I MAESTRI DI GENOVA

I MAESTRI DI GENOVA

Quest’anno Sampdoria e Genoa, rispettivamente 21 e 20 punti, sono tornate nell’elite del calcio italiano. Doriani e rossoblù stanno finalmente facendo sognare i…

Quest’anno Sampdoria e Genoa, rispettivamente 21 e 20 punti, sono tornate nell’elite del calcio italiano. Doriani e rossoblù stanno finalmente facendo sognare i propri tifosi come da tempo non accadeva.
Proprio quest’anno, nella città di Genova il solit,o nonché maledettamente puntuale acquazzone, ha distrutto posti e sogni di molti genovesi. Genovesi, gente che non si perde d’animo. Gente che, rimboccandosi le maniche, sta ricostruendo piano piano tutto quello che aveva prima: sta ricostruendo Genova.  

I genovesi sono un popolo di gente che ama fare fatti e non parole. Genoa e Samp di oggi li rappresentano in modo perfetto. Da una parte Ferrero e Sinisa, dall’altra Preziosi e Gasp. Personaggi vulcanici, condottieri unici, filosofi del pallone che vengono amati e seguiti dal popolo blucerchiato e dal Grifone.

Ma tra gli anni ’80 e gli anni ’90, gli anni che ricordiamo con maggiore malinconia (sia perché il livello della Serie A era nettamente il più alto in Europa e sia perché potevamo riconoscere nel calcio quella poesia e quella passione sincera che oggi piano piano è andata persa), Genova si riconosceva in altri due Maestri di calcio e di vita: Vujadin Boskov e Franco Scoglio.
 
BOSKOV
Ex centrocampista serbo, in carriera allenò anche Real Madrid e Jugoslavia. Noi lo ricordiamo per i suoi indimenticabili trascorsi in Italia…

Era geniale quando doveva spiegare di avere un giocatore ancora piuttosto confuso in campo: “Gullit è come cervo che esce di foresta”.

O quando voleva far capire ad uno dei suoi ragazzi di provare, talvolta, giocate più semplici: “Benny Carbone con sue finte disorienta avversari ma anche compagni”.
Non aveva paura di lanciare frecciate a modo suo: “Se io sciolgo il mio cane lui gioca meglio di Perdomo” . Salvo rettificare in modo ancora più simpatico e graffiante: “Io non dire che Perdomo giocare come mio cane. Io dire che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa con mio cane”.

“Io penso che per segnare bisogna tirare in porta” oppure “Meglio perdere una partita 6-0 che 6 partite 1-0” e la celeberrima “Rigore è quando arbitro fischia”. Non c’era spazio per le polemiche o moviole (già in voga allora, grazie all’eterno Biscardi)

“Un grande giocatore vede autostrade dove gli altri vedono solo sentieri” era la sua definizione dell’attualissimo top player.

SCOGLIO

Laureato in Pedagogia, veniva soprannominato “Il Professore”, soprannome di cui andava orgoglioso. Rispondeva così a chi lo considerava un filosofo prestato al pallone: “Io non faccio poesia, io verticalizzo”

Meglio ancora quando intuiva di non essere ascoltato: “Quando parlo voglio essere ascoltato con attenzione, perché ormai c’è l’abitudine a fare troppi discorsi ad minchiam” con un finale in “latinorum” che fece storia.

Geniale e matematico quando dichiarò: “Ci sono 21 modi per battere un calcio d’angolo e 12 per battere un calcio di punizione”

In carriera azzardò paragoni che passarono alla storia (dalla parte sbagliata…): “Bouza è tatticamente come Maldini, Gabsi è il Di Livio d’Africa e Badra è secondo solo a Baresi” calciatore più o meno sconosciuti (e meteore della nostra Serie A) che il Professore allenò quando era c.t. della Tunisia.

Infine l’autoprofezia:  “Morirò parlando del Genoa”. E così avvenne, in diretta tv mentre discuteva con l’attuale presidente Preziosi. 

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