Lettera di ringraziamento a Ronaldinho

Lettera di ringraziamento a Ronaldinho

Grazie Ronaldinho. Grazie per non essere stato il migliore di tutti. Così si apre la nostra lettera a Ronaldinho, che quattordici anni fa veniva annunciato dal Barcellona.

Grazie Ronaldinho. Grazie per non essere stato il migliore di tutti. Grazie per non avere avuto neanche la metà dell’ambizione di Cristiano Ronaldo, che quando torna dalle partite resta allo stadio a fare recupero muscolare con una strafiga che lo aspetta a casa. Grazie per avere preso qualche chilo, ogni tanto. E grazie perché hai scelto di essere il migliore solo in pochissime stagioni: le cose più brevi, a volte, sono quelle più intense. Grazie, Ronaldinho, per averci insegnato che lottare per essere il numero uno non è tutto nel calcio; che giocare per il gusto di giocare e fare colpi da adulti con la mentalità dei bambini dovrebbe essere il principio base di questo sport. E grazie per averci fatto divertire anche quando non eri al meglio. Anche quando il tuo corpo era in decadenza.
E scusaci, Ronaldinho. Scusaci perché quando parliamo dei migliori della nostra generazione parliamo di Messi e Cristiano Ronaldo e quando ci chiedono di nominare un altro numero uno venuto prima di loro, noi pensiamo a Ronaldo Il Fenomeno e saltiamo a piè pari il tuo talento. Ma la realtà è che noi non ci dimentichiamo di te. Noi ce ne ricordiamo e vogliamo escluderti dai migliori. Il tuo modo di pensare il gioco è troppo più nobile dei numeri uno e noi non ci sentiamo di metterti lì. Tu sei fuori classifica. Non c’entri niente con tutti gli altri. Tu giochi ridendo e ci manchi perché nel calcio di oggi non si ride più. Oggi i fenomeni segnano e ritornano a centrocampo. È routine, la loro. Sono troppo più forti degli altri e un giorno si stancheranno di tanta monotonia. Non voglio nemmeno contare quanti anni fa ha vinto il Pallone d’oro un giocatore diverso da Messi e Ronaldo. Di sicuro prima di loro tu ne hai vinto uno. L’hai vinto quando ci hai fatto divertire come pazzi e hai fatto cose con la palla che certi difensori probabilmente ti sognano ancora. L’hai vinto quando da piccoli ci mettevamo davanti ai video di Joga Bonito e tu  eri solo in un campo da calcio e ci dimostravi che potevi colpire la traversa quante volte volevi. Grazie Ronaldinho, perché ci hai involontariamente invitato ad emularti. A volte hai fatto anche dei danni, eh. Guarda un po’ i campi da calcio e ne troverai a bizzeffe di calciatori che provano ad imitarti, basando il loro calcio su giochetti e finte. Le loro sono fini a se stesse, però. Le tue funzionavano. Tu facevi la finta per evitare tanti avversari e poi mandavi in porta tutti i tuoi compagni. Loro giocano per loro stessi. Tu giocavi per gli altri. Per i compagni che dovevano segnare e per un pubblico che doveva rimanere estasiato.
Sei stato un campione vero, perché non hai diviso, ma hai unificato. Tutti ti hanno amato e ogni stadio nemico ti ha omaggiato. Irridevi gli avversari con il talento, ma mai mancando di rispetto.
Perciò grazie, Ronaldinho, per non essere stato il migliore di tutti. Ci hai fatto divertire così tanto che non avremmo accettato di vederti perso in un tipo di ambizione che non ti apparteneva.

Esattamente 14 anni fa, nel 2003, Ronaldinho veniva presentato alla stampa come nuovo calciatore del Barcellona. Nessuno poteva immaginare cosa avrebbe rappresentato per il club, e per il calcio mondiale. Non sarà stato il migliore, ma tra i nostri preferiti di tutti i tempi, quello sì.

 

Con la collaborazione di Marco Fornaro

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