Villanovense – Barça: quel momento che vale una carriera

Villanovense – Barça: quel momento che vale una carriera

Ah, i sorteggi. A pensarci bene sono una componente sempre presente nella nostra vita. Si fanno vivi già a scuola quando nessuno ha proprio intenzione di uscire alla lavagna a scrivere la tabellina dell’uno. Come nello stadio fantozziano dove prima della staffetta dei 100 metri si architettano trovate diaboliche per decretare l’ultimo frazionista a correre con candelotto di dinamite alla mano, a scuola prima maestre e poi prof danno fondo ad una fantasia che nemmeno D’Alessandro sapeva mettere in campo.

Numeri del registro che fanno giri immensi per andare a comporre casualmente proprio quello a sinistra del vostro nome, dizionari aperti sulla prima lettera del vostro cognome. Sì, anche se inizia per K non avrete scampo. A volte quei dannati sorteggi sembrano quasi pilotati ma non vi resta che alzarvi dalla sedia dopo la classica dichiarazione di rito «ma sempre io?» ed affrontare a testa bassa le quotazioni che danno il 3 in matematica ad 1:1.

Sorteggi, sempre sorteggi. Nel mondo del calcio ci sono quei giorni dove un’urna riceve più sguardi ed attenzioni della bacheca di Emily Rat (e poi ci pensa Facebook), quelle serate dove dirigenti e tifosi hanno un unico pensiero in testa: «#escile tutte ma non il Barcellona». Improvvisamente Sion diventa conosciutissima in tutto il paese e davanti alla birra successiva non si parla di temi frivoli come politica ed economia. Si parla della bontà dei sorteggi che – un po’ come ai tempi della scuola – potevano andare meglio. «Eh ma sai, giocare in casa loro non è mai facile» dice qualcuno. «Ma hai visto chi hanno in attacco?» aggiunge qualcun altro.

Il sentimento più comune prima di un sorteggio è la strizza, quelli successivo un mix di delusione del pessimista più incallito e di gioia di chi è un po’ più realista. La gioia tipica di chi resta seduto mentre il compagno di classe va a farsi demolire a colpi di disequazioni alla lavagna.

A volte capita però che la situazione si ribalti completamente, che quasi non si veda l’ora di alzarsi dal banco. Comunque vada si potrà dire «ci ho provato». E quel sorteggio che sembrava quasi maledetto diventi quasi una benedizione. Spogliatoio della Villanovense, una squadra che gioca nella terza serie del campionato spagnolo. Sorteggio di Coppa del Re: può uscire di tutto, può succedere qualunque cosa. Sì, anche di pescare uno squadrone. Tutta la squadra è davanti allo schermo in attesa di quell’accoppiamento che può valere una stagione.

«Barca, Barca» sussurrano i giocatori della Villanovense. «Barcellona-Villanovense» è l’accoppiamento che arriva. Parte un’esultanza da promozione diretta, quasi da scudetto. Giocheranno al Camp Nou, poco importa come finirà. Perché a volte ci si deve alzare, guardare quella prof di matematica dritto negli occhi e dire «io ci provo». Bisogna benedire un sorteggio che ti cambierà la vita.

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