Bomber Paloschi. Storia di un’eterna sorpresa

La storia di Bomber Paloschi è semplice e speciale allo stesso tempo. Oggi Alberto è un Bomber di Provincia, come quelli che tanto amiamo e abbiamo amato nella nostra vita. Nel Chievo ha trovato la sua casa, e può mostrare le proprie doti in un ambiente perfetto per fare calcio senza eccessive pressioni. Segna regolarmente e si fa apprezzare per una voglia fuori dal comune che, dal primo giorno in cui si è presentato sui campi, lo ha fatto accostare a SuperPippo Inzaghi.

Paloschino non ha proprio cominciato con la Provincia. Inzaghi non è stato solo l’idolo da emulare e spiare dalla televisione. Pippo è stato, bensì, il compagno d’attacco all’esordio in Serie A. Siamo nel 2008, a 18 anni appena compiuti; aggregato in panchina per l’emergenza in attacco dei rossoneri; risultato bloccato sullo 0-0, a San Siro con il Siena, a metà secondo tempo. Questo è il contesto nel quale, una volta chiamato a sorpresa da Carletto Ancelotti, si prepara a esordire nel calcio dei grandi Alberto Paloschi.

Il calcio è pieno di grandi esordi. Poche settimane prima aveva timbrato con il gol la sua prima partita al Milan Alexandre Pato. Paloschi, però, sembra in quel pomeriggio la scelta irriverente di un allenatore che non sa più come risolvere una partita improvvisamente rivelatasi inestricabile.

Dentro il ragazzino dunque, e speriamo vada bene. 18 secondi dopo, Alberto spedisce in rete il primo pallone toccato in Serie A. Lancio alla cieca di Clarence Seedorf, movimento a eludere il fuorigioco e diagonale di controbalzo a filare il palo. Tutti impazziti, Ancelotti vicino alle lacrime.

Quel giorno, e in quelli a seguire, piovono interviste e paragoni. “Il Milan ha trovato il nuovo Inzaghi”, “è un predestinato”, “un tesoro anche per la Nazionale”. Sappiamo bene come funziona in questi casi. Quei 18 secondi, sospesi dal tempo, sono stati perfetti. Emergere in un Club come il Milan è tutt’altra cosa.

A fine stagione Paloschi passa al Parma, in Serie B, e raggiunge la promozione nella massima serie segnando 12 gol. Gli infortuni muscolari, però, lo attanagliano impedendogli di giocare con continuità. Alberto, poi, si sbatte più di tutti ma segna poco, non riuscendo più così a finire sotto le luci della ribalta come in quel perfetto pomeriggio milanese.

Dal Parma passa al Genoa nel 2011. In rossoblu sarà solo di passaggio. Il suo “senso del momento” appare, comunque, chiaro quando ribalta con una doppietta la partita contro la Roma, che finisce 4-3. A Marassi si vive una delle più emozionanti gare degli ultimi anni del nostro Campionato, e Paloschi incendia i tifosi con quel suo stile tanto istintivo e genuino di giocare ed esultare.

Poi, dopo l’ennesima estate passata tra voci di ritorno al Milan e voci su nuove comproprietà, trova la sua casa. Approda al Chievo nel 2011, per restarci fino a oggi. Gol, un brutto infortunio, tante partite e tutto quello che ha dentro sempre a disposizione. Ogni goccia di sudore finisce sull’erba, e quelle corse nervose dopo il gol ci dicono come in lui morda qualcosa dentro.

La Nazionale non è arrivata e non è una colonna del Milan, ma la gente lo ama comunque. Benedice e onora ogni minuto in cui può calcare un campo di Serie A ed è, per questo, uno dei migliori esempi per chi sogna di arrivare ai massimi livelli.

Ah! Ha timbrato anche ieri. Onore a Bomber Paloschi.

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