And the Oscar goes to…Van Gaal

Senza mezzi termini, è fuori di testa. Van Gaal supera il Bomberismo rasentando la vera e propria pazzia. Definirlo solo “stravagante”, sarebbe come definire Gervinho “appena stempiato”.

Una simpatica immagine lo raffigura in queste ore virtualmente aggredito da un orso Grizzly in tutto e per tutto simile a quello che ha tartassato Di Caprio nella pellicola che gli ha, dopo tanta pena, dato l’Oscar. E per certi versi Louis Van Gaal è un vero e proprio personaggio da cinema. Non certo, però, da Blockbuster movie. Van Gaal è un visionario incontrollabile e incontrollato.

Dare a lui la guida dello United, primo Club inglese della sua carriera, era come affidare la regia di “Alla ricerca di Nemo” a Dario Argento. E, in effetti, è andata proprio così. Finalmente Louis, da unico e incontrastato manager, ha potuto dare sfogo alle sue più recondite pulsioni e fantasie.

Spese folli per acquistare vagonate di terzini sinistri a botte di 40 milioni l’uno. 90 milioni per un diciottenne francese che, se non si cagava addosso prima, sicuramente lo avrebbe fatto in seguito a questa ponderatissima valutazione. Un delirio economico da far invidia al peggior frequentatore di videopoker e bische clandestine.

I soldi, soprattutto se spesi a caso, sono importanti. Ma cosa sarebbe Van Gaal senza la proverbiale capacità di mettere a disagio gli altri, di Van Gaal? Probabilmente nulla. Perché di come giochi lo United non frega niente a nessuno. Tutti attendono solamente che l’olandese volante perda la ragione e si metta a fare lo squinternato. Ah! e se qualcuno pensasse si tratti dell’ insorgere della vecchiaia come per le telecronache del Trap o di Capello, si sbaglia di grossissimo.

Van Gaal è pazzo già dagli anni 90. Nel corso della finale di Champions con il Milan, allora era tecnico dell’Ajax, si esibì in un comico e leggiadro calcio volante per mimare (proprio come domenica) un’azione di gioco al quarto uomo.

Più avanti il suo discorso dal balcone, in seguito alla vittoria del campionato con il Bayern Monaco nel 2010, risultò vagamente “delirante”. In tanti, in quell’occasione, accostarono il suo stile a quello di un personaggio baffuto di qualche decennio prima, che certamente non spiccava per democrazia e controllo.

E poi ci sono le interviste. Diciamo che il tecnico olandese non è proprio la figura con la quale sia più facile confrontarsi. Per intenderci, se dovesse sbarcare in Serie A, consiglieremmo a Micaela Calcagno di andare a commentare la Superbike.

I momenti “difficili” tra giornalisti e Van Gaal negli anni sono innumerevoli e variopinti. Per dare l’idea di questo rapporto controverso ci affidiamo a uno degli ultimi exploit.

Faccio una traduzione alla buona dell’intervento lucido e pacato di Louis rivolto, pochi giorni fa, a un reporter dissidente: “Voi avete criticato Wayne Rooney, non io. Sì, sì! anche tu, ciccione!”

Diffidate perciò delle imitazioni. Mourinho, per esempio, è un burattinaio esperto che muove i fili a suo favore. Van Gaal è del tutto fuori controllo!

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