Antonio e quelle prime volte che ci illusero

Era il 18 dicembre 1999 ed io avevo “appena” 13 anni. Quattro anni in meno di un ragazzino che solo una settimana prima aveva debuttato in Serie A.

Ero attaccato alla radio dello stereo che avevo in camera con mio fratello. Allora non c’erano i social, non avevamo l’abbonamento alla “pay per view”. Ma vuoi per la passione per quel gioco e quella palla inseguita da 22 uomini in campo, vuoi per le statistiche del fantacalcio (io forse non ci giocavo ancora, mio fratello più grande sicuramente sì), non ci perdevamo una partita, che fosse in chiaro o in radio.

C’era Bari-Inter. Ad un certo punto, a pochi minuti dal termine della prima frazione, sentiamo il telecronista (Bruno Gentili di Radio 1) emozionarsi e quasi urlare per un gol che nemmeno potevamo immaginare. Le immagini che poi vedremo a fine partita spiegheranno ampiamente il perché.

“Il giovane Cassano” stoppa al volo un lungo passaggio di un compagno con il tacco del piede destro di richiamo; la traiettoria viene smorzata e soffice finisce sulla testa del numero 18 che se la porta avanti e prosegue la sua corsa veloce verso la porta avversaria. A quel punto Cassano è inseguito da due mammasantissima come il capitano della Francia campione del Mondo Laurent Blanc e dall’esperto e vincente Christian Panucci. Antonio, con la stessa spensieratezza che l’ha sempre contraddistinto, attende l’arrivo dei due e con una sterzata elegante li manda entrambi “al bar” come si direbbe… nei bar sport appunto. A quel punto Cassano si apre lo spazio per il tiro a tu per tu con il portiere dell’Inter e con una freddezza che non ti aspetti da un ragazzino 17enne che si è fatto tutto il campo di corsa, spedisce la palla nell’angolino sulla destra di Frey.

Un nuovo talento è nato. Da quel giorno a Bari ed in tutta Italia si parla solo delle prodezze di questo campioncino, un progetto di fuoriclasse destinato a fare la storia.

Ma al destino ci si può ribellare si sa. E chi meglio di Antonio Cassano di Bari Vecchia può insegnarcelo.

Sono passati esattamente 7 anni ed un mese da quella sera davanti allo stereo. Stavolta io, mio fratello e mio padre siamo davanti alla tv, con la “pay per view” vogliamo gustarci quello che potrebbe l’esordio di un talento italiano nel Real Madrid dei Galattici. Una squadra che solo come nomi fa venire i brividi (Ronaldo il brasiliano, Raul, Zidane, Beckham, Figo, Roberto Carlos…). La camiseta del Real Madrid. Il club nel quale vorrebbe giocare qualsiasi professionista al mondo.

La premessa è doverosa: in quei 7 anni Antonio ha fatto grandi cose, ma non è mai “esploso” definitivamente. Lo ha acquistato la Roma per 60 miliardi di vecchie lire (oggi fa quasi ridere pensare a quelle cifre, ma fu un record per un giovane della sua età). Sprazzi di alta classe in campo con Francesco Totti con il quale però non si trovò sempre a meraviglia fuori dal rettangolo verde. Ma il linguaggio tecnico aiutò a superar ogni incomprensione e ancora oggi Cassano spende parole al miele quando parla dell’ex Pupone. Col tempo però, Antonio litiga con l’ambiente, l’allenatore e rifiuta ogni proposta di rinnovo. A pochi mesi dalla scadenza di contratto, si fa avanti il Real Madrid appunto. E lui, a soli 23 anni, vola in Spagna per una cifra quasi irrisoria se paragonata al suo immenso talento: 5 milioni. Cassano è accolto al Bernabeu e dalla stampa spagnola con soprannome di “Gordito”. I chili di troppo, sotto la camiseta blanca oltretutto, sono evidenti. E se Ronaldo il fenomeno è il “Gordo” per eccellenza, Cassano non sembra, pronti via, il professionista per eccellenza.

Antonio mette piede in campo il 18 (questo numero che ritorna, lo stesso che indossava al momento del primo gol in Serie A contro l’Inter) gennaio durante una partita di Coppa del Re contro il Betis Siviglia. I Galacticos sono fermi sul risultato di 1-1 e nonostante l’immenso talento là davanti non riescono a trovare varchi per fare male. Serve qualcosa in più, un po’ di furbizia, di genialità, di astuzia negli ultimi metri. Tutte doti del buon Antonio, che solo tre minuti dopo il suo ingresso in campo, entra nel tabellino della partita: da un calcio di punizione sulla sinistra, nasce un campanile che sembra possa finire in modo innocuo tra le braccia del portiere del Betis. E’ in quel momento che Antonio agisce con astuzia: girato sempre verso la traiettoria del pallone si frappone tra lo stesso e l’estremo difensore, disturbandone l’intervento. Dopodiché raccoglie di petto una piccola carambola e, a porta praticamente sguarnita, piazza il pallone di sinistro all’angolino. Predestinato.

I titoloni del giorno dopo esaltano Cassano come nuovo luccicante talento del Madrid. Ci sono anche quelli che contestano la validità della rete, ma poco importa, l’importante “è che se ne parli”. Che si parli di Cassano, del suo talento e della sua genialità.

A distanza di tempo Cassano non ha mantenuto le promesse. Nessuna. Da Madrid passa alla Samp a parametro zero. Delle sue serate nella capitale spagnola ci penserà lui stesso a raccontarne qualche stralcio in futuro. Con i blucerchiati grandi giocate, bellissimi gol, assist al bacio al socio d’attacco Pazzini. Qualche sera di gloria anche in nazionale, con la numero 10, al fianco di un altro talento sprecato come Balotelli. Poco più. Troppo poco, Antonio. Ci hai illuso più di una volta. Quegli esordi li può fare solo un predestinato. Il destino era con te, Antonio. Ma ancora una volta hai fatto di testa tua. Con spensieratezza e tutte quelle altre doti che sembravano essere il tuo punto di forza ed invece ti si sono ritorte contro.

“Sono arrivato al Real Madrid senza avere la testa. Se avessi avuto la testa, sarei sulla Luna” dicesti, Antonio. Oggi col tuo addio mi sale un po’ di malinconia, ripenso a quelle sere che ci hai illuso. E penso cosa sarebbe stato se avessi avuto la testa.

 

 

 

 

 

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