Sassuolo, non è una favola

Sassuolo, non è una favola

Poche storie. In Emilia ci sanno fare. Non ci si accontenta di un primo piatto, si servono tortelli. Non basta un semplice affettato: si cala un poker fatto di salame e culatello. Magari con un bel bicchiere di vino rosso. Di quelli a cui serve qualche anno per tirare fuori il meglio. Ma che, quando stappi la bottiglia, sanno regalarti emozioni inaspettate. Fuori dal comune.

A Sassuolo la bottiglia buona l’hanno stappata nella primavera del 2013, dopo averla tenuta in fresca dai play-off della stagione precedente. Il balzo in serie A dopo la lunga rincorsa partita dai dilettanti, dalla Serie D. Passando per la C2 e la C1, senza sconti. Senza categorie regalate.

In Emilia sanno sudare. Ma sanno anche programmare le cose per benino. Senza fretta, con la convinzione – silenziosa – di poter costruire qualcosa di importante, magari lavorando nell’ombra. L’ombra di una cantina dove riposano vini, l’ombra da cui emergono giocatori senza troppi “inho”.

A Sassuolo di improbabili imprenditori cinesi non se ne sono ancora visti. Di quelli che firmano contratti con il mercato già chiuso e che puzzano ogni giorno di più di sciacalli. Con i denti spuntati. C’è la famiglia Squinzi a costruire basi solide, c’è un allenatore come Di Francesco che costruisce un gioco che in Serie A si vede poco. Celato da tanti, troppi ed inutili tatticismi.

Sassuolo-Athletic Bilbao. A leggere questi due nomi vengono i brividi. Brividi che solo uno stadio come il San Mames sa regalare. Anche i baschi non si accontentano. E sono dannatamente innamorati della loro terra, fieri delle loro origini. A Bilbao anche squadre come Barça e Real devono sudare per portare a casa la vittoria: proprio come quando è il Sassuolo a giocare in casa. A Reggio per la prima volta nella storia dei neroverdi si è sentito profumo d’Europa. Non il miraggio dei preliminari, quando ancora tutto può succedere.

Politano, Lirola e Defrel. Tre gol. A zero. Non poteva andare meglio, non poteva esserci un inizio così scintillante per chi fino ad una decina di anni fa navigava nelle acque tempestose della Serie B. Sul profilo Twitter dell’Athletic c’era stato spazio per l’ironia: «se vedete in campo dei leoni non abbiate paura». In Emilia però per i leoni non c’è stata storia, non c’è stato scampo. Sono serviti anni, c’è voluta anche una salvezza risicata. E pure un esonero. Ma in Emilia sanno aspettare. E anche godersi il frutto della fatica. Di una soddisfazione inseguita, sfiorata e desiderata. Una soddisfazione che diventa concreta, quando meno ce lo si aspetta.

 

Nicolò Premoli

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