La storia (più o meno reale…) di CARLOS TEVEZ

La storia (più o meno reale…) di CARLOS TEVEZ

A sorpresa, Marotta con l’occhio lungo, spiazza le pretendenti milanesi e porta a casa Carlitos per la modica cifra di 9 milioni di euro: meno di quanto è stato…

Carlos Alberto Tevez nacque a Ciudadela nel 1984 con il nome di Carlos Alberto Martinez (cognome del padre). E’ conosciuto col soprannome dell’Apache nel mondo; deriva dal “barrio” da cui proviene, un coacervo di spacciatori, scippatori e malavitosi. Colleziona il primo premio della carriera già nell’ospedale appena nato, come “bambino più brutto del mese” e la situazione non migliora quando a 10 mesi si procura una vistosa cicatrice al collo, causa una pentola di acqua bollente rovesciatagli accidentalmente addosso. Il padre vince la causa legale in famiglia e riesce a far togliere il proprio cognome da quel ragazzino bello come Mariangela (la figlia di Fantozzi). Allora lui prende il cognome della madre, perché si sa, “ogni scarafone è bello a mamma sua”. 

Dato che amici e parenti sono meglio avviati nel settore del commercio e dello spaccio, lui si dedica alla passione per il pallone. “Se non avessi fatto il calciatore sarei un ladro in carcere o un drogato”. Milita dal 1992 al 1996 nelle giovanili dell’All Boys, squadra nata su ispirazione dei Backstreet Boys. E già si capisce che non può essere la sua squadra perché il piccolo Carlitos non è alto, bello e biondo come i suoi compagni.

A 13 anni passa al Boca Juniors, una delle squadre più prestigiose in Argentina, l’ex squadra del “Pibe de Oro” Maradona. Squadra che da sempre sforna talenti e delinquenti di primo livello. E’ una svolta, Carlitos debutta il 21 ottobre del 2002 contro il Tallares de Cordoba.

Il 2003 è la sua stagione migliore: vince il Campionato di Apertura, la Coppa Libertadores e anche la Coppa Intercontinentale contro il Milan di Ancelotti. Quella sera Carlitos è contento perché finalmente non era lui la cosa più brutta della partita: l’obbrobrioso rigore di Costacurta è difficile da scordare. 

Vince il Balon de Oro per la seconda volta consecutiva nel 2004 sopravanzando niente popò di meno che Robinho. E’ un anno fortunato perché vince anche al “Gratta e vinci” argentino: niente denaro ma un doppio premio ancora più entusiasmante: una teiera e uno scaldacollo (perfetto per coprire la cicatrice). 

Pochi mesi dopo lascia l’Argentina per il Brasile, direzione Corinthias. La squadra brasiliano spende ben 20 milioni di dollari per assicurarselo. Fa scalpore vedere un argentino del barrio di Apache con la fascia da capitano, ma tant’è. Carlitos convince gli scettici vincendo il campionato brasiliano nel 2005 e il suo terzo Balon de Oro davanti all’osticissimo rivale Diego Lugano. Vince anche il premio “capigliatura peggiore del globo terracqueo” un premio istituito proprio per lui (foto).

Nel 2006 arriva in Europa, e precisamente in Premier League con la maglia del West Ham: viene acquistato in una confezione regalo assieme all’amico di tante battaglie nonché collezionista di tibie spezzate, Javier Mascherano. Con l’allenatore Pardew gioca come ala sinistra, col suo successore Curbishley all’inizio non gioca, poi da seconda punta totalizza il ruolino formidabile di 7 gol in 26 partite. Gli bastano per guadagnarsi l’attenzione di Sir Alex Ferguson e per passare al Manchester United.

La politica in casa dei Red Devils è chiara: Tevez deve fare da contraltare al bel Cristiano Ronaldo. Insieme il brutto e il bello, vincono la Premier League e la Champions League ai rigori nel derby contro il Chelsea. L’anno successivo Carlitos rivince la Premier, vince il Mondiale per Club e arriva ancora in finale di Champions, ma stavolta perde contro il Barcellona del connazionale Messi. 

Un po’ a sorpresa, Carlos passa da una squadra all’altra di Manchester: firma col City un contratto quinquennale e viene pagato la “bellezza” di 29 milioni dai Citizens. Il 19 gennaio 2010 Tevez segna una doppietta contro la sua ex squadra nel derby di Manchester e festeggia entrambe le reti con le mani dietro le orecchie e le dita a mo’ di paperella per zittire chi aveva parlato male di lui, tra cui il suo ex capitano Gary Neville che la prende abbastanza bene e infatti durante l’esultanza dell’argentino gli dedica un dito medio. Carlos è un beniamino dei tifosi dei Citizens e con il nuovo tecnico Mancini si trova a meraviglia. L’ex allenatore dell’Inter gli consegna persino la fascia di capitano nell’estate 2010. Nelle prime due stagioni segna 29 e 24 reti, 21 delle quali in Premier, che gli valgono il titolo di capocannoniere assieme al protagonista di “Prova a prendermi” Berbatov. Tutto sembra funzionare a meraviglia nel mondo Tevez, fino a quando il 27 settembre 2011 Carlos si rifiuta di entrare in campo perché non aveva digerito l’asado preparatogli da Aguero nel pre-partita della gara di Champions contro il Bayern Monaco. Mancini la prende bene più o meno come Neville prima e dichiara che Tevez non giocherà mai più nel City con lui allenatore.

Tevez si fa venire la celebre “saudade argentina” e ad ogni sessione di mercato si parla di lui in qualsiasi squadra italiana. Nei sei mesi in cui non gioca, colleziona freccette e multe con Balotelli e foto e pranzi con Branca e Galliani. Un giorno sembra vicino all’Inter e il giorno dopo sembra ad un passo dal Milan. Tant’è che il buon Adriano si lascia scappare: “Se Carlos va via da Manchester, viene da noi al Milan”. 

Nel frattempo Carlos torna a giocare con Mancini, non proprio di parola, il 21 marzo 2012. Non è più al centro del pianeta City e valuta addirittura l’idea di abbandonare il calcio e tornare in Argentina a vendere sacchi di patate.

A sorpresa, Marotta con l’occhio lungo, spiazza le pretendenti milanesi e porta a casa Carlitos per la modica cifra di 9 milioni di euro: meno di quanto è stato venduto il bel Matri, più o meno quanto i “figa time” che vorremmo dedicare alla Nargi tutti i giorni. 

Il 26 giugno 2013 Tevez si affaccia da Corso Galileo Ferraris creando spavento e panico ma anche delusione in chi sperava in una trovata pubblicitaria su un nuovo film horror di Dario Argento. E si affaccia con la maglia numero 10, quella che era di Del Piero fino a due stagioni fa. Non è facile prendere questa responsabilità e Carlitos dovrà convincere anche gli scettici. Segna sia in Supercoppa contro la Lazio, sia al debutto in campionato contro la Samp e di nuovo al debutto allo Juventus Stadium. Ventuno gol la prima stagione in bianconero e il ritorno in Albiceleste quest’anno. Perchè come recita un famoso striscione con annessa la sua gigantografia, quando gioca lui CACATEVEZ SOTTO. 

Admin Riccardo in collaborazione con Raffaele de “La Giornata Tipo”
 
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy