I maestri del rosso. L’arte di far la doccia prima degli altri

I maestri del rosso. L’arte di far la doccia prima degli altri

Che fantastica emozione dev’essere vedersi sventolare in faccia un rosso nella massima serie. Per questi maestri della reazione e principi del “è il primo che faccio” è una sensazione fin troppo famigliare. Ma chi sono i sovrani della cacciata nella nostra Serie A? Chi, tra i contemporanei e i grandi del passato, eccelle in questa nobile arte?

Nella classifica dei primi 10 per cartellini rossi della storia del nostro campionato ci sono i soliti sospetti e altrettanti insospettabili. Al primo posto non c’è proprio nessuna sorpresa. Pablo Montero, evidentemente socio di uno studio di osteopatia, ha operato (nel vero senso della parola) in tempi in cui alla fama corrispondeva l’ufficio. Se oggi perfino Neymar può atteggiarsi grazie al marketing a gangsta-bad boy, ai tempi del caudillo uruguagio i veri “cattivi”  restavano nell’ombra e facevano paura per davvero. Così era poi per loro più facile randellare. Pratica eccessivamente seguita da Pablo che per 16 volte ha visto l’uomo in nero invitarlo gentilmente a delinquere fuori dal rettangolo verde.

A quota 12, secondi a pari merito, i nostri fieri portabandiera. Sono il Buono, il Brutto e il Cattivo. Anzi…il Cattivo, il Cattivo e il Cattivo: Di Biagio, Falcone e Pinzi. Gente che “la palla devo prenderla io se no col cazzo che gioco più”. Gigi Di Biagio sapeva anche impostare con maestria e colpire su punizione. Per gli altri più facile colpire. Punto.

Anche se il buon Pinzi, ora al Chievo, il vizietto del gol ce l’ha. A proposito! essendo il più alto in classifica ancora in attività può ambire al primato. Dai Pierino!

A quota 11 c’è un bel mix di storia e presente. Gli arbitri saranno di certo diventati più fiscali, ma è innegabile che tra gli anni 90 e i primi duemila ne abbiamo visti di “piantagrane”. Tre nomi, in questo senso, spiccano sugli altri. Sulley Muntari è stato un mago del bipolarismo. In un attimo era in grado di segnare da 30 metri per poi tirare un calcio in testa a qualcuno l’attimo dopo. Fernando Couto ha fatto scuola. Le sue esultanze con capriola e i suoi calci, altrettanto volanti, agli avversari fanno scendere ancora la lacrimuccia a tutti i tifosi del Parma. Il terzo è un figlio d’arte. Dal padre, però, Daniele Conti non ha ereditato i funambolismi. In compenso l’ex capitano del Cagliari ha affinato negli anni la ramata e l’insulto.

Del gruppo fanno parte anche tre capitani celebri. Il “baffo” Bergomi, che oggi non perde l’occasione per ripetere “era da rosso, Fabio”, ai suoi tempi attaccava le gambe avversarie con la coordinazione e l’ignoranza di Benitez a una grigliata. C’è poi il capitano rossonero Massimo Ambrosini. Lui era proprio un maestro del doppio giallo. L’ammonizione tattica dopo il primo quarto d’ora di gioco non era neanche quotata. Maestro di stile inspiegabilmente finito in questa classifica di gentiluomini è il pupone Francesco Totti. Più di 200 gol in A, bandiera della Roma e della Nazionale, attaccante non certo di copertura. Come può finire tra i dieci più cacciati?…citofonare Balotelli.

Chiude il novero dei calciatori più espulsi della storia della Serie A, sempre a 11, un calciatore degli anni 60, primatista di presenze con il Toro. Di Giorgio Ferrini  non ho rimembranze. Per definirne la figura mi affido quindi alle parole del suo celebre compagno Paolo Pulici:

“Da giovanissimo, nelle mie prime partitelle d’allenamento con la prima squadra venivo sempre marcato da Giorgio Ferrini che, per obbligarmi a tenere i gomiti alti, mi riempiva di pugni ai fianchi. Un giorno non ce la feci più e con un gomito troppo alto colpii Giorgio al naso facendolo sanguinare. Lui allora mi disse. “Adesso sì che sei del Toro” .

E va bene così…senza parole.

 

 

 

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