Auguri Trap!

Il Trap è simbolo di schiettezza, di quell’italiano che quando è fuori dallo Stivale elabora lingue nuove, facendo a botte con tempi verbali e grammatica.

“Non dire gatto finchè non ce l’hai nel sacco”. Una frase che nella vostra vita avete sentito pronunciare da due persone: qualche parente anziano casuale e Giovanni Trapattoni. Il Trap ha segnato l’adolescenza di tanti, tantissimi ragazzi che nell’estate del 2002 erano con il naso attaccato alla televisione in barba al fuso orario coreano. Seguivano le gesta di quel Mondiale maledetto dove Moreno, entrato nello Zanichelli da stadio come sinonimo di “venduto”, guardavano Totti uscire con il rosso e proprio Trapattoni picchiare i pugni sulla panchina cercando la comprensione di due addetti che facevano spallucce davanti ad un arbitraggio assurdo. Un arbitraggio che avrebbe scatenato invasioni di campo ed una pioggia di “ti aspetto fuori” nei campi di provincia.
Davanti a Moreno ed Ahn non era bastata nemmeno l’acqua santa che il Trap spargeva prima della partita in cerca della benedizione del Dio Calcio: il diavolo Moreno era stato decisamente troppo forte quel giorno.
Il Trap è simbolo di schiettezza, di quell’italiano che quando è fuori dallo Stivale elabora lingue nuove, facendo a botte con tempi verbali e grammatica. Ma riuscendo comunque a farsi capire. Lo ricorda bene chi nel 1998 assistette alla sua conferenza stampa. Panchina del Bayern, una situazione non troppo favorevole con l’uscita dalla Champions e una serie di partite piuttosto sottotono. Il Trap è sotto pressione, sa che la panchina scotta e si lascia andare prendendosela con un suo giocatore. Accusa Strunz di essere la pecora nera della squadra, di non impegnarsi come il resto dei suoi compagni. Ma quello che resta nella mente di tutti, la parola che finisce su Mai dire Gol e sulla bocca di tutti è proprio quello “strunz”. Da giocatore tedesco ad insulto il passo è breve tanto che, ogni volta che gli azzurri trovano sulla propria strada la nazionale tedesca, il povero Strunz diventa, suo malgrado, uno degli epiteti più scontati destinati a Neuer e compagnia. E proprio la nazionale ha visto l’ultima avventura del Trap. Questa volta nessuna panchina su cui sedersi ma un microfono in cui commentare le partite dell’Italia. Commenti orgasmici che vanno dal “sì, sì, sì” al “La difesa maltese è come una spugna: si mette acqua, acqua, acqua e alla fine si perde l’acqua”. Auguri Trap: con oggi sono 77.

Articolo di: Nicolò Premoli

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