Che voglia di fantasista!

Che voglia di fantasista!

Il compleanno di Roberto Baggio mi ha risvegliato voglia di fantasia. Mi stavo perdendo anch’io nel “moderno” senza variazioni, ma ora capisco di nuovo perché numeri e gol tutti uguali non siano ciò che vogliamo dal calcio.

Roberto Baggio che fa quasi 50 anni; 12 anni ormai che ha smesso di giocare; quell’ultima partita a San Siro nella quale Rui Costa fece doppietta; Quasi 10 anni che ormai non gioca più nemmeno lui. Che tristezza.

Che malinconia, che voglia di fantasia nel gioco e di fantasista. Sempre più una professione vincolata ai numeri, di rendimento e atletici, e sempre meno all’idea che ci fa gridare al miracolo e versare la birra sui pantaloni. Messi (un fenomeno assoluto eh, e non è colpa sua) ha superato i 450 gol, ma “l’industrializzazione” del suo gioco è sotto gli occhi di tutti. Perfino quel “Venezia” di Neymar passa il pallone all’indietro e sempre più giocatori di pensiero finiscono a fare i chilometri in fascia.

Pensiamo a un possibile erede (in forma puramente ipotetica, non crocifiggetemi) del divin codino: Federico Bernardeschi. Eleganza, passo, tecnica fuori dal comune. Paulo Sousa è un grande, veste bene e sa darsi un tono. Perfavore, però, qualcuno lo convinca a non snaturare il ragazzo. Può fare la seconda punta, può muoversi bene in fascia, coprirla tutta quasi come un laterale.

Se per un momento però, tornassimo a pensare che l’allenatore sta seduto e il calciatore va in campo, non sarebbe bello potergli dire: “Federico caro! vai dentro e fai fare una figura di merda ai difensori che se la ricordino per sempre!”.

No, perché se copri 10.3 KM invece di 10.5 casca il fottuto mondo. E allora eccoci qua a vedere un pianeta pieno zeppo di 20enni che fanno le ali e giocano teleguidati.

Attenzione! Per libertà espressiva non intendo le intemperanze fanciullesche di quei finti esaltati senza talento che dopo un paio di gol a porta vuota si atteggiano a fenomeni. Intendo proprio l’opposto. Quella naturale voglia di far sgorgare calcio dal proprio corpo intero. Che sia dagli occhi per una finta o dall’esterno del piede per un assist immaginifico.

Voglio un trequartista insomma. Per potermi lamentare quando non la passa anche, perché no. Voglio personalità e talento, e poter tornare a dire: “checcazzo è sta roba?! Non l’ho mai fottutamente veduta per diamine.”, senza che stia parlando dello spray da barba per le punizioni o di uno schifoso microchip nel pallone o nel quarto uomo.

Sto solo farneticando, scusate. Domani tornerò a provare un orgasmo sportivo per una diagonale difensiva di Candreva…forse.

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