Sarò il tuo Ciccio Cozza, vuoi essere la mia Reggina?

Un’icona, un simbolo, una bandiera. Eppure la sua carriera non è stata sempre amaranto.

Appena pensi a Ciccio Cozza, pensi alla Reggina. Pensi al suo amore per quella maglia, prima abbandonata (mai spontaneamente) e poi recuperata a più riprese. Come un legame indissolubile dal quale, appunto, non riesci a staccarti.

Gli anni magici di Cozza a Reggio Calabria si sono alternati. Dopo aver assaporato la Serie A con la casacca del Lecce, nel gennaio del 1999 Ciccio passa alla Reggina ed è subito tra i protagonisti della promozione della squadra di Reggio Calabria nella massima serie. In quella Reggina giocano talenti del calibro di Pirlo, Baronio; ma Cozza c’è ed è tra i punti di riferimento di quella rosa. Purtroppo la sua prima stagione in A è seriamente compromessa da una serie di infortuni. Gli amaranto retrocedono nello spareggio contro il Verona.

Cozza scende ancora in B. Ma la sua Reggina ci mette una sola stagione a ritornare tra i grandi. E anche grazie a lui.

Cozza diventa il capitano della Reggina nelle due stagioni a seguire.

Nella stagione 2004-2005 il Genoa bussa alla porta di Foti, che abbastanza frettolosamente decide di disfarsene. Il Grifone lo acquista per una cifra quasi irrisoria: 3 milioni di euro. “Fantasia al potere” titolano a Genova. Ma Ciccio lontano da Reggio Calabria non rende. Il Siena ne acquista la compartecipazione a gennaio. Va meglio nella città del Palio, ma ancora manca qualcosa. La qualità c’è per carità. Ma forse Ciccio non si sente realmente amato nel nuovo ambiente. Certamente Ciccio non si sente a proprio agio.

Il richiamo di Reggio Calabria è troppo forte. Torna alla Reggina, seppur in prestito, nel 2005 e si rende protagonista di una stagione memorabile: 9 reti in 32 partite e molti assist ai compagni. Cozza è il simbolo dell’ennesima salvezza color amaranto.

Il Siena, che detiene metà del suo cartellino, rimane incantato dalle prestazioni del trequartista. Riscatta interamente il suo cartellino e decide di dargli ancora una possibilità, lontano da Reggio Calabria. Cozza però non brilla: 3 reti in sole 18 gare. Una voce sembra richiamarlo da lontano: “Ciccio il tuo posto è qua”.

Cozza risponde a quella voce. Come un brasiliano lontano dalla patria, sembra soffrire la saudade di Reggio Calabria. Come Best a Manchester (paragone un po’ forte ma assolutamente esplicativo), Cozza sa che può dare il meglio di sé solo a casa. Lui non è uomo da passerelle come sua moglie, la bellissima Manila Nazzaro Miss Italia 1999. Lui riesce ad essere sé stesso solo a casa sua, metaforicamente in pigiama e pantofole sul divano. Non lo ingannano più con le sirene e i soldi dal nord, lontano da casa. Il suo posto è il Granillo.

Cozza torna ad indossare la 10 amaranto con la fascia da capitano. Punto di riferimento di una squadra che in attacco poteva disporre della classe di Amoruso e del suo alter-ego, l’altro Ciccio, Brienza. La squadra nonostante alcuni avvicendamenti in panchina, raggiunge il quindicesimo posto e la salvezza.

La stagione seguente però è un inferno. La Reggina cambia ancora tre volte l’allenatore (Orlandi, Pillon e ancora Orlandi). Non serve a nulla. Le partenze in estate di Aronica, Amoruso e Modesto, oltre ad una programmazione di mercato errata (a nulla servì l’arrivo di Corradi), stavolta condannano alla B il club di Foti.

Per Cozza è una mazzata tremenda: capitano di una squadra retrocessa. L’amore che non è riuscito a salvare. Non avrà nemmeno modo di rifarsi. Il contratto scaduto non viene rinnovato e lui sceglie la Salernitana per chiudere la carriera. Come se l’amata non l’avesse perdonato per quel dolore (retrocessione), dimenticando di colpo tutti i magnifici anni passati insieme.

La realtà è meno crudele. Chiusa la carriera in campo, Cozza ricomincia da assistente tecnico della Reggina già nel 2010. Dopo le esperienza a Catanzaro e a Pisa, Cozza torna di nuovo “a casa”, con l’incarico di responsabile tecnico della prima squadra. Ma amarsi troppo a volte può fare male: dopo 3 mesi, il 14 novembre 2014, Cozza decide di rassegnare le dimissioni: “Non sono l’uomo giusto”. In campo al Granillo dava il meglio di sé; elegante, fantasioso, spontaneo. Così, come ci sentiamo tutti noi con la nostra dolce metà. Forse non ha sentito lo stesso feeling con la sua amata, seduto su una panchina.
Cozza molto umilmente decide di ripartire dalla Serie D. Però non lontano da “casa”. Oggi allena il Reggio Calabria. E il Granillo non è poi così lontano…

 

 

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