C’era un tamarro…il ritorno del Principe

Senza mezzi termini, un personaggio dal forte impatto sul nostro calcio. Si era presentato come un bizzoso e istintivo afro-tedesco dagli ondivaghi trascorsi in Bundes e Premier. Il suo profilo giovanile, per certi versi, è accostabile a quello di tanti giovani giocatori NBA, o di Ibra, con il quale condividerà la prima stagione al Milan.

Cresciuto, infatti, in un difficile quartiere della periferia di Berlino, Kevin-Prince mostra in campo una personalità inconfondibile, che ben testimonia la sue volontà di rivalsa e il suo amore per la sfida. Certamente, al contempo, non è facile per lui essere ben compreso a apprezzato a pieno.

Il bel Mondiale giocato con il Ghana nel 2010, convince il Milan a puntare su di lui. Il resto è una folgorazione. Grazie soprattutto alla forza e influenza trascinanti di Zlatan, deviante come lui, entra improvvisamente nel cuore dei tifosi. Il suo stile è ruvido, diretto e non accetta filtri. Un tamarro, che la gente non può che amare.

Il primo anno si conclude con lo Scudetto e l’ignorantissimo balletto, sullo stile dell’idolo Michael Jackson, nella serata di celebrazione a San Siro. Ma il fuoco che arde in Kevin è tanto abbagliante, quanto violento e veloce a consumarsi. Il Barcellona infrange i suoi sogni europei e la partenza di Ibra ne marca un po’ il destino. L’anno dopo, infatti, arriva la rottura.

I due episodi che segnano il distacco di Boateng dalla sua ormai nuova casa, arrivano proprio all’inizio della prima stagione senza lo svedese e i senatori. Prince si prende il 10 e, quasi immediatamente, verrà aspramente criticato per questa scelta. Poco più tardi sarà la volta dei noti fatti di razzismo di Busto Arsizio.

Questa, secondo la ricostruzione degli addetti ai lavori, è la goccia che spinge il Boa a fare ritorno a casa, in Germania, dove lo Schalke è pronto a riaccogliere un talento mai affermatosi a pieno nella patria natale. Qui il fuoco, però, sarà fatuo.

AC Milan v FC Internazionale - Berlusconi Trophy

Questo è il Prince giocatore. Il Prince tamarro, invece, ci ha regalato solo infinite gioie. Le sue esultanze super-ignoranti, successive a gol iper-ignoranti, hanno gasato la gente di San Siro senza un minimo senso. I suoi tagli di capelli da censura hanno fatto perdere il segnale a diverse smartcard di Sky e Premium. La sua arroganza senza fine gli ha permesso di agganciare una delle fighe simbolo della nostra giovane esistenza: quella ex-velina, già agli esordi scoutizzata, testata e approvata dal marchio di qualità “Bobo”, che tanto ci fa ancora sobbalzare sulla sedia a ogni accavallata.

Adesso è pronto a tornare, il Principe tamarro. La curiosità e lo stupore dell’inizio, ovviamente, non ci saranno più. I ritorni, soprattutto nel calcio, hanno questa controindicazione: appiattiscono. Lo spessore del personaggio non è però da sottovalutare. L’istinto calcistico e umano, che l’ha fatto amare col 27 e maledire con il 10, non può che essere intatto. Vedremo cosa accadrà col 72.

E poi…torna la Satta a San Siro. Olè!

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