MILAN FLOP 11

MILAN FLOP 11

I tifosi del Milan si possono consolare per il mancato arrivo dei “colpi del Condor” pensando a quando il suddetto Condor, purtroppo, ce l’aveva fatta. Perché u…

I tifosi del Milan si possono consolare per il mancato arrivo dei “colpi del Condor” pensando a quando il suddetto Condor, purtroppo, ce l’aveva fatta. Perché un antico proverbio popolare cinese recita così: “Tra un Pirlo e un Seedorf becchi sempre Smoje”. Ecco quindi i peggiori 11 della storia milanista schierati con il 3-4-3 Zaccheroniano che cambierà il destino del Milan, dicevano, e durò invece un cambio di mutanda.
 
 
JENS LEHMANN: Affetto dalla VanderSarite, come il portiere olandese Lehmann è portiere all’estero e peracottaro in Italia. A dire il vero il suo bipolarismo fa paura un po’ in tutta Europa, ma è in rossonero che dipinge la sua personalissima Gioconda. Cinque partite e a casa. L’ultima pennellata la dà raccogliendo con le mani un retropassaggio dell’irreprensibile Costacurta a San Siro con la Fiorentina; roba da manco le regole. Scaldabagno di Batistuta sotto la traversa e di corsa a casa dalla Merkel. SOGNO DI MEZZ’ESTATE

FELIPE MATTIONI: Rappresentante della categoria “Figli illegittimi di Raiola” è stato portato in rossonero dallo smilzo agente e può essere inserito nella Flop 11 in quanto subentrato per 3 minuti a Kakà in un Catania-Milan del maggio 2009. Per il resto è difficile descrivere calcisticamente uno che secondo me neanche giocava a calcio. Boh, ci si prova: dal nome probabilmente ha origini italiane e assomiglia vagamente a Claudio Amendola. I CESARONI MALDINI

JULIO CESAR SANTOS CORREA: L’uomo che faceva sembrare Roque Junior il miglior Franco Baresi è arrivato al Milan addirittura dal Real Madrid (sì, bevono le fiaschette anche in Spagna). Soprannominato “l’Imperatore” dimostra invece la baldanza e destrezza di un cervo in autostrada. Come mostrano le sue foto, in carriera ha condiviso lo stesso dramma di Gabriel Paletta: troppo bello per essere anche forte. Se non credete al paranormale sappiate che ha vinto una Champions League. IL BELLO

MICHAEL REIZIGER: Terzino-cavallo della scuola olandese, Michael Reiziger viene acquistato per gareggiare nel trotto a San Siro. L’infelice vicinanza tra l’ippodromo e lo stadio Meazza ha però fatto pensare ai più che fosse un calciatore del Milan. A qualcuno in realtà il dubbio era venuto vedendolo brucare l’erba invece di fare la diagonale. PURO SANGUE

DRAZEN BRNCIC: Noto come “il codice fiscale”, Drazen Brncic è il più grande cavallo di Troia della storia del calcio. Sul prato verde gioca con il Milan in campionato e Champions League per 18’, meno dei preliminari di una scena con Rocco Siffredi. Quando lo prestano al Vicenza invece di ammettere di fare schifo si dice contento di potersi avvicinare all’amata patria croata. Una sua firma, insieme all’occhio lungo di Moratti, cambiano però il nuovo millennio del Milan. Con il suo passaggio all’Inter i rossoneri incassano l’anonimo Andrea Pirlo e fanno pure dieci milioni di plusvalenza. LA MADRE DELLE INCULATE

IL CENTROCAMPO 2014/2015: Non è un giocatore, bensì un modo di essere. Il centrocampista del Milan 2014/15 non ha un nome ma ha una missione: non infilare due passaggi di fila manco per il cazzo. Non si può premiare il singolo perché la vera forza del reparto sono i meccanismi perfetti. Ci vuole quello che non sa passarla, quello che si nasconde e quello a bordocampo che non ha idea di cosa stia succedendo. Il centrocampista del Milan 2014/15 rifiuta il teorema di Pitagora perché un triangolo venuto bene non l’ha mai visto. AMICI MIEI

EMERSON: Si presenta ai rossoneri con una camicia pezzata all’inverosimile in occasione della prima giornata di campionato a Genova. Gara, non l’ultima, che seguirà lontano dal campo. In campo invece vanta lo stesso collo di Costanzo e la corsa facile e slegata di Antonio Caliendo. Risulta essere tra i più straordinari esemplari del museo di storia naturale di Milanello. Quando gli altri facevano i test atletici, al Puma misuravano la pressione. JURASSIC WORLD  

UMIT DAVALA: Si sa, ogni comandante ha il suo scudiero di fiducia. Se però il vostro comandante è Fatih Terim siete fottuti. Insieme al suo mentore, Umit sbaglia clamorosamente il tempo dello sbarco a Milano. Nei primi 2000 infatti la kebap-mania non aveva colpito il bel paese, ignorantemente ancora legato alla sua ridicola tradizione culinaria. Per di più, nel novembre di quell’anno, Terim lasciò il posto all’amante del tortello Ancelotti. Una vera e propria crociata per Carletto, dunque, far fuori l’ottomano. Fu la fine per Umit e per il Milan in salsa turca. PRECURSORE

ANDREAS ANDERSSON: Per descrivere questo antesignano di Bendtner basta ricordare che, nella gloriosa stagione 97/98, fu panchinato da Kluivert. Andersson si muoveva come uno alto, era lento come uno alto, ma non era alto. Quindi non la prendeva neanche di testa. Ha fatto un solo gol schiantandosi di faccia sui pugni dell’eterna promessa Pagotto (portiere di riserva insieme a Taibi di questa Flop 11) a Empoli. Il suo volto è l’emblema di un Milan che speravamo non tornasse più e invece è tornato. Anche quel paracarro di Destro, comunque, ha segnato di più. PENNELLONE

JOSE MARI: Giocatore di culto a cavallo dei due millenni ci ha fatto capire, insieme ad altri illustri connazionali sbarcati in Italia, come la Spagna non sia sempre stata fucina di talenti strepitosi. Raggiunto al suo ultimo anno di Milan dall’esplosivo (a tavola) Javi Moreno formò con lui una coppia tutta iberica dal potenziale elevatissimo…si scherza ovviamente. Jose Mari a dire il vero correva e sapeva farsi voler bene. Tre numeri però inchiodano el picador: 40 miliardi, 3 anni, 5 gol. CONCRETO

RICARDO OLIVEIRA: Lui sì che era forte (non scherzo). Dio gli ha dato tutto ma Ricardo si è dimenticato di puntare la sveglia. Da qui la tipica espressione assonnata che al confronto Tracy Mc Grady sembrava Schillaci. Attacca la partita come Malgioglio la figa. Arriva nel 2006 e con il gol e la serpentina ubriacante all’esordio fa sognare tutti. Poi passa il resto del campionato con lo sguardo beffardo di chi pensa: “c’avevate creduto?”. Per sempre ricordato come il più forte del KA-RO-LI, magico tridente che giocò solo una partita a Siena ma divertì tutti. Erede di Shevchenko, partner di Ronaldo e Campione d’Europa…ma perché l’anno dopo non c’era più? CULT

 

Articolo di:
Elia Lavelli
@ACMironjr
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