Perdere la Finale di un Mondiale

Perdere la Finale di un Mondiale

Tutti noi ci abbiamo pensato almeno una volta. Abbiamo sognato ad occhi aperti di rappresentare la nazionale del proprio paese in una finale della Coppa del Mon…

Tutti noi ci abbiamo pensato almeno una volta. Abbiamo sognato ad occhi aperti di rappresentare la nazionale del proprio paese in una finale della Coppa del Mondo. Segnare il gol o il rigore decisivo. Magari partendo dalla panchina ed entrando proprio come il salvatore della patria. Già perché nel sogno la Coppa la alzi, eccome se la alzi. Non è un segreto, né un mistero: è uno dei sogni di qualsiasi appassionato di calcio (ma non solo) bambino o adulto che sia.

Ora, dite la verità, avete mai sognato di essere invece il capitano o il punto di riferimento della nazionale che invece perde il Mondiale in finale?Quello che sbaglia il rigore decisivo o addirittura quello che per 90 minuti non becca un pallone?Ovviamente no. Eppure appartengono a questo “gruppo” alcuni calciatori di livello altissimo, alcuni tra i calciatori più forti di tutti i tempi.

Andiamo indietro nel tempo e con i ricordi: i trentenni di oggi non avranno scordato il magnifico Roberto Baggio di Usa ’94. Il Codino più famoso del mondo del pallone, in quei Mondiali davvero in versione “Divin”: Roberto prende per mano la nazionale di Sacchi, la trascina fino alla finale di Pasadena a suon di gol (cinque, di cui due doppiette decisive con Nigeria e Bulgaria) e di giocate da campione. Prestazioni da Pallone d’Oro (vinto l’anno prima) fino alla finale contro il Brasile del temibile “Baixinho” Romario. Una partita scialba, noiosa, priva di emozioni, con il terrificante caldo umido (36 gradi e 70% di umidità) del Rose Bowl di Pasadena a fare la differenza e a sfiancare ulteriormente i ventidue in campo. Arriva così il momento della lotteria dei rigori: tre Mondiali a testa, chi vince diventa la Nazionale più vittoriosa della Coppa del Mondo. Tensione alle stelle. Alle stelle come il rigore decisivo dell’uomo simbolo di quei Mondiali: Roberto Baggio. Brasile nell’Olimpo. Durante la serie dei rigori, l’errore di un altro uomo simbolo: Franco Baresi, capitano degli azzurri, miracolosamente in campo dopo 25 giorni di infortunio al menisco sbaglia il primo penalty assillato dai crampi. Piange a dirotto e con lui tutta Italia.

Quattro anni dopo Baggio torna in nazionale a furor di popolo e darà vita alla famosa staffetta Baggio-Del Piero. L’Italia di Cesare Maldini però si ferma presto, già ai quarti: soliti rigori maledetti, a spuntarla sono i padroni di casa della Francia. La Francia giovane e multietnica dei vari Thuram, Henry, Trezeguet e soprattutto Zinedine Zidane. L’uomo copertina, l’uomo decisivo che regala per la prima volta la Coppa del Mondo ai galletti. Sì ma questa è un’altra storia e quello doveva essere un altro Mondiale. E lo era stato fino all’ultimissima partita al Saint Denis di Parigi del 12 luglio 1998. Il Mondiale di Ronaldo. La stella dell’Inter, giovanissimo campione del Mondo già nel ’94, partecipa a questa edizione da assoluto protagonista. Segna 4 reti e con Rivaldo e Roberto Carlos trascina la Selecao alla finalissima contro i padroni di casa. Brasile più esperto, nonostante il tifo avversario, non ci dovrebbe essere storia. Ma è sempre una finale. E poco prima di quella finale succede qualcosa di strano, quasi un presagio: la stella della Selecao ha un brutto malore. Ancora oggi non si sa bene cosa sia successo quel pomeriggio a Luis Nazario da Lima Ronaldo: c’è chi dice una grave crisi epilettica, dovuta anche alla tensione. Poi si parla addirittura di un grave problema cardiaco che unito ai farmaci somministrati rischiò di ucciderlo. Ad un’ora dalla partita Ronaldo non può giocare: Zagalo sceglie Edmundo al suo posto. Il Brasile mestamente raggiunge lo stadio con un’aria molto meno festosa del solito. Poi quello che non ti aspetti: Ronaldo arriva in tempo e chiede il suo borsone e le sue scarpe: “Devo giocare”. Molti dietrologi ci vedranno lo zampino della potente Nike dietro questa assurda e rischiosa scelta: schierare un ragazzo che, a detta dei suoi compagni, quello stesso giorno ha rischiato di morire sembra un’idea piuttosto azzardata. E infatti Ronaldo in campo si trascina come un fantasma, al primo contatto perde palla, non lotta, è assente. E lascia la scena a Zidane. E la Coppa alla Francia.

Ronaldo è giovane ed è un fuoriclasse assoluto. Nonostante i terribili infortuni che lo tormenteranno in carriera, avrà modo di rifarsi da assoluto protagonista nel 2002. Nonostante una pettinatura a dir poco imbarazzante, il Fenomeno trascina i suoi con 8 reti, due delle quali decisive nella finale contro la Germania. La Germania del miglior giocatore di quell’edizione: il portiere Oliver Kahn. Un solo gol subito fino alla partitissima di Yokohama unita alla sensazione di sicurezza e di invulnerabilità che dà alla squadra in tutto il torneo. Torneo ben giocato da un altro trascinatore: il centrocampista Michael Ballack, che quello stesso anno, ha già perso due finali (Champions e Coppa di Germania) e il campionato col Leverkusen all’ultimo respiro. Ma in quella partita arbitrata da Collina succede quello che non ti aspetti: al 67’ Kahn, fino a quel momento strepitoso, si lascia sfuggire un tiro rasoterra di Rivaldo sul quale si avventa come un falco il nostro redivivo Ronaldo. Uno a zero, che anticiperà di una decina di minuti il bis del Fenomeno. Il Trofeo di miglior giocatore della manifestazione, assegnato poco prima della finale, risulta ancora di più una beffa.  

Siamo al 2006, un anno per noi italiani indimenticabile (e anche particolare e unico per la situazione creatasi nella nostra Serie A). Sarà un po’ meno indimenticabile invece per i cugini d’oltralpe. La finale “derby” che non ti aspetti, quella che dovrebbe risarcirci dalle due dolorosissime sconfitte nel ’98 e nel 2000 (finale dell’Europeo, altra storia). Anche questa volta il Trofeo del miglior giocatore, assegnato prima, sarà beffardo: la scelta ricade su Zinedine Zidane, nonostante Pirlo abbia vinto tre volte il “man of the match” in quella edizione. Protagonista della finale del 1998, 8 anni dopo all’annunciata ultima partita della carriera, Zidane risulterà a suo modo decisivo pure in questa. Segna un altro gol in una finale mondiale con un rigore “a cucchiaio” che sbatte sulla traversa e supera la linea di porta: messaggio di carisma e tranquillità che trasmette a tutti i suoi. L’Italia però pareggia al 19’ con un colpo di testa di Materazzi. Già Materazzi. L’1-1 regge fino ai supplementari dove uno stratosferico Buffon nega a Zizou il bis su un colpo di testa a botta sicura. Non sembra vero che sia l’ultima partita di Zidane: il 10 dei galletti prende letteralmente per mano i suoi fino a pochi minuti dai rigori. Ecco però il colpo di scena: Materazzi crolla a terra, Buffon e Gattuso richiamano l’attenzione dell’arbitro, dei guardalinee, del quarto uomo. Qualcuno ha visto qualcosa, forse tramite una telecamera. Alle tv del mondo non sfugge la testata di Zidane. L’arbitro Elizondo consigliato all’auricolare corre verso Zizou che già se lo aspetta: cartellino rosso. Il numero 10 francese esce a testa bassa e l’immagine che più colpisce è vederlo passare tristemente vicino alla Coppa del Mondo. Lì noi italiani capiamo di aver vinto. Siamo campioni del Mondo.

Nel 2010, alla prima edizione dei Mondiali che si gioca in Africa, c’è una squadra favorita: la Spagna del tiqui taka. L’unica squadra che può riuscire ad opporsi sembra l’Olanda di Robben. Illuminati anche dalle verticalizzazioni di Sneijder, gli Orange, che non hanno mai alzato la Coppa, sfidano le Furie Rosse (anche loro fino a quel momento a secco di vittorie) che fino a quel momento avevano brillato ad intermittenza. Vittorie striminzite e addirittura la sconfitta inaspettata all’esordio contro la Svizzera. In finale Arjen Robben, ben assistito da Sneijder (già campione d’Europa con l’Inter in quella stagione) sbaglia due gol a tu per tu con Casillas. L’etichetta di “uomo non decisivo” gli resta appiccicata fino al 25 maggio 2013 quando decide quasi allo scadere una finale di Champions League contro il Borussia.

Siamo quasi ai giorni d’oggi, è il 2014, Mondiali del Brasile. Anche in questo caso un’unica favorita: la Germania di Low. Soprattutto dopo il 7-1, il Mineraizo, rifilato ai padroni di casa del Brasile. In finale dall’altra parte ci sono gli acerrimi rivali dell’Argentina. Tifosi e calciatori argentini per tutto il torneo sfottono i brasiliani e sperano in qualcosa di clamoroso: vincere il Mondiale in casa loro. Hanno un’unica possibilità contro l’imbattibile Germania: che Messi faccia il Messi. Ma non succede, Messi conclude il Mondiale in modo anonimo. Senza il suo “scudiero” Di Maria non brilla, Lavezzi invano prova a dargli una mano. Ma è solo solletico per la squadra più forte del Mondo. Il “Messi di Germania” Gotze entra e decide la finale ai supplementari. E il premio di miglior calciatore dell’edizione (a Messi, of course), per l’ennesima volta sa di beffa.

Anche Maradona venne tradito dai “suoi” tifosi durante Italia ’90 consegnando di fatto il Mondiale alla Germania. E’ la storia che si ripete. I calciatori più forti del Mondo protagonisti in negativo di una finale mondiale. Come Ettore contro Achille, verranno ricordati “soltanto” come fantastici perdenti (di finali mondiali ovviamente). 

Admin Riccardo
Rouge86Rouge
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