Inseguendo la promozione

Inseguendo la promozione

Il prepartita La partita domenicale nelle tre infime categorie del calcio italiano, specialmente la terza categoria e l’amatori, fa parte delle nostre tradizion…

Il prepartita
La partita domenicale nelle tre infime categorie del calcio italiano, specialmente la terza categoria e l’amatori, fa parte delle nostre tradizioni nazionali al pari della messa domenicale e della frittata con le cipolle.
Il primo momento topico consiste nel raduno.
Squadra di casa: al campo “non più tardi di un’ora e mezza prima della partita” cosí “abbiamo tempo per testare il campo, rifinitura e ci siamo”.
Non è vero niente. I primi seri che arriveranno al campo si chiuderanno in un angolo a parlare di
mirabolanti avvenute della sera precedente, un paio inizieranno a prepararsi con lacci, nastri, cerotti,
fasce, stelle filanti e luminarie, pronti a lanciarsi dalla stratosfera come Baumgartner. Il buon
samaritano gonfia i palloni. Gli altri arrivano alla spicciolata direttamente dalla sera prima.
 
Gli ospiti: si ritrovano nel 90% dei casi nel bar del paese. È ormai la sede legale. Per alcuni una casa, per altri una tomba in cui lasciarsi morire il sabato per poi risorgere la domenica mattina. Caffè di rito. L’audace beve anche un amaro. Si decidono le macchine rigorosamente secondo teoremi scaramantici. Pronti a partire. Come gli spartani alle Termopili, al bar si ritornerà con il borsone in spalla o sopra di esso: di sicuro nella mano libera almeno uno spritz.
 
L’arbitro
Il direttore di gara in queste categorie solitamente è quello che da bambino non ha mai giocato con gli altri sfoga la sua ira settimanale scartavetrando cartellini a destra e a manca, ha una mamma paziente che a casa sente fischiare le orecchie tutte le domeniche, ha un etá che varia dai 16 -20 o 55-75 anni, in passato ha ricoperto altre fastidiose cariche pubbliche come: il capoclasse, l’animatore in oratorio, volantinatore per Greenpeace, chierichetto fondamentalista. Prova erezioni immotivate ogni volta che prima della distinta dichiara: “il signore vale per tutti”.
 
Il pubblico
La composizione del pubblico è cosí ripartita:
• 2% avventori casuali
• 10% fidanzate con amiche il cui massimo interesse
sarà commentare altre fidanzate con amiche
• 15% genitori/parenti
• 3% “gli ultras” (no comment)
• 50% amici
• 20% i temutissimi anziani del paese: spietati.
Con gli spalti gremiti dell’affluenza record di 37
spettatori lo spettacolo può iniziare.
 
Il Capitano
 
Solitamente si tratta del giocatore piu anziano e quindi, si spera, il più esperto. Il capitano è convinto di essere bello come Borriello, due volte più tecnico di Zico e con la dialettica di Massimo Decimo
Meridio, con cui ogni domenica sprona i suoi: “al mio segnale scatenate l’inferno”. Il capitano vanta
quasi sempre una carriera da semi-semi-semi-circa professionista, mai complemente affermato solo
per sfortuna o incomprensioni con mister invidiosi e incapaci. A 11 anni ha lasciato le giovanili del suo paese natale per andare a giocare nel paese vicino.
Dopo una lunga gavetta alla Parmigianese in serie D approda in prima squadra nei preliminari di coppa
regionale a Ferragosto con una presenza monumentale di 21 minuti. Ceduto in prestito in Eccellenza vi
rimarrà fino a 24 anni prima di retrocedere di anno in anno sempre più in basso ridicendosi progressivamente
l’ ingaggio perchè “interessato al progetto e alla nuova avventura”: 20.000 €, 10.000 €, 2000
€, 200 €, 18€, un salame e un panettone, lavatemi la maglietta voi e siamo a posto così, vi do 100€ io.
Il capitano, la chiave di volta della squadra, può rivestite diversi ruoli e per tanto ne esistono quattro
sotto categorie principali:
 
• Portiere capitano: non passa mai di moda. È un po’ spericolato ancora oggi che ha quarant’anni e
bende elastiche in tutto il corpo. Lo chiamano Saracinesca gli amici. L’abbigliamento prevede cappellino
alla Pantanelli, guanti con iniziali ricamate dalla nonna o scritte a pennarello, parastico legato con nastro adesivo, sei tacchetti in ogni campo e con ogni condizione atmosferica solo perché “in uscita fa brutto”, serie di borracce e bottiglie ai lati della porta e, tocco finale, asciugamano infilato in rete.
Il capitano portiere sbraita tutta partita con la difesa pretendendo di tessere le fila del gioco. In pieno
recupero il vero portier capitano tenta anche il gol salendo a staccare di testa nell’ultimo calcio d’angolo
disponibile. Agile come un tronco, prende gol da quaranta metri perchè “sorpreso dalla traiettoia”,“coperto dai compagni”, “non mi sentivo bene ma ho giocato comunque”. Difficilmente sostituibile, non esistono numero 12 di un capitano-portiere a meno che non sia il figlio del portiere. Essenziale.
 
• Difensore capitano: va di moda tantissimo, soprattutto dopo leggende come Cannavaro, Nesta e Maldini. Abbigliamento: capello solitamente rasato o comunque corto come un vero soldato, doppio
nastro adesivo perchè “ho i polpacci troppo grossi” (!?), parastinchi solo se insiste l’arbitro: a
lui non servirebbero. Tacchetto sei in ferro anni ’30 perche “o la palla o la gamba”. Convinto di avere
un petto alla Cannavaro indossa magliette attillate che segnano un imbarazzante blocco di addominali
da pranzo. Culo basso e fiato corto, il capitano difensore viene ammonito in media tra il 4’ e il
10’ pt dichiarando: “arbitro è il primo fallo” e “per forza, qui dietro devo fare tutto io!”. Ultimamente
si stanno diffondendo difensori-registi alla Bonucci che sventagliano palloni nelle ferrovie e campi
limitrofi al terreno di gioco. Il difensore capitano spesso è il rigorista designato solo per puro protagonismo.
Se sostituito esce zoppicando a caso perche il vero difensore capitano abbandona il campo
solo per cause di forza maggiore. Guerriero.
 
• Centrocampista capitano: diventato con il tempo più raro. Solitamente si tratta del vecchio
centravanti oggi dal fiato corto, arretrato per “fare gioco e disegnare geometrie”. Abbigliamento: maglietta
fuori e calzettone basso. Serie di fasce muscolari blu adesive sparse qua e là a casaccio. Polsino
alla Marchisio. Capello alla Borriello. Numero 10 sulle spalle. Calcia tutte le punizioni da ovunque
perche è “quello dai piedi buoni”. Vanta la fidanzata più bella sugli spalti. Scarpino lamellare anche
in 10 cm di fango perchè “se non ho sensibilità, non sento il pallone”. Se la temperatura supera i 19 gradi
la sua corsa complessiva si riduce a 125 metri: distanza centrocampo-spogliatoio. Se sostituito esce
con classe salutando tutti ma mostra disappunto verso il mister che comunque rispetta. Geometra.
 
• Attaccante capitano: a questo sotto gruppo appartengono il 78% dei bomber nostrani. Si tratta
generalmente del personaggio che in paese è anche conosciuto per aver ottenuto la 3a Media all’ottavo
tentativo. Diploma da Geo-Elettro-Perito- Meccanicista comprato su ebay, il bomber ha cambiato
197 squadre in carriera e in nessuna di queste ha lasciato un ricordo indelebile. Abbigliamento:
il bomber capitano è abbronzato tutto l’anno. Se avanti con l’età manifesta il tipico “effetto Baglioni”:
capello candido e pelle d’ebano. Porta tre collane e perde mezz’ora tutte le vote a litigare con
l’arbitro perche lui i suoi orecchini non li toglie.
Tatuaggi grossi e vistosi. Fascetta anche se calvo.
Capello lungo e selvaggio alla Batistuta o cresta alla El Sha anche se ha 38 anni e due peli in testa. Calcia
tutto, dai rinvii ai rigori. Quando tenta la rovesciata la palla, se colpita, finisce nella Provincia vicina,
simula uno stiramento fatale, incredibilmente assorbito per presenziare all’aperitivo al Bar del
Centro la sera stessa. È il giocatore più ricercato e temuto nei tornei estivi serali. Se sostituito è una
furia: esce stizzito dalla parte opposta attraversando tutto il bordo campo per litigare con chiunque
incontri. Sotto la doccia vanta conquiste e amori selvaggi, tra cui la bella moglie di un capitano-centrocampista.
Dichiara di avere un pene paragonabile al “braccio di un bambino con in mano una
grossa mela” ma fa la doccia con un costumino di Armani slip slim perche è riservato. Se si vince è
merito suo se no perdona i compagni per la sconfitta subita. Bomber vero.
 
Lo Staff
Il calcio non professionistico vive e sopravvive grazie soprattutto a tutti quei personaggi dal bomberismo
infinito che fanno parte dello staff.
• il massaggiatore: raramente si tratta di un massaggiatore. È semplicemente chi, lavorando come
salumiere, ha più tatto degli altri nello spalmare grasso di foca quando fa freddo sulle cosce dei giocatori con la stessa maestria con cui insacca una mortadella. Velluto.
• il medico: non è mai un medico. Al massimo un veterinario in pensione ma solo nei top club.
Si tratta di chi soccorre per primo il povero giocatore infortunato con strumenti all’avanguardia sul
trauma rimediato: acqua di rubinetto e ghiaccio spray. Contusione alla caviglia? Acqua e ghiaccio
spray. Strappo? Acqua e ghiaccio spray. Congiuntivite? Acqua e ghiaccio spray. Diarrea? Acqua e
ghiaccio spray. Ferita da arma da fuoco? Acqua e ghiaccio spray. Non ci crederete ma: funziona.
Tutti o quasi rientrano saltellando in campo almeno fino al triplice fischio. Demiurgo.
• l’allenatore in seconda: fa le tattiche insieme al mister. Ovvero, litiga su chi cazzo mettere in campo
e per ripicca cerca di scopargli la moglie.
• il ds: boh, c’è chi si definisce così anche in terza categoria.
• il presidente: colui che caccia il grano a inizio stagione. Rimedia una serie di maglie di flanella
che devono andare bene dalla preparazione di Agosto fio agli eventuali playoff/playout di Maggio.
Promette ingaggi stellari che andranno via via scemando in pagamenti in natura grazie al buon
cuore del massaggiatore/salumiere. In caso di crack lascia la barca che affonda e si butta in un
altro “progetto”. The Wolf.
• il magazziniere/custode: vive al campo. Un po’ come i marinai di Devy Jones: parte della ciurma, parte della nave. I suoi compiti spaziano dal fare le righe del campo alla stagionatura del salame negli
spogliatoi. Gonfia i palloni a 47 atmosfere così che se provi un colpo di testa rimani tetraplegico ma almeno lui lo fa una volta all’anno e vaffanculo.

-Allenatori
Gli allenatori delle categorie bomberistiche per eccellenza sono i veri demiurghi del calcio espresso
in campo. Sono i pastori del gregge. I coreografi dello spettacolo.
Possono essere raggruppati in due grandi categorie: quelli che guardano troppa tv e quelli che
sono nati prima del telegrafo e con il cazzo che si aggiornano.
I primi sono quelli che, ispirati da “colleghi” (?) più blasonati impongono ai propri giocatori
di scendere in campo con moduli sopraffini: 3-5-2, 3-4-1-2, 5-3-1-1, 4-2-4, 2-7-1, e via con la fantasia.
Inserimenti e cambi di gioco perseverati senza senso. Vantano patentini da coach di tutto rispetto
presi dopo costosissimi corsi a Coverciano. A cosa cazzo serve essere abilitato alla Coppa Libertadores
se alleni in Seconda Categoria?Difesa a zona, altissima e pronta a “impostare”.
Nove volte su dieci questa tattica si ritorce in infilate paurose perchè, caro mister, senza terna il fuorigioco
rimane una leggenda.
Il secondo gruppo è il nostro preferito. Si tratta di allenatori che hanno ancora appeso al muro la
litografia dei loro eroi di quando erano bambini:
Borel II, Sentimenti IV, Pozzo, ecc… Il loro ultimo aggiornamento risale al Mondiale del ‘58 quindi
non sanno che le sostituzioni sono previste dal regolamento.
Schiera sempre i soliti rigorosamente con i numeri dall’1 all’11.
“Mister posso avere il 7?”. Eresia. Il terzino ha il 3 o il 2. Ah già, i nomi dei ruoli sono ancora ala, mezz’ala, tornante, stopper e il fulcro del gioco del
 nostro attempato mister: il libero. In barba agli insegnamenti del venerabile Arrigo Sacchi, si gioca con il libero pronto a sparecchiare secondo il dogma
“nei momenti di difficoltà, la palla meglio là che qua”. Il modulo dunque sarà un 3-5-2 con libero, due stopper piantati nel suolo, terzinacci molto bassi, praticamente in linea con la porta per portare a casa lo 0-0, centrocampisti che non escono dal cerchio di centrocampo, punte che rimarranno sempre oltre la metà campo e non torneranno mai. Guai a loro.

Tra questi due gruppi antitetici esistono diverse sfumature di strateghi del calcio dilettantistico. Un
ventaglio variegato e non classificabile. L’importante è che la sconfitta venga sempre accettata con
serenità, classe, compostezza e accettando umilmente i proprio errori senza accusare il direttore
di gara verso cui l’educazione e il rispetto scemano progressivamente:
• Dal 1’ al 10` “Arbitro mi scusi ma mi sembra un po’ in malafede”
• Dal 10’ al 20’ “Senta fischiamo anche un po’ per noi…”
• Dal 20’ – 25’ “Allora direttore! Non se ne può più…”
• Dal 25’ – 35’ “Oh sei cieco?” (notare come si sia perso l’uso del lei)
• Dal 35’-45’ “Giuria (detto con ironia) il recupero lo devo dare io?”
Nel secondo tempo si passa direttamente a un “Signora” per rivolgersi all’arbitro fino al momento della meritata espulsione.
 
Tratto dal libro: “Chiamarsi Bomber tra amici senza apparenti meriti sportivi” – Historica Edizioni

Admin Phil
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