Storie di capitani: quella maledetta scivolata

Storie di capitani: quella maledetta scivolata

E’ la trentaseiesima giornata di campionato, in una corsa al primo posto a tre, sei in vantaggio sul City di tre punti e di cinque sul Chelsea. E sono proprio i Blues i tuoi prossimi avversari. In casa, in quella roccaforte che è Anfield.
Un ultimo scoglio, poi ti aspettano il Crystal Palace e il Newcastle. Avversari sicuramente più facili, almeno sulla carta.
E’ tutto pronto. Forse è l’anno buono, l’anno della Premier, l’anno in cui si riporta a casa il titolo di campioni
di Inghilterra dopo ben 24 anni, il primo, tra l’altro, per Steven Gerrard. Solo questo manca al capitano, che quest’anno
è anche uno dei candidati al FWA Footballer of the Year.
Fischio di inizio.
I Blues pronti a fermare la marea rossa in arrivo, a tornare in corsa per il titolo, cosa che succederà appena un minuto prima della pausa di gioco. Un destino beffardo ha voluto che StevieG, scivolasse come un principiante, lasciando il via libera verso la porta a Demba Ba. E’ 0 a 1 ad Anfield.
A nulla servirà poi l’ingresso di Sturridge, o la voglia di riscattarsi del Capitano, che cerca di centrare la porta
da ogni posizione possibile. La partita finisce 0 a 2, e la faccia di Steven fa presagire che il campionato, non è riaperto, come tutti scrivevano. Il campionato, per i Reds, era finito.
Quell’anno non fu il City a vincere il titolo, fu il Liverpool a perderlo.
L’unica consolazione fu che il Footballer of the Year fu assegnato a Luis Suarez,  che insieme a Sturridge aveva dotato la squadra di un attacco stellare.
Suarez e Sturridge, che chiuderanno la stagione rispettivamente capocannoniere e vicecapocannoniere con un totale di 53 goal all’attivo, 31 per  Luis e 22 per Daniel.
Per quanto ne sappia, nessun tifoso dei Reds, ha condannato la scivolata del Capitano.
Impossibile non perdonarlo, impossibile avercela con uno dei centrocampisti più forti di sempre, impossibile non ricordare l’esordio nel ’98, le scivolate sotto la Kop, il suo essere Scouser più di chiunque altro, il suo aver rifiutato sempre altri club, tra cui proprio i Blues. Impossibile non perdonarlo dopo averlo visto alzare quella coppa nella magica notte di Istanbul.
E se qualcuno, l’anno successivo, fosse stato capace di portare ancora rancore, quel rancore sarebbe svanito, inevitabilmente, il 2 Gennaio. Quando, ancora in ripresa dai bagordi del capodanno, il Liverpool FC, in una nota ufficiale informa tutti che Steven Gerrard era alla sua ultima stagione nei Reds.
Ebbene si, era l’atto finale. Una conclusione amara. Fine del contratto e un capitano, anzi Il Capitano, che passava a titolo gratuito da un club di Premier League, ad una commerciale squadra Americana, lì dove il football è semplicemente soccer. Dove non esiste la cultura calcistica, il mito hooligans, dove il calcio è, forse, il terzo sport nazionale. Come può uno come StevieG, giocare per qualcuno che preferisce l’hockey, all’infuocarsi di una curva per una palla calciata in rete? Come può correre o fare un tackle in scivolata per qualcuno che in 90 minuti di pura classe, magari si fa anche qualche sbadiglio? Come può portare l’essenza vera del calcio, la rabbia, la fantasia, dove nessuno può apprezzarla in pieno? Per questo essere tifosi, vuol dire essere irremovibilmente contro il calcio moderno.
Il mito di quelli a Stelle e Strisce, potete averlo tutti, ve lo concedo. Ma come diceva Caressa: “Abbiamo sofferto con loro e per loro, abbiamo cantato le loro canzoni, abbiamo visto e amato i loro film, abbiamo mangiato i loro panini e indossato i loro jeans, li abbiamo visti volare a canestro e raggiungere la Luna. Ma il calcio è un’altra cosa: nel calcio vogliamo comandare noi.”
Il calcio che conta è solo quello Europeo, il calcio per eccellenza, è solo quello inglese. Così come i capitani, uno per ogni club, ognuno che merita rispetto, ma nessuno è come Steven Gerrard.
Ricordo la sua ultima partita in casa, un’ultima volta. La SUA ultima volta. Lui che entra in quello spogliatoio, lo stesso da 17 anni,  indossa la sua maglia rossa, la fascia da capitano, scende le scale e passa la mano su quel Liver Bird che sovrasta la scritta “This is Anfield”. Ricordo l’applauso del suo pubblico. Lui che calpesta quel rettangolo verde che gli appartiene, saluta la Kop e ricordo i suoi brividi quando lo stadio si inchina a Lui.
Come sempre.
Ma stavolta, per l’ultima volta.
Novanta minuti per godere ancora! Novanta minuti per guardarlo correre su quel campo che è casa Sua, su quell’erba dove per 17 anni ha buttato sangue e sudore, esultando in ginocchio, sotto quella curva che il 16 Maggio 2015, bagnata dalle lacrime di gente come Lui, lo saluta. Ma smettere di amarlo, quello Mai! Novanta minuti che scorreranno troppo in fretta, quel giorno, ma dureranno in eterno.
Un’emozione impossibile da mettere nero su bianco, un ricordo che si piazza dritto dritto lì, nella cassaforte dell’anima. Da custodire gelosamente.
Ad Anfield, da quel giorno, riecheggia il silenzio del vuoto che ha lasciato.
Perché ci sono giocatori nati con un’unica maglia addosso, che immaginarli con altri colori è decisamente impossibile! L’8 sulla schiena, la fascia da capitano, l’orgoglio del Liverpool. Un amore incondizionato. Il Liverpool, era Steven Gerrard e altri 10: campioni, fuoriclasse, guerrieri. Ma andavano e venivano.
Mentre lui, restava!
Stoke City v Liverpool - Premier League
Grazie, StevieG! Lealtà, fedeltà, grinta, carisma, ti hanno, da sempre, contraddistinto.
Per noi è stato un onore, per noi sei stato un vanto. Cambierà il colore della tua maglia, ma mai quello del sangue che scorre nelle tue vene : Red… Red or Dead. E questo lo dimostra, per quei pochi che ancora nutrivano qualche dubbio, il tuo profilo Instagram, sempre lì sul pezzo, sempre a ricordare il tuo essere Red, pronto a pubblicare una foto nel giorno del derby, pronto a celebrare, il 15 Ottobre, quella data di 12 anni fa, in cui indossavi per la prima volta la fascia da capitano, quella che ti ha poi consacrato a leggenda del Liverpool.
E ancor di più, lo dimostra il fatto che Domenica, eri lì, tra le tribune di Anfield, a seguire la tua squadra.
Calcio dopo calcio, passaggio dopo passaggio, goal dopo goal, hai scritto la storia di uno dei più titolati club inglesi. Torna presto dalla tua gente, quella che ti sarà sempre accanto, ti camminerà ad un passo dal cuore. Tira una cannonata da 30 metri, poi spalanca le braccia e corri, corri veloce e torna a casa.
Unica bandiera rimasta, uno Scouser che esultava sotto la Kop. Ultimo baluardo di un calcio che sta svanendo.
Nobiltà calcistica, la tua. 710 presenze, 186 gol, 11 trofei: tutti in piedi per Steven Gerrard.
StevieG, sei stato, sei, e sempre sarai! YOU’LL NEVER WALK ALONE.
Articolo di: Anna Cencia
Inviateci le vostre storie alla mail info@chiamarsibomber.com
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy