Le perle del Trap

Le perle del Trap

Tra un pasto e l’altro, tra una birra e una sigaretta, tra una partita di Premier League e una di Terza Categoria, ci siamo divertiti a raccogliere alcune delle…

Le perle del Trap

Tra un pasto e l’altro, tra una birra e una sigaretta, tra una partita di Premier League e una di Terza Categoria, ci siamo divertiti a raccogliere alcune delle “bomberate” più clamorose di quel vecchio volpone di Giovanni Trapattoni. Alcune delle sue citazioni hanno fatto la storia, altre addirittura la filosofia. Buon divertimento…

-«Non sono né la Lollobrigida, né Marilyn, non merito tante attenzioni, sebbene spesso abbia anch’io un bel culo».

– «Una sfida ostica, ma anche agnostica».

– «Se non si può vincere bene, che almeno si vinca. I risultati restano, le squadre spettacolari e le parole durano ventiquattr’ore».

-«Ho dei dubbi su due certezze».

– «A volte bisogna gettare un sasso nella pozza. Avete capito? Un sasso muove l’acqua. Un allenatore non deve dormire. Lui fa “ronf, ronf” e la partita finisce 0 a 0. Sbagliato. Un coach deve sempre essere sveglio e indovinare il cambio decisivo».

-«Il pallone è una bella cosa, ma non va dimenticato che è gonfio d’aria».

-«La palla non è sempre tonda, a volte c’è dentro il coniglio».

-«Abbiamo ritrovato il nostro filo elettrico conduttore».

– «Non sono il mago Zurlì».

-«È un derby che, dolenti o nolenti, conta il risultato».

-«Caratterialmente abbiamo dimostrato che alla base c’è anche il carattere».

-«C’è maggior carne al fuoco al nostro arco, anche se l’arco lancia le frecce».

-«Noi non abbiamo vie di mezzo: o stiamo sulla luna o andiamo nel pozzo».

-«Icaro volava, ma Icaro era un pirla, orco zio!».

-«Non è più come prima: una volta i giocatori della Lituania giocavano con le renne ai piedi».

-«In quel momento della partita eravamo un po’ come il serpente con la coda in bocca».

-«Sì, il girone è facile, ma non mettiamo il carro davanti ai buoi. E dico questa, sennò mi dite che dico sempre quella del gatto» (appena dopo il sorteggio che ci avrebbe visti con Bulgaria, Svezia e Danimarca nel girone degli Europei 2004…)

-«In Italia vogliamo sempre le capre e i cavoli».

-«Quando ti abitui allo zucchero non accetti più il sale».

-«Non vorrei che a enfatizzare troppo certe situazioni da una parte e non dall’altra finisce che si crea una uniformità di idee e non una forma equivalente generale: noi abbiamo giocato bene».

-«Non accetto che mi facciano passare per “bollito”. Non confondo i nomi dei giocatori, non chiamo Klinsmann uno dei miei centrocampisti, non annuncio formazioni con dodici titolari. Accetto le critiche. Non le cattiverie».

-«I coreani? Corrono come ciclisti cinesi».

-«Non possiamo fare i coccodrilli e piangere sul latte versato e sulle uova mangiate».

-«La Madonna non c’entra, se non l’hai presa è colpa tua» (commentando Buffon che bestemmiava per non aver trattenuto un rigore di Materazzi).

-«L’essere eruditi e preparati ha avuto una sua necessità».

-«La squadra sta compiendo quel gradino per mettersi sullo stesso pianerottolo delle altre».

-«Sulla mia nazionale non mi stancherò mai di ripetere la verità. In Corea siamo usciti per gli errori sotto porta e perché nella partita decisiva non ho avuto Nesta e Cannavaro. All’Europeo la squadra è arrivata volando, con 18 risultati utili consecutivi: è stata eliminata da imbattuta, con 5 punti in 3 partite, per un gol di tacco in un’azione della Svezia viziata da due falli. Se poi vogliamo fare gli struzzi, per non dire un’altra parola simile a struzzi, liberissimi di farlo».

-«Un ct deve ascoltare il cuore che sta a sinistra ma seguire la ragione che sta a destra».

-«Non c’è persona più mediocre di chi giustifica le vittorie altrui con la fortuna, diceva non so quale filosofo».

-«Io mi preoccupo di aver la stima di coloro che stimo, non degli altri».

-«Il nostro calcio è prosa, non poesia».

-«Non mi sento di ricercare la rivincita, ma di manifestare e anche ottenere il risultato del quale riteniamo di avere una buona prospettiva».

-«A volte imbocchi una strada per innovare e ti ritrovi nella foresta, probabilmente è successo questo» (parlando della crisi del calcio italiano).

-«Ai miei tempi il calcio era cuore, passione e piedi scalzi. Oggi è interessi, gioco e media».

-«Nel calcio non esiste più l’oceano» (per dire che non ci sono più squadre materasso).

-«La nostra è una situazione di classifica non dico tranquilla. Ma sicuramente tranquilla».

-«Tu non hai nessun merito per essere quello che sei».

-«Il presidente ha il dovere di dire la sua. Ma ricordo quand’ero alla Juve. L’Avvocato non mi ha mai detto: “Faccia giocare questo!”. Mi diceva: “Questo non me lo fa giocare?”. C’è differenza».

-«È costantemente sotto controllo. Sta conquistando posizioni per gradi. Ma non ne vorrei parlare più, anche per rispetto di quelli che si sono qualificati. Io valuto la gente nel lungo periodo, non faccio  il salto di Balakov oltre i 6 metri» (parlando di Cassano, si riferiva a Bubka?)

-«Il calcio è pieno di ex giocatori che ora fanno gli allenatori: prima si arrabbiavano col mister, adesso sono loro a fare arrabbiare qualcuno».

-«Qui non si fanno le formazioni con l’Abacus, con i sondaggi».

-«Giocatori con caratteristiche diverse poi si eludono a vicenda e diventa poi anche difficile proporsi in emozione come usate dire voi».

-«Non compriamo uno qualunque per fare qualunquismo».

-«Sia chiaro però che questo discorso resta circonciso tra di noi».

-«Per uno come me che ama il pallone e che non è mai stato tradito dal calcio, sarebbe la cosa più bella morire in panchina, durante una partita».

…..E infine l’ever green…l’immancabile:
-«Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco».

raccolte da Riccardo Russo

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