1985-2015 Back to Bomber

1985-2015.

E’ il 21 ottobre 2015 e Marty McFly è appena arrivato dal passato. Oggi, nel mondo, si celebra il Back To Future Day, l’arrivo di Marty a bordo della sua DeLorean “modificata” dal Doc ,direttamente dal 1985!

Cinema a parte, torniamo indietro nel tempo di 30 anni per riscoprire come era il mondo del bomberismo nel 1985.

Prima di tutto ricordiamo che il piccolo Christian Vieri, ai tempi 12enne, strappava i primi limoni alle Medie senza sapere che sarebbe diventato il re del BOMBERISMO.

Non esistevano le obbrobriose scarpe multicolore, i palloni psichedelici, le pettinature da personaggi manga. Il calciatore migliore non si chiamava Top Player; le magliette dei titolari andavano dalla 1 alla 11 e non erano personalizzate; grazie a Dio non esisteva il “tiki taqua”, ma il caro vecchio catenaccio; c’erano ruoli scomparsi come il libero e le mezzali, non esisteva il “falso nueve”; lo stadio era per veri tifosi e non un luna park per bambini (a dir la verità nemmeno oggi lo è…); nessuno aveva mai sentito quella cacata dell’inno di Allevi e nemmeno ci aveva mai pensato; la Serie A era il naturale approdo di calciatori del calibro di Platini, Maradona, Rummenigge e fino all’estate 1985 anche Zico, Sócrates e Falcão.

Trovate differenze? Beh, sono le “conquiste” del 2015! Altro che skateboard volante caro McFly!

Ma andiamo con ordine.

Marty McFly a parte, il 21 ottobre 1985 la Serie A era più o meno così.

Il campionato 1984/1985 si era concluso con la sorprendente vittoria dell’Hellas Verona che entra nella storia del calcio italiano assieme al suo mister, Osvaldo Bagnoli, al difensore tedesco Briegel e alla coppia d’attacco dei bomberoni Elkjær e “Nanu” Galderisi. Nota particolare: è stato il primo e unico anno del sorteggio integrale della classe arbitrale…e vinse una outsider. Coincidenze? Adam Kadmon non esisteva, quindi boh.

Nella stessa annata esordiva al San Paolo di Napoli un certo Diego Armando Maradona che arriva in Italia come un dio. Ne sentiremo parlare.

In una stagione non all’altezza delle aspettative, solo sesta classificata, la Juventus di Trapattoni (sì, lui già fischiava), vince la sua prima Coppa dei Campioni nella tragica serata dell’Heysel. Nello stesso anno Michel Platini diventava capocannoniere della Serie A per il terzo anno consecutivo, meritandosi il terzo Pallone d’Oro di fila.

A fine stagione, gli esiti delle varie coppe riportano inoltre il Milan del presidente Farina sul palcoscenico europeo dopo ben cinque anni di assenza.

Arriviamo all’estate del 1985.

Il calciomercato estivo, come detto, aveva privato la Serie A di bomber brasiliani quali Zico, Sócrates e Falcão. Le trattative di quella estate portarono nella massima serie del calcio italiano, nomi destinati a fare la storia.

Tardelli passa dalla Juventus all’Inter: nella trattativa viene inserito il giovane attaccante Aldo Serena (si, quello che adesso fa il telecronista. Non sembra ma ha giocato al calcio…). Quest’ultimo nel campionato 84/85 aveva militato nel Torino: il passaggio dalla maglia granata a quella bianconera sappiamo quanto ancora oggi sia gradito dai tifosi del Toro: per Aldone Serena, il Bobo Vieri degli anni ’80, passare da Inter a Milan e da Toro a Juve era diventata routine.

La Juventus di mister Giovani Trapattoni aveva cambiato parecchio. Dopo la trionfante cavalcata in Champions, la società fresca campione d’Europa, aveva deciso di svecchiare la rosa: oltre a Tardelli, furono ceduti anche Paolo Rossi, Zbigniew Boniek e Beniamino Vignola. Tra gli acquisti, oltre a Serena, va ricordato Massimo Mauro (sì, un’altra voce fastidiosa della TV del 2015) e la coppia Manfredonia-Laudrup strappati alla retrocessa Lazio.

La Fiorentina si aggiudica due giovani promettenti. Uno proveniente dalle giovanili del Parma: Nicola Berti. L’altro è un fantasista pescato dalla C1: tal Baggio Roberto.

L’Atalanta riuscì a trattenere il suo pupillo, perno del centrocampo e della nazionale U-21. Questo ragazzo di grande talento e poche parole si chiamava Roberto Donadoni.

Il campionato 1985/1986 era iniziato male per i campioni uscenti del Verona che non riuscirono a difendere il titolo. Nell’ottobre del 1985 la favorita allo scudetto pare la Juventus, partita davvero forte nelle prime giornate. A Milano intanto il Milan attendeva notizie riguardanti l’interessamento di un imprenditore lombardo, Mr. B.(erlusconi) Silvio, per l’acquisizione della società. Galliani in quei tempi montava ancora antenne e Emilio Fede era Juventino.

La messa al bando dei club inglesi dopo la strage dell’Heysel e i successi internazionali della Juventus avevano nel frattempo riportato la Serie A ai massimi livelli del ranking europeo: bei tempi!

Come è andata a finire la stagione 1985/1986 è storia.

Marty McFly trova oggi una Serie A più povera.

Povera sicuramente di fuoriclasse, o se vogliamo, ricca di bomber senza apparenti meriti sportivi.

Trova però ancora un Milan in crisi e un Mr. B(ee) interessato a rilevare la società.

Trova una Juventus, stavolta vice-campione d’Europa, che ha cambiato molto ma non è partita altrettanto bene: un vero peccato che Marty non abbia conosciuto Vidal in un pub di Torino, si sarebbero divertiti a scazzottare con Caceres!

Trova un Verona, che nel 1984/1985 aveva vinto, ma ora ha in attacco Pazzini. Tra l’altro non volano gli skateboard, ma gli “asini” perché l’altra squadra di Verona (il Chievo) è in A e se la gioca pure bene.

Napoli ai tempi celebrava una corazzata guidata da un fuoriclasse argentino: oggi Napoli sogna ancora con le magie di Insigne e coi gol di un altro argentino: El Pipita.

A Roma il “Falcao” di turno è un re che sta per smettere (Totti), ma i romani girano l’Europa e sgranano gli occhi sulle punizioni di un brasiliano mancato come Pjanic.

Oggi Le Roi Platini, presidente dell’UEFA, se la passa meno bene: dopo aver smesso, ha seguito alla lettera la “dieta Depardieu” (prendi 7 chili in 7 giorni). Oggi è finito nell’occhio del ciclone perché accusato di essersi intascato 2 milioni di euro non dichiarati da Blatter. “Conflitto di interessi” e sospensione fino al 5 gennaio 2016.

Il Trap del 1985 era un maestro in panchina e avrebbe vinto tanto ancora per anni in giro per l’Europa. Nel 2015 delizia le telecronache di una nazionale scialba con improbabili “Si” “Molto bene” sparati a casaccio.

Tanto è cambiato, anche se parecchie analogie rimangono.

Oh Marty se ti fai un giro nel 2045, facci sapere com’è!

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