NOI AMANTI DEL CALCIO

NOI AMANTI DEL CALCIO

Noi amanti del calcio. Noi che ancora prima di camminare, calciavamo. Noi che abbiamo iniziato a giocare per strada, al parco, in oratorio. Noi che bastava un p…

Noi amanti del calcio.
Noi che ancora prima di camminare, calciavamo.
Noi che abbiamo iniziato a giocare per strada, al parco, in oratorio.
Noi che bastava un pallone, il resto non era importante. Ci si arrangiava in qualsiasi modo.
Noi che il tango lo mettevamo sotto l’incrocio. (E non è facile con il tango)
Noi che se venivi scelto per primo nelle partite tra gli amici, eri di diritto il più forte di tutti.
Noi che se venivi scelto per ultimo, voleva dire che i tuoi amici avevano sentenziato che facevi schifo e potevi tranquillamente appendere le scarpe al chiodo. Anche se avevi solo cinque anni.
Noi che “Posso giocare?” “Non lo so, non è mia la palla.”
Noi che se la nostra squadra del cuore perdeva un big match, non se ne parlava di andare a scuola il giorno dopo.
Noi degli scarpini e delle esultanze dei nostri idoli.
Noi che a scuola eravamo bravi solo in geografia, grazie al calcio ovviamente.
Noi che a scuola ci andavamo carichi per la partita dell’intervallo contro le altre classi.
Noi che abbiamo provato ad arrivarci a giocare davanti alle telecamere.
Noi che poteva e doveva, andare diversamente.
Noi che nonostante tutto continuiamo a rincorrerla, quella palla.
Noi che non abbiamo mai giocato per i soldi.
Noi che ci alzavamo anche la domenica mattina per giocare.
Noi che ora ci riduciamo alle partite di calcetto, con gli stessi amici di sempre.
Noi che ci rendiamo conto di quanto siamo lontani da quel calcio che abbiamo sempre sognato.
Noi che abbiamo sognato di cantare l’inno della Champions.
Noi che abbiamo sognato di alzare la coppa del mondo.
Noi che se avessimo giocato la Domenica come giocavamo contro gli amici, saremmo arrivati tutti in serie A.
Noi che la serata perfetta è, divano, pizza, birra, amici e Champions League.
Noi che abbiamo per casa quel rettangolo verde.
Noi che siamo riusciti a spiegare il fuorigioco alle nostre ragazze.
Noi che la domenica senza calcio è insignificante.
Noi che viviamo da agosto a maggio. Ogni due anni anche per tutto il mese di giugno.
Noi che nel fantacalcio ci trasformiamo in osservatori e allenatori.
Noi del calciomercato d’estate.
Noi che i nostri idoli andiamo ad accoglierli in aeroporto.
Noi che alla Playstation, esistono solo due giochi. Fifa o Pes.
Noi dei brividi che proviamo ogni volta che andiamo allo stadio.
Noi che il nostro stato d’animo è direttamente collegato ai risultati della nostra squadra del cuore.
Noi che abbiamo sempre risolto i nostri problemi calciando quel pallone.
Noi che ci sentiamo tutti allenatori quando si discute di calcio.
Noi che abbiamo provato solo una sensazione dei nostri idoli. Quella peggiore. L’infortunio.
Noi che ci siamo dovuti rialzare da soli, senza l’aiuto di nessuno.
Noi che ci siamo sentiti dire quella maledetta frase. “Rischi di non poter giocare più.”
Noi che abbiamo preso quella frase e l’abbiamo scaraventata in porta.
Noi che siamo tornati a correre come prima.
Noi che se ci cade qualcosa dalle mani cerchiamo di salvarla con i piedi.
Noi che ora abbiamo davvero paura, che tra scandali e scommesse, ce lo rovinino per davvero, il nostro gioco preferito.
Noi del “Ma cosa ne sapete voi di cosa si prova a giocare a questo sport meraviglioso?”
Noi che il calcio è tutto, tranne che uno sport.
Noi che il pallone è il nostro cuore.
E come dice Johnny Depp in un famoso film.
“E tu sei il mio cuore, potrei vivere senza il mio cuore?”

 

Articolo scritto da:
GEZIM QADRAKU
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy