Undici giocatori che sono arrivati in Nazionale e poi sono spariti

Undici giocatori che sono arrivati in Nazionale e poi sono spariti

Hanno lottato per arrivare all’apice del calcio nazionale e poi hanno sofferto di vertigini, cadendo malamente.

Il periodo per la nostra Nazionale non è certo dei migliori e qualcosa ci porta a pensare che alcuni dei giocatori attualmente presenti agli ordini di Ventura possano un giorno finire nel dimenticatoio. Così, mentre voi potete ipotizzare i calciatori che spariranno tra i radar nei prossimi dieci anni, abbiamo stilato una top 11 (con rigoroso 4-2-4 venturiano!) di ottimi prospetti del nostro calcio che sono arrivati a esordire con la maglia dell’Italia e per un motivo o per l’altro hanno lasciato per strada il loro talento, annaspando in parabole discendenti o a volte conducendo una buona carriera, senza però reggere il passo dei big del Belpaese.

PORTIERE

FEDERICO MARCHETTI (11 presenze) – Era il promesso dopo-Buffon assieme a Sirigu. Dopo anni in panchina, il destino naturale che doveva consacrare il portiere della Lazio a primo della Nazionale si è complicato via via con gli anni. È vero che Buffon ha resistito parecchi anni ed è anche vero che Donnarumma è salito presto alla ribalta. Ma il motivo principale risiede in Marchetti stesso che tra infortuni, qualche prestazione sotto tono e l’ultimo dissidio con la Lazio ha perso il posto anche nella sua squadra di club e probabilmente l’ultimo treno per restare nel giro della Nazionale.

DIFESA

DAVIDE SANTON (8 presenze) – Gli esordi promettenti con l’Inter sembravano averci consegnato il terzino della nazionale per questi ultimi dieci anni. Il fenomeno che si era presentato bene in Nazionale ha disatteso tutte le aspettative e ha subìto un lento declino che lo ha tenuto fuori dal radar per parecchio tempo. Proprio ora ci manca un terzino sinistro affidabile e l’idea che ci eravamo fatti di Santon oggi ci sarebbe tornata parecchio comoda.

SALVATORE BOCCHETTI (5 presenze) – Qualcuno se ne sarà dimenticato, ma Salvatore Bocchetti è stato nel giro della Nazionale nel suo periodo di maggiore espressività. Capace di giocare al centro della difesa o sulla corsia esterna, Bocchetti al Genoa era una certezza e anche su di lui ci eravamo creati aspettative di un certo tipo. Se le era create anche il Rubin Kazan, che per lui aveva versato quasi 10 milioni di euro nel tempo in cui 10 milioni di euro valevano ancora qualcosa. La lontananza dai riflettori, però, lo ha costretto a dileguarsi dalla maglia azzurra e il ritorno al Milan di due anni fa non ha raggiunto lo scopo sperato.

GABRIEL PALETTA (3 presenze) – Paletta è in quella cerchia di calciatori che nel tempo in cui effettuano la naturalizzazione per la cittadinanza italiana diventano improvvisamente inadeguati. Paletta a Parma era un signor difensore, forte tecnicamente e a tratti invalicabile tanto da guadagnarsi qualche convocazione e tre gettoni. Il trasferimento al Milan è stato il passo più doloroso di una carriera che si attesta ora su standard troppo bassi per dare un senso al cambio di nazionalità.

EZEQUIEL SCHELOTTO (1 presenza) – Per Schelotto si può fare lo stesso identico discorso di Paletta: all’Atalanta era in stato di grazia, tanto da naturalizzarsi italiano e ottenere qualche chance. Poi il passaggio a una milanese, l’Inter in questo caso, ha sbiadito la sua carriera, diventata così mediocre dopo tantissime aspettative nei confronti del suo talento. Non è mai più tornato lo stesso.

CENTROCAMPO

GAETANO D’AGOSTINO (5 presenze) – Inutile discuterne: D’Agostino, all’Udinese, era letteralmente un fenomeno. Lo volevano tutti, dalla Juve al Real Madrid, ma i friulani fecero resistenza e tennero stretto D’Agostino che, a furia di trasferimenti mancati, consumò il talento. Alla Samp l’ultimo passaggio degno di nota di una carriera che però piano piano ha visto allontanarsi la Nazionale prima e la Serie A poi. Lo immaginavamo punto fisso della Nazionale per diversi anni, ma i piani sono andati storti con la stagione degli 11 gol e delle fantastiche punizioni incastonata nella memoria.

ANDREA POLI (5 presenze) – Poli, come tanti altri, ha pagato il fatto di essere passato dal peggior Milan degli ultimi anni nel momento in cui avrebbe potuto definire la sua maturità calcistica ben avviata con la Samp. Talmente ben avviata da conquistarsi un posto in nazionale e siglare anche un gol. Peccato che poi il centrocampista del futuro si sia perso per strada e si sia allontanato dalle promesse fatte.

ATTACCO

MARCO MARCHIONNI (6 presenze) – Ai tempi del Parma era un giocatore per il quale era impossibile non stravedere, tant’è che Lippi lo aveva inserito nel gruppo di Germania 2006, tagliandolo solo alla fine. Saltava uomini come birilli, sfornava assist a ripetizione e aveva anche una certa confidenza con il gol. Nel momento migliore della sua carriera firmava con la Juventus, accettando la Serie B pur di giocare con i bianconeri. Le prestazioni finirono presto nell’oblio e nonostante i gettoni in Champions League non si è mai più visto quello di Parma. Tre anni dopo con la Fiorentina si è guadagnato altre tre convocazioni in nazionale, ma solo come specchietto per le allodole per una carriera che non tornerà più.

RAFFAELE PALLADINO (3 presenze) – Palladino era nella lista dei predestinati. Non ha certo fatto una brutta carriera e sicuramente la fortuna gli ha spesso voltato le spalle. Però, agli albori della sua avventura alla Juventus, ce lo aspettavamo come un erede naturale di Del Piero e invece è rimasto intrappolato nella sua ombra. Gli infortuni hanno poi fatto il resto e anche le altre avventure con Parma e Genoa sono rimaste sospese a metà, insieme alla sua avventura in Nazionale, avviata sotto i migliori auspici e finita presto nel dimenticatoio.

AMAURI (1 presenza) – Il più grande equivoco della Nazionale. Ci è voluto tantissimo tempo per naturalizzarlo e tutti credevamo di avere l’Eldorado tra le mani. Segnava ad occhi chiusi e la Juventus non ci aveva pensato troppo prima di prenderlo. Con l’Italia, dopo mille problemi burocratici, riesce a giocare solo una partita perché improvvisamente diventa privo di senso del gol, statico e assolutamente improduttivo. La sua carriera si è ridotta a una fiammata e noi lo abbiamo aspettato invano, delusi.

Ciò che ci era rimasto di Amauri.

FRANCO BRIENZA (2 presenze) –  Ci abbiamo scritto un inno su Franco Brienza e sapete quanto stravediamo per lui, ma che calciatore sarebbe stato per la Nazionale? Ci ha giocato troppo poco, quando era nel Palermo di Grosso, Barone Barzagli e Toni, e dispiace che il suo nome non sia finito più spesso nelle convocazioni di Lippi. Questo è un nome che fa eccezione nella nostra lista, perché Brienza non si è perso e ha sempre continuato ad alti livelli la sua carriera. Probabilmente ha pagato la sfortuna, simile a quella di D’Agostino, di essere nato in una generazione di calciatori decisamente più forte di quella attuale. Scommettiamo che oggi avrebbe trovato più spazio. Rimpianto.

Ciò che avremmo potuto avere da Brienza

Con la collaborazione di Marco Fornaro

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