Perché uscire con una donna è come fare calciomercato

Perché uscire con una donna è come fare calciomercato

«Oh ma allora: la Chiara ti piace o no?»

«Mi piace un casino»

«Si era capito. Ma quando le chiedi di uscire?»

Che voi siate un ragazzo in cerca dell’amore o un direttore sportivo a caccia di quel giocatore capace di farvi fare il salto di qualità la differenza non è poi così tanta. Tutt’altro. In testa avete un obiettivo ben preciso, un nome che è in cima alla vostra lista di preferenze e che volete ottenere costi quel che costi. Anche facendo qualche sacrificio. Un nome che, naturalmente, il più delle volte non arriverà mai.

«Quindi quand’è che uscite?»

«Prossima settimana, vi faccio sapere ragazzi. Ma mi sembra presa bene dai messaggi che mi ha mandato»

Se ci si pensa bene il pianeta del calciomercato ha parecchie analogie con la galassia maschile. I proclami si inseguono conditi da qualche esagerazione sparsa qua e là tanto per alimentare quella serata che proprio non vuole saperne di decollare, per scatenare qualche discussione in quel pomeriggio di agosto anonimo e bollente. In entrambe le dimensioni però il tempo è un concetto relativo e tutto pare essere sempre rimandato al domani, alla «prossima settimana».

«Dunque? Com’è andata la serata?»

«Da Dio ragazzi, mi sa che ci vediamo ancora»

«Grande!»

Ecco, appunto. Bastano un paio di faccine ben piazzate, lei che si è tuffata in Chanel e qualche battuta del tipo «come sei carino» per trasformare la prima uscita in un fidanzamento. Come basta un lieve cenno di interessamento da parte di questo o quel DS per mutare una trattativa appena sussurrata in un’ufficialità.

«Oh ma cos’è quella faccia?

«Mi ha scritto che non le piaccio»

«Ma va dai, se la sta tirando un po’, non mollare!»

Certo che non vuoi mollare. Con che faccia ti ripresenteresti al prossimo aperitivo? Non mollare davanti ad un presunto due di picche è un imperativo categorico maschile. Che vale anche per i direttori sportivi. Dopotutto c’è sempre qualcosa che si può limare. Magari portarla al cinese take-away non è stata una bella idea ma si può sempre rimediare alzando l’asticella: una bella cena al ristorante (di quelli cari) e magari si porta a casa almeno il prestito con diritto di limone. Quel limone da minimo sindacale che tutti i tuoi tifos…ehm, amici si aspettano da te.

«Niente da fare ragazzi, mi ha dato pure buca»

«E la miseria…Dai ti offro un giro»

«Ascolta, ma la tua amica…quella bruttina, sì…era mica single?»

«Ah la Giorgia? Se vuoi ti do il numero»

Non ci sono bombe di mercato che tengano. Non ci sono sogni di camporella destinati a durare a lungo. La verità è fredda e dura come quel bicchiere di Montenegro che tenete in mano per dimenticare un’uscita andata male. Ma come ogni buon direttore sportivo che si rispetti avete in serbo una parola magica, quella parola tanto cara ai giornalisti e ai vostri amici che proprio non ce la fanno a vedervi in silenzio: l’alternativa.

«Allora ci sei uscito con la Giorgia?»

«Sì sì ma non mi sembra proprio il mio tipo»

«Eh bravo…la Chiara era proprio un’altra cosa»

«Sì ma anche la Chiara in realtà non è che mi piacesse così tanto»

Trovare un’alternativa il più delle volte è facile. Trovare un’alternativa che piaccia un po’ meno. Le aspettative iniziano prima ad andare in picchiata salvo poi schiantarsi. Come il vostro umore. Ed è proprio in quel momento che fate come la volpe che non può raggiungere l’uva, come Marotta che non può avere Draxler: fingete che di quell’obiettivo tanto inseguito non vi è mai importato nulla. Provate a fare i duri ma non vi riesce bene.

Dopotutto però la squadra ha bisogno di quel giocatore, poco importa se è un’alternativa e non vi convince fino in fondo. E intanto che rimuginate sotto casa di Giorgia vedete l’amico fidanzato che sfreccia in auto con un’altra. Non sa proprio cosa scegliere evidentemente, magari la ragazza attuale non è quella giusta. E finisce per andare in confusione. Un po’ come l’Inter. Ma questa è un’altra storia…

Articolo di: Nicolò Premoli

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