Non è solo un gioco

Non è solo un gioco

Durante la terribile giornata di ieri ho letto di molti che si chiedevano come mai non ci si commuova in questo modo per tutte le tragedie che avvengono quotidianamente nel mondo.

Non riesco a dare torto a queste persone, ma oggi non piangiamo solamente 76 padri, figli, fratelli, mariti, amici, oggi piangiamo anche quello che rappresentavano: la faccia pulita dello sport.

Ormai un po’ tutti sapete i miracoli sportivi che la Chape ha realizzato nel recente passato, non tutti fuori dal Brasile sanno però quanto questa squadra fosse importante per tutti i tifosi delle altre squadre brasiliane. Per una volta, in un paese che continua a vivere scene di guerra tra tifoserie con non pochi morti e feriti, ci si era tutti uniti dietro a un solo colore. Per una volta, in un paese in cui la corruzione e il raggiro spesso la fanno da padrone negli esiti calcistici, una squadra ha battuto uno ad uno i giganti del potere con un semplice progetto vincente. Per una volta, in un paese in cui due squadre percepiscono dalle reti brasiliane circa 50 milioni di euro all’anno di diritti TV mentre altre della stessa serie ne prendono 5 (come il “Verdão do Oeste”), i soldi non sono bastati contro la grinta.

Questo quindi significava per noi brasiliani l’Associação Chapecoense de Futebol. Per Noi, il verde era davvero la speranza. Se un giorno volete capire che senso abbia lo sport, andate ad assistere una partita di calcio in Brasile. Che siate allo stadio Maracanã o al baretto all’angolo, vedrete una città sporca, violenta, con un’aberrante disuguaglianza sociale fermarsi completamente a seguire il pallone. Vedrete persone che spesso si discriminano unirsi tra classi, etnie, sessi, confessioni aspettando insieme un lungo grido di “Goal!”. Vedrete un Paese pieno di problemi, ma ancora più pieno di allegria e speranza.

E a quel punto, forse, capirete che lo sport e soprattutto il calcio non sono assolutamente, indubbiamente e categoricamente solo un gioco.

 

Davi Mazzoni

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