Piccolo manuale di traduzione dal “linguaggio calcistico” al “linguaggio bomberistico”.

Piccolo manuale di traduzione dal “linguaggio calcistico” al “linguaggio bomberistico”.

Piccolo manuale di traduzione dal “linguaggio calcistico” al “linguaggio bomberistico”.

Piccolo manuale di traduzione dal “linguaggio calcistico” al “linguaggio bomberistico”.
 
Il mondo del calcio è un mondo particolare: è un mondo nel quale bisogna stare attenti a misurare parola per parola. Molte cose vanno dette in modo diplomatico, molte altre vanno proprio evitate. Purtroppo, a parte alcuni personaggi tipo Mourinho, il vecchio maestro Boskov e ovviamente il bomber per antonomasia Bobo Vieri, ci siamo abituati in questi anni ad ascoltare sempre le solite interviste banali, noiose, prive di pepe.  Molte parole e molte frasi possono essere catalogate in un “dizionario del linguaggio calcistico” per la loro ripetitività. Ma spesso, se non quasi sempre, sotto queste frasi inflazionate si nasconde una “diversa verità”…quella che non va detta. Abbiamo deciso di tradurre quindi queste ultime in un “linguaggio bomberistico”, ossia quello che realmente allenatori e calciatori pensano ma non possono dire…

<<Abbiamo fatto una stagione importante>> = frase trita e ritrita di allenatori che vogliono mandare due messaggi: in primis al presidente e poi ai tifosi stessi. Traduzione: <<Non chiedetemi di fare più di quello che ho fatto quest’anno perché non sarebbe umano. Porca miseria presidente, lei mi ha dato una squadra da retrocessione e gliel’ho portata a ridosso della zona Uefa! Ora come la mettiamo?Cominciamo a fare due conti e magari a darmi un gradito quanto meritato aumento…Io più di così non potevo fare e che si sappia. Lo capiscano anche i tifosi!Facile parlare al bar, dire “metti quello, metti quell’altro”. Io ho fatto i fatti!>>

<<Ho accettato di intraprendere questa nuova avventura perché stimolato e convinto dal progetto della società>> = una delle frasi più ricorrenti per calciatori e allenatori. La vera traduzione è un’altra: <<Ragazzi parliamoci chiaro: qua mi danno il doppio dello stipendio. Gioco le coppe e se vado bene me l’aumentano già dalla prossima stagione. E’ una società solida che non mi paga lo stipendio ogni 6 mesi…e di questi tempi…Non venite a fare i moralisti, nei vostri lavori avreste fatto lo stesso! Logico che devo parlare di nuovo “progetto” e nuovi “stimoli”, per non urtare la sensibilità dei mie ex tifosi e passare per mercenario…ma la realtà la sappiamo tutti bene!>>

<<Vado via, ma vi assicuro che X mi rimarrà sempre nel cuore>> = frase ripetuta spesso da coloro che hanno passato più stagioni con la stessa maglia e che per motivi diversi vogliono cambiare casacca. Quello che non possono dire: <<Ho passato alcuni anni molto belli, bellissima città, però ca..o mai che si è vinto qualcosa! Oh io lo sforzo di rimanere qualche stagione in più, quando mi promettevano “per l’anno prossimo costruiamo le basi per vincere”, l’ho pure fatto. Ma mai che si avverasse! Ormai sono sulla soglia dei trent’anni, se non cambio ora, non vincerò una beata mazza per tutta la carriera!>>

<<Non parlo di episodi, gli arbitri sono umani e possono sbagliare>> = importante fare due distinzioni: quando l’errore è a favore e quando l’errore invece è contro. Importantissimo anche il tono con cui viene detta la frase. Proviamo a tradurre: caso uno (errore a favore): <<Questo errore a favore, ce lo prendiamo e ce lo portiamo a casa. Sai quante volte avrei dovuto bestemmiare, ai vostri microfoni, per quel mani di qua e un fallo in area di là che non ci hanno dato? E io sempre zitto. Una volta che ci favoriscono, vi prego, non fatemi dire: “Eh mi spiace per l’errore, non meritavamo”. Che poi tra l’altro chi ci crederebbe?>> caso due (errore contro): <<Io dico di non parlare di arbitri, ma nel frattempo le mani avanti le metto. E che la mia pacata protesta arrivi ai vertici. E che ca..o, perdere così fa schifo!Fosse la prima volta…gli arbitri possono sbagliare ok, ma che non lo facciano solo con noi…alla prossima mi aspetto uno che non si ca..i addosso e che fischi quello che c’è da fischiare, senza inventarsi cose assurde!>>

<<Peccato per l’errore del nostro ragazzo, può capitare>> = prendere gol per una cappellata di un proprio giocatore, portiere o difensore che sia, mette a dura prova la pazienza di un allenatore. Quello che vorrebbe dire è diverso: <<Basi una settimana a far studiare i tuoi avversari ai ragazzi. Studi tutte le tattiche che possono far soffrire la loro squadra. Te la giochi, non subisci, provi anche a vincere e poi toh!Quello lì fa una stronzata e mandi a pu….e il lavoro di tanti giorni! Cosa devo dire? Non lo posso mortificare perché questo poi non si riprende più! Ma bastava un minimo di attenzione in più, non tanto…>>

<<Come sapete in questo periodo non navighiamo nell’oro, dovremo essere bravi a convincere i giocatori della validità del nostro progetto e dovremo essere altrettanto bravi a cogliere le occasioni che vengono dal mercato>> = questa frase, più o meno sempre la stessa, appartiene più che agli allenatori ai direttori sportivi e ai presidenti di una squadra. E’ un modo per mettere le mani avanti soprattutto coi tifosi. La vera traduzione è questa: <<Allora, è inutile che ci chiediate Messi o Cristiano Ronaldo. Qua di soldi non ce n’è! Spero che l’abbiate capito. Andremo alla ricerca di quei giocatori in scadenza, anche ultratrentenni, che almeno ci diano un pochino di esperienza. Ormai possiamo andare a prendere solo quei giocatori che hanno bisogno di rilancio e che subiscano un po’ il fascino della nostra squadra…anche se poi non vorranno essere pagati mica col “fascino”! Ecco perché predico di tenere i piedi per terra! Speriamo che dai Giovanissimi e dalla Primavera venga fuori qualcuno di interessante così lo piazziamo in prima squadra e facciamo vedere che stiamo lavorando anche per il futuro…>>

Una delle frasi più originali, che rimane tuttora nella leggenda, è quella di Shevchenko che giustificò così il suo addio al Milan per trasferirsi al ricchissimo Chelsea di Abramovich: <<Voglio che i miei figli imparino l’inglese>>. Fuoriclasse e bomber, dentro e fuori dal campo.

Tratto dal libro: “Chiamarsi Bomber tra amici senza apparenti meriti sportivi” – Historica Edizioni

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