LO STRANO CASO DEL 10 A THIAGO MOTTA

LO STRANO CASO DEL 10 A THIAGO MOTTA

Dieci. Un numero pesante come un macigno, due cifre che nel mondo del calcio sono sinonimo di genio e piedi buoni. Che quasi ti vergogni ad indossare quando sai con i dribbling non sei mai andato d’accordo nemmeno ai tempi delle elementari quando eri l’ultimo ad essere scelto dai due capitani. 10, come il numero che per qualche strana ragione è finito sulla schiena di Thiago Motta. Che gioca in Francia, la nazione che tra tutte in Europa è la meno affine ai nostri bagni con bidet. In tutti i migliori bar d’Italia non si parla d’altro: ecco alcune motivazioni più che plausibili elaborate nelle ultime ore in giro per il paese per spiegare la scelta più ignorante dell’anno.

10 COME IL NUMERO DI SANTI… – che saranno citati dai tifosi azzurri ad ogni palla sbagliata dal non più giovane Thiago Motta. Perché ognuno di noi avrebbe messo mano volentieri alla lista convocati tagliando questo o quell’altro ma su ogni cosa c’è l’unanimità. Un evento più unico che raro per un paese abituato a scannarsi. Dalle Alpi allo Stretto un urlo si leva: “Motta sei una sega”.

10 COME MONITO… – per le future generazioni. Perché quando tra qualche anno ci ritroveremo a seguire le partite della nazionale e vedremo qualche nuovo piccolo fenomeno con quel numero potremo dire ai nostri nipoti: “quando ero giovane io quella maglia la vestiva Thiago Motta. Fai il bravo e comportati bene, sennò avrai gli incubi che avevo avuto io guardandolo giocare”.

10 COME I MOTIVI PER RICODARE… – i bei tempi andati quando quella maglia la vestivano gente come Totti, Del Piero, Rivera. E ci si lamentava comunque perchè qualcuno, per forza di cose, doveva restare in panchina. E allora via di derby da bar perché “Totti è più forte di Del Piero” contro “ma cosa stai dicendo? Di calcio non capisci nulla”. Si stava meglio quando si stava Baggio.

10 COME GLI INFARTI SUBITI DA JORGINHO… – in rapida successione dopo aver appreso la notizia della convocazione dell’altro italo-brasiliano. E della sua contemporanea esclusione dai ventitre di Conte. Forse forse era meglio provare con la maglia verde-oro, che dici Jorgì?

10 COME IL DECIMO GIOCATORE… – della squadra di calcetto che all’ultimo istante è costretto a dare buca da impegni tanto improvvisi quando improbabili. Ed ecco allora che tocca chiamare anche chi non avreste mai voluto chiamare, quell’amico lento ed impacciato che gioca da fermo pur non chiamandosi Andrea Pirlo. Un Thiago Motta in miniatura con l’alibi della pancetta da Moretti.

10 COME I LONG ISLAND… – che il tifoso medio dovrà bere per potersi “godere” una partita della nazionale. Dopotutto se l’alcool è riuscito nella mirabolante impresa di rendere attraente l’amica bruttissima dell’altra amica brutta potrà anche rendere spumeggiante ed arioso il gioco espresso di una delle nazionali con il tasso tecnico più basso degli ultimi trent’anni. In compenso ad ignoranza siamo già in finale.

10 COME I MINUTI… – che basteranno al tifoso medio rimasto sobrio per cambiare canale, spegnere la TV o uscire dal bar polemizzando con chiunque capiti a tiro prendendosela con Conte. E naturalmente, intanto che ci siamo, con la Juventus.

10 COME GLI ANNI DI DIFFERENZA… – che separano Thiago Motta da De Bruyne e Hazard. Praticamente undici per la precisione ma poco importa. C’è chi ha pensato bene di disegnare un bel cerchio rosso intorno al suo dieci: ci vorrebbe forse un bel divieto di sorpasso così da tranquillizzare la verve della nazionale belga.

Articolo di: Nicolò Premoli 

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