo nell’Olimpo delle più insopportabili. Ti fai un culo così, giochi in una squadra che sotto porta è meno prolifica dell’Ancona ai tempi di Jardel, e riesci per grazia ricevuta a segnare. Che si fa? Ovvio, si esulta insieme a tutti i compagni. Però non si fa tempo a festeggiare che subito, dalle retrovie (solitamente è il portiere), arriva una vocetta bisbetica che «Dai raga, ancora eh… non abbiamo fatto niente, siamo ancora 0 a 0!». Tutti automaticamente pensano:  ma non rompere le palle, goditela la vita ogni tanto. A spegnere ogni sentimento di rivolta, però, ci pensa il capitano: «Avete sentito? Siamo 0 a 0, a posto!».

L’ARBITRO – Prima della partita il direttore di gara entra sempre negli spogliatoi per l’appello. Tra finte cordialità e strette di mano falsissime, c’è sempre il fenomeno che chiede: «Arbitro, la punizione di seconda? fischia lei?». Sì, e che cazzo, fischia lui, non è che ad ogni domenica cambiano le regole. Una volta finita la procedura, l’arbitro esce e, immancabilmente, arriva il saggio monito del mister: «Ragazzi, avete visto chi è l’arbitro? è quello che ci ha arbitrato a Puzzonengo tre anni fa. Quindi sappiamo che è uno stronzo, non protestate mi raccomando!». Un accorato appello che quasi sempre cade nel vuoto dopo 10 minuti di partita, quando, tra una protesta ingiustificata e l’altra, il terreno di gioco diventa una fedele riproduzione del mercato rionale della frutta.

FOMENTATORI E DELIRI – Durante la partita può capitare di avere qualche scazzo tra compagni. Quello che dà veramente fastidio, però, sono gli avversari che si sentono in dovere di partecipare alla discussione. Così, mentre hai varie arterie praticamente chiuse, arriva il fomentatore che te le fa girare ancora di più: «Dai raga che litigano tra di loro! Non ce la fanno più…». In tutto questo, il pensiero che sorge è uno: ma… i cazzi tuoi? Mai?. Altro mito intramontabile è il «dai che non può!». Questa è una frase che tutti non vedono l’ora di dire. Infatti, spesso viene sentita più volte in una sola partita. I più amanti, magari restano in attesa dell’occasione giusta anche per molti minuti ma quando il difensore fa un passaggio di piede all’indietro al portiere e questo, per regolamento, non può prendere la palla con le mani, liberano la loro perversioni: «Dai che non puòòò!».

AFASIA – Sarà lo sforzo, sarà che il sangue arriva meno al cervello, sta di fatto che in certi giocatori durante le partite subentra un po’ di afasia. Omettono lettere delle parole, diventano logorroici e nella loro voce subentra una cantilena insopportabile. Così un «Bravo bomber!» diventa un «Braaaaoo braaaaoo bobeeeeer!». Il bello, o il brutto, è che più passano i minuti e più la situazione peggiora. Chi può, li aiuti.

Articolo di: Marcello Astorri

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy